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Home Esteri

Spagna, Sanchez: “Nessun supporto dalle nostre basi a Israele e Usa”

Il rifiuto di Madrid all’uso delle basi militari in Andalusia per l’operazione contro l’Iran scatena la reazione di Trump e accende il dibattito politico europeo

by Giacomo Camelia
4 Marzo 2026
Pedro Sanchez, il premier spagnolo

Pedro Sanchez, il premier spagnolo | Photo by Borja Puig de la Bellacasa - alanews.it

Madrid, 4 marzo 2026 – Continua a tenere banco lo scontro diplomatico tra Spagna e Stati Uniti in seguito al rifiuto categorico dell’esecutivo spagnolo guidato da Pedro Sanchez di autorizzare l’uso delle basi militari in Andalusia per un’operazione militare congiunta contro l’Iran, proposta da Washington e Tel Aviv. Le tensioni si sono acuite dopo che l’ex e attuale presidente statunitense Donald Trump ha lanciato dure minacce di embargo commerciale contro Madrid, definendola un partner “terribile”.

Il no spagnolo e la reazione di Trump

Il presidente degli Stati Uniti, tornato in carica nel 2025, ha espresso senza mezzi termini il suo disappunto durante un incontro all’Ufficio Ovale con il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Trump ha dichiarato che Washington intende “tagliare ogni rapporto commerciale con la Spagna” a causa della sua “reazione ostile” e del rifiuto di aumentare la spesa militare al 5%, pur sottovalutando l’incremento significativo già raggiunto da Madrid, che ha quasi raddoppiato il proprio budget difensivo fino al 2% del PIL. In particolare, Trump ha stigmatizzato il rifiuto di Sanchez di consentire l’utilizzo delle basi di Morón de la Frontera e Rota per l’attacco.

Il presidente americano ha ribadito la presunta libertà degli Stati Uniti nell’usare le proprie basi militari, ma ha annunciato il congelamento dell’accesso alle infrastrutture spagnole per motivi politici, definendo la Spagna un “partner commerciale senza interesse” per Washington.

La posizione di Pedro Sanchez e la solidarietà europea

Il premier spagnolo, al World Mobile Congress di Barcellona, ha chiaramente condannato l’intervento militare, affermando: “Si può essere contrari al regime iraniano e nello stesso tempo opporsi a un intervento militare ingiustificato, pericoloso e contrario al diritto internazionale”. La ministra della Difesa Margarida Robles ha confermato la linea del governo, escludendo l’utilizzo delle basi spagnole per operazioni contro l’Iran.

In risposta alle minacce di Trump, il governo Sanchez ha ribadito attraverso un comunicato ufficiale che la Spagna è un “partner commerciale affidabile per 195 paesi, inclusi gli Stati Uniti”, e ha sottolineato che eventuali modifiche ai rapporti commerciali dovranno rispettare “l’autonomia delle imprese private, il diritto internazionale e gli accordi bilaterali tra UE e Stati Uniti”.

La Commissione europea, da parte sua, ha assicurato la piena tutela degli interessi dell’Unione, sottolineando l’importanza di mantenere solidi legami economici e politici con Madrid.

Tensioni interne e attacchi dall’opposizione

L’opposizione spagnola, rappresentata dal Partito Popolare e dal suo leader Alberto Núñez Feijóo, ha preso le difese di Trump e del premier israeliano Netanyahu, accusando Sanchez di “fallimento” e di mettere in pericolo gli interessi nazionali con una “falsa equidistanza” tra Iran e Stati Uniti.

Anche il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha criticato duramente Madrid, insinuando che la posizione spagnola possa essere interpretata come un sostegno a Hamas e al regime iraniano, provocando ulteriori tensioni diplomatiche.

Tags: IsraelePedro Sanchezprima paginaStati Uniti

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