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Sanchez propone di introdurre il diritto all’aborto nella costituzione spagnola. C’è un precedente

Il primo ministro della Spagna ha spiegato che l’obiettivo è evitare la diffusione di notizie prive di fondamento e garantire che le informazioni sull’aborto siano sempre basate su evidenze scientifiche

by Alessandro Bolzani
3 Ottobre 2025
Il premier spagnolo Pedro Sanchez

Il premier spagnolo Pedro Sanchez | Shutterstock - @Oscar Gonzalez Fuentes

Il primo ministro Pedro Sanchez ha annunciato la volontà di portare in Congresso una riforma costituzionale che renda il diritto all’aborto esplicitamente tutelato nella Carta. L’iniziativa nasce dopo che il partito di estrema destra Vox, con l’appoggio del Partito Popolare nel comune di Madrid, ha approvato una mozione che obbliga le donne a ricevere informazioni sui presunti effetti di una “sindrome post aborto”, una condizione che la comunità scientifica non riconosce come reale.

Sanchez ha spiegato che l’obiettivo è evitare la diffusione di notizie prive di fondamento e garantire che le informazioni sull’aborto siano sempre basate su evidenze scientifiche, supportate da istituzioni come l’Organizzazione Mondiale della Sanità o l’Associazione Americana di Psichiatria. Con questa riforma, la Spagna diventerebbe il secondo Paese europeo, dopo la Francia, a inserire il diritto all’aborto in Costituzione.

Il percorso parlamentare e le difficoltà politiche

Per approvare la modifica costituzionale servirà una maggioranza qualificata dei due terzi alla Camera. Questo significa che il governo progressista dovrà ottenere anche il sostegno del Partito Popolare, diviso sul tema. Negli ultimi mesi, infatti, il leader dei popolari Alberto Núñez Feijóo aveva manifestato l’intenzione di non affrontare la questione a livello politico, ma la decisione del Pp di appoggiare la mozione di Vox a Madrid ha creato forti polemiche, anche all’interno dello stesso partito.

Il sindaco della capitale, José Luis Martínez-Almeida (Pp), ha dovuto correggere la linea iniziale, chiarendo che la “sindrome post aborto” non ha alcuna base scientifica e che eventuali informazioni su questo tema saranno fornite solo in modo facoltativo alle donne che scelgono di interrompere la gravidanza.

L’evoluzione della normativa spagnola sull’aborto

Il diritto all’aborto in Spagna ha radici nella sentenza della Corte costituzionale del 1985, che ne ha sancito la depenalizzazione. Nel 2014 l’allora ministro della Giustizia Alberto Ruiz Gallardón (Pp) aveva tentato di limitare i presupposti per l’accesso all’Ivg, ma il progetto fu ritirato tra le proteste e lo stesso ministro si dimise. La scelta di Sanchez, dunque, punta a blindare definitivamente un diritto che in passato è stato più volte rimesso in discussione.

Diritto all’aborto in costituzione, il precedente francese

La proposta spagnola arriva pochi mesi dopo la decisione della Francia, che il 4 marzo 2024 è diventata il primo Paese al mondo a inserire in Costituzione un riferimento esplicito al diritto all’aborto. L’emendamento ha modificato la Carta del 1958, garantendo alle donne la libertà di interrompere una gravidanza. La votazione a Versailles, con 780 favorevoli e 72 contrari, è stata salutata da un’ovazione in aula e celebrata simbolicamente con la scritta “My Body My Choice” illuminata sulla Torre Eiffel.

Il presidente Emmanuel Macron ha definito la riforma “un motivo di orgoglio francese” e “un messaggio universale”. La scelta è stata spinta anche dagli eventi negli Stati Uniti, dove nel 2022 la Corte Suprema ha cancellato la sentenza Roe v. Wade, restituendo ai singoli Stati la possibilità di vietare l’aborto. In Francia, secondo i sondaggi, l’85% dei cittadini era favorevole alla modifica costituzionale, benché la legge del 1975 avesse già reso l’aborto legale e le successive riforme avessero progressivamente ampliato l’accesso alla procedura.

Tra sostegno e critiche

La riforma francese è stata accolta positivamente da gruppi femministi e associazioni per i diritti, che hanno visto in essa una garanzia contro possibili arretramenti futuri. Allo stesso tempo, il Vaticano e i movimenti anti-aborto hanno ribadito la loro contrarietà, sostenendo che non può esistere un “diritto a sopprimere una vita”.

In Spagna, il dibattito si annuncia altrettanto acceso: se la proposta di Sanchez venisse approvata, il Paese si affiancherebbe alla Francia nel riconoscere l’aborto come diritto fondamentale costituzionale, rafforzando così le tutele per le donne e limitando il margine di intervento delle forze politiche contrarie.

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Tags: AbortoPedro SanchezSpagna

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