Si è risvegliata dopo tre settimane di coma con immagini ancora nitide negli occhi e accuse precise da mettere nero su bianco. Rose ha 18 anni ed è una delle sopravvissute all’incendio del disco-bar Le Constellation di Crans-Montana, una tragedia che ha causato 40 morti e oltre cento feriti gravi. Dal letto dell’ospedale di Liegi, dove è ricoverata, racconta quella notte e punta il dito contro la proprietaria del locale, Jessica Moretti, convinta che l’incendio avrebbe potuto essere fermato nei primi istanti.
Le accuse rivolte a Jessica Moretti
Secondo la giovane, nel momento cruciale ci sarebbe stata una sola persona in grado di intervenire. Rose sostiene che l’unico estintore disponibile fosse posizionato dietro il bancone, in un’area non accessibile ai clienti. Per questo, afferma, solo la titolare avrebbe potuto usarlo per spegnere le fiamme all’inizio del rogo. “Non c’era nessun altro dipendente visibile”, racconta, ribadendo che Jessica Moretti sarebbe stata l’unica presente in grado di agire.
“Piangeva per il bar, non per i feriti”
Nel racconto di Rose non c’è solo l’assenza di un intervento immediato, ma anche quella che definisce una totale mancanza di aiuto verso chi era rimasto ferito. La ragazza dice che la proprietaria non avrebbe chiesto nulla sulle condizioni delle persone coinvolte. L’immagine che più l’ha colpita, e che continua a ripetere, è quella di Moretti in lacrime davanti al bancone, mentre dietro di lei si accumulavano i feriti.
I primi istanti dell’incendio a Crans-Montana
Rose ricorda di essere stata tra le prime ad accorgersi delle fiamme, notando il fuoco che si stava propagando sul soffitto. Racconta che l’incendio si sarebbe sviluppato in modo rapidissimo, in circa 50 secondi. Dopo aver visto le fiamme, sarebbe risalita al piano superiore per avvertire gli altri clienti, urlando che c’era un incendio. Ma, spiega, molte persone non avrebbero compreso la gravità della situazione, perché dal piano di sopra non era possibile vedere cosa stava accadendo sotto.
Caos, un’unica uscita e la fuga dalla finestra
Nel suo racconto, il panico sarebbe esploso anche a causa della struttura del locale. Rose parla della presenza di una sola scala e di un’unica uscita, l’ingresso principale, che in pochi istanti si sarebbe intasato per la calca. Lei stessa dice di essere riuscita a salvarsi solo passando da una finestra, rotta dall’esterno, quando ormai l’uscita principale era diventata impraticabile.
La cauzione e i presunti rischi del locale
La giovane sopravvissuta esprime anche indignazione per la decisione di rilasciare Jacques e Jessica Moretti il pagamento di una cauzione da 200mila franchi svizzeri, giudicata sproporzionata rispetto alla gravità della tragedia. Nel suo racconto tornano anche altri elementi che ritiene critici: estintori non accessibili al pubblico, arredi in legno e l’uso di materiali facilmente infiammabili all’interno del disco-bar.
La lunga riabilitazione di Rose
Per Rose, però, la battaglia non è solo giudiziaria. Il ritorno alla vita quotidiana è lento e doloroso. Ricoverata a Liegi dopo il trasferimento dalla Svizzera, racconta di non riuscire a usare le mani e di non poter camminare da sola. Le medicazioni sono molto dolorose e le ustioni hanno colpito anche il viso. Per uno o due anni dovrà indossare guanti protettivi e non potrà esporsi al sole.
Le ferite invisibili della tragedia di Crans-Montana
Oltre ai segni fisici, restano quelli psicologici. Rose dice che gli incubi sono costanti: rivede le fiamme, sente le urla, ricorda i corpi stesi in strada e l’immagine di un soccorritore intento a praticare un massaggio cardiaco. Scene che, per ora, non riesce a cancellare e che continuano a riportarla a quella notte a Crans-Montana.
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