Donald Trump è tornato a far parlare di sé rilanciando l’idea di acquistare la Groenlandia, definendo l’opzione “una grande operazione immobiliare”. Un’affermazione che riduce un territorio vasto quanto un continente e i suoi abitanti a un affare da real estate newyorkese. Eppure, nella visione del tycoon, presentare un’offerta — accompagnata da pressioni politiche e persino da velate minacce militari — sarebbe il modo giusto per convincere Danimarca e autorità locali di Nuuk. Da qui la domanda inevitabile: quanto vale davvero la Groenlandia? E il prezzo ipotizzato dagli Stati Uniti sarebbe congruo?
Il prezzo della Groenlandia nella storia
Secondo il Corriere della Sera, non sarebbe la prima volta che Washington prova a mettere le mani sull’isola. Il primo tentativo risale al 1868, subito dopo l’acquisto dell’Alaska dalla Russia: il segretario di Stato William Seward valutò l’idea di comprare Groenlandia e Islanda per 5,5 milioni di dollari, senza però formalizzare alcuna offerta. Più concreto fu il presidente Harry Truman nel 1946, quando propose alla Danimarca 100 milioni di dollari in oro, equivalenti oggi a circa 1,6 miliardi. Anche allora arrivò un secco rifiuto.
Ma quella valutazione appare ormai superata. Il think tank American Action Forum (Aaf) ha ricalcolato il valore dell’isola tenendo conto della crescita del Pil statunitense tra il 1946 e il 2025: secondo questa stima, un prezzo “aggiornato” sarebbe di circa 12,9 miliardi di dollari.
Miniere, petrolio e terre rare
Il valore della Groenlandia, però, non si esaurisce nel confronto storico. L’isola custodisce risorse naturali stimate in 4.400 miliardi di dollari: circa 1.700 miliardi tra petrolio e gas — la cui estrazione è vietata dal 2021 per ragioni ambientali — e 2.700 miliardi in metalli, comprese le preziose terre rare. Il problema è lo sfruttamento: infrastrutture carenti e scarsità di manodopera rendono difficile trasformare il potenziale in ricchezza reale.
Secondo l’Aaf, i giacimenti oggi concretamente sfruttabili avrebbero un valore di circa 186 miliardi di dollari, una cifra che potrebbe persino essere sottostimata. A questo si aggiunge una variabile decisiva: la geopolitica.
Ecco quanto costa la Groenlandia oggi
La Groenlandia occupa una posizione chiave nel mar Artico, un’area sempre più contesa da Stati Uniti, Russia e Cina con lo scioglimento dei ghiacci. Per questo, l’Aaf propone anche una valutazione “territoriale”: 1,38 milioni di dollari per chilometro quadrato, che porterebbero il prezzo complessivo a 2.760 miliardi di dollari. Una cifra enorme: circa il 9% del Pil americano e il 7% del debito pubblico.
Per fare un confronto storico, l’acquisto della Louisiana dalla Francia nel 1803 costò agli USA il 3% del Pil dell’epoca; la Florida, comprata dalla Spagna nel 1819, lo 0,68%; l’Alaska, rilevata dalla Russia, appena lo 0,09%; le isole Vergini, acquistate dalla Danimarca nel 1917, lo 0,04%.
Resta infine una questione politica e simbolica: chi dovrebbe essere pagato? Una domanda che pone altri interrogativi e aggiunge difficoltà a un affare che sembrava impensabile fino a poche settimane fa.






