Londra, 21 gennaio 2026 – Nel corso del Question Time alla Camera dei Comuni, il Primo Ministro britannico Keir Starmer ha riaffermato con fermezza la posizione del Regno Unito riguardo alla controversia sulla Groenlandia, sottolineando che né lui né la Gran Bretagna si piegheranno alle pressioni degli Stati Uniti, tra cui i recenti dazi imposti dall’amministrazione Donald Trump.
Starmer risponde a Trump su Groenlandia e Chagos
Durante il dibattito parlamentare, Starmer ha criticato apertamente il presidente statunitense Trump, pur evitando di entrare nei dettagli di un recente colloquio telefonico tra i due dopo l’annuncio delle tariffe doganali americane. Il Primo Ministro ha respinto con decisione qualsiasi tentativo di pressione, affermando che il futuro della Groenlandia spetta esclusivamente alla Groenlandia stessa e al Regno di Danimarca.
Starmer ha altresì contestato le dure parole di Trump sulla restituzione delle Isole Chagos a Mauritius, avvenuta lo scorso anno, definendo gli attacchi del presidente americano come tentativi di aumentare la pressione sul Regno Unito in merito alle dispute sulla Groenlandia. Nel 2025, Londra ha formalizzato l’accordo che prevede la cessione dell’arcipelago a Mauritius, mantenendo però l’uso della base militare strategica di Diego Garcia per almeno 99 anni, in accordo con gli Stati Uniti.
In tale contesto, il leader laburista ha anche polemizzato con la leader dell’opposizione conservatrice, Kemi Badenoch, che ha espresso contemporaneamente sostegno a Starmer sulla Groenlandia e condivisione delle critiche di Trump sull’accordo Chagos.
Un equilibrio delicato nelle relazioni transatlantiche
Nonostante le tensioni, Starmer ha escluso una rottura con Washington, definendo il rapporto con gli Stati Uniti «vitale per la sicurezza dell’Occidente», soprattutto alla luce delle minacce poste dalla Russia di Vladimir Putin e della necessità di garantire la stabilità in Ucraina. Il Primo Ministro ha respinto anche le richieste del leader liberaldemocratico Ed Davey di rafforzare le alleanze con altri Paesi occidentali come Francia e Canada a discapito della tradizionale «relazione speciale» con gli Stati Uniti.
Il giorno seguente, è prevista a Londra la visita della premier danese, un segnale dell’impegno di Gran Bretagna e Danimarca a mantenere una linea comune nella gestione della questione groenlandese, che resta uno dei temi più delicati nell’agenda internazionale.
La controversia internazionale si inserisce in un quadro geopolitico complesso, caratterizzato da una crescente assertività degli Stati Uniti nella regione artica e dalle reazioni europee a quella che viene percepita come una forma di pressione economica e politica da parte di Washington. La decisione americana di imporre dazi contro alcuni Paesi europei, incluso il Regno Unito, e la contestuale minaccia di annessione della Groenlandia, hanno già suscitato una forte risposta diplomatica da parte di Bruxelles e dei partner atlantici.
In questo scenario, il governo di Starmer appare determinato a difendere con fermezza i principi di sovranità e rispetto dei valori internazionali, rinunciando a cedere di fronte a strategie che, a suo giudizio, risultano controproducenti e lesive degli interessi britannici e dei suoi alleati.






