Khartoum, 23 febbraio 2026 – La guerra civile in Sudan, iniziata nell’aprile 2023 tra le Forze di Supporto Rapido (RSF) e le Forze Armate Sudanesi (SAF), ha visto un’evoluzione cruciale con l’intensificarsi dell’uso dei droni. Questi dispositivi hanno trasformato radicalmente il conflitto, influenzando tattiche, strategie e il controllo del territorio, con gravi conseguenze per la popolazione civile.
Attacchi con droni e cambiamento dello scenario bellico
Dopo la caduta di Al-Fashir, le ostilità si sono concentrate soprattutto nel Kordofan Meridionale, dove le RSF hanno preso il controllo di Bara e intensificato gli attacchi su El Obeid. Negli ultimi mesi, gli attacchi con droni hanno colpito depositi di carburante, mercati e convogli in varie regioni, causando numerose vittime civili e ingenti danni infrastrutturali. In particolare, un raid nel febbraio 2026 su un mercato nel Kordofan Settentrionale ha provocato almeno 28 morti e decine di feriti. Ancora più tragico è stato il bombardamento di un asilo a Kalogi, nel Kordofan Meridionale, dove un attacco con droni delle RSF ha causato la morte di almeno 50 persone, di cui 33 bambini, secondo fonti mediche e conferma della Bbc.
Le SAF mantengono il controllo di oltre metà del territorio, inclusi Khartoum e Port Sudan, quest’ultima colpita per la prima volta da raid aerei a maggio 2025. Le RSF invece controllano gran parte del Sudan occidentale e centrale, incluso il Darfur e vaste zone del Kordofan.
Tecnologia dei droni e alleanze in Sudan
L’impiego dei droni è diventato un elemento chiave del conflitto. Inizialmente riservata alle SAF, l’arsenale aereo si è esteso alle RSF, che utilizzano anche droni kamikaze di fabbricazione cinese e serba, capaci di trasportare ordigni “muta” che esplodono senza preavviso acustico, incrementando il terrore tra la popolazione civile. Entrambe le fazioni ottengono sostegno militare da paesi esterni: SAF da Iran e Turchia, RSF dagli Emirati Arabi Uniti.
Questi sistemi rappresentano un’innovazione tattica in un contesto dove l’embargo sulle armi delle Nazioni Unite si è dimostrato inefficace a fermare il flusso di armamenti, inclusi droni, che alimentano le ostilità.
Impatto umanitario e crisi senza precedenti
L’uso sistematico dei droni ha amplificato la crisi umanitaria nel Paese. La capitale Khartoum ha subito oltre 440 raid documentati dall’inizio del conflitto, mentre attacchi come quello al mercato di Kalogi hanno mietuto numerose vittime innocenti. L’ONU stima che oltre 30 milioni di sudanesi necessitino di assistenza umanitaria, con tra 12 e 14 milioni di sfollati interni o rifugiati nei Paesi limitrofi. Le violenze comprendono anche atti di violenza sessuale, esecuzioni sommarie e assedi ai civili.
Il conflitto in Sudan, alimentato dalla guerra tra SAF e RSF guidate dal generale Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemetti, si conferma come uno dei più drammatici e dimenticati scenari di guerra contemporanei, con un uso dei droni che ha rivoluzionato la natura stessa delle operazioni militari e ha aggravato drammaticamente la sofferenza della popolazione civile.





