Bruxelles, 22 marzo 2026 – Un gruppo di 22 Paesi, in gran parte membri della NATO, ha risposto alla chiamata degli Stati Uniti per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz, una delle vie marittime più strategiche al mondo. A riferirlo è stato il segretario generale della NATO, Mark Rutte, nel corso di un’intervista rilasciata a Fox News. Tra i Paesi coinvolti, oltre agli alleati europei, figurano anche nazioni asiatiche come il Giappone e la Corea del Sud, nonché il Bahrein, evidenziando una coalizione internazionale ampia e composita.
Rutte e la sicurezza dello Stretto di Hormuz
Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha spiegato che l’obiettivo della coalizione è di assicurare una riapertura rapida e sicura dello Stretto di Hormuz, attualmente teatro di tensioni crescenti dovute al conflitto tra Stati Uniti e Iran. “Da giovedì un gruppo di 22 Paesi si è riunito per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz e facilitarne la riapertura il prima possibile”, ha dichiarato Rutte, sottolineando come questa risposta internazionale sia arrivata direttamente “su chiamata di Donald Trump”.
Nonostante le recenti critiche di Trump rivolte agli alleati della NATO, definendoli “codardi”, Rutte ha evitato di entrare nel merito dello scontro, concentrandosi invece sull’unità mostrata dalla coalizione in risposta alle sfide regionali. La composizione del gruppo, che comprende sia Paesi occidentali che asiatici e del Medio Oriente, riflette l’importanza strategica e globale dello Stretto.
Il contesto internazionale e la posizione europea
Il ruolo della coalizione annunciata da Rutte si inserisce in un contesto geopolitico particolarmente teso. Negli ultimi mesi, gli Stati Uniti hanno intensificato le azioni militari e diplomatiche contro l’Iran, con Donald Trump che ha più volte annunciato una linea dura, incluso il rifiuto di negoziati e la richiesta di una “resa incondizionata” da parte di Teheran. Le tensioni si sono tradotte in attacchi e contro-raid nella regione, con coinvolgimenti in Bahrein, Iraq, e altre aree strategiche.
Parallelamente, l’Unione Europea ha scelto una posizione più cauta e distaccata. Dopo una riunione dei ministri degli Esteri europei a Bruxelles, l’Alta rappresentante UE Kaja Kallas ha confermato che non vi è alcuna intenzione di modificare il mandato della missione Aspides, attualmente impegnata nel Mar Rosso, per estenderla allo Stretto di Hormuz. “L’Europa non farà parte di questa guerra, la situazione non è chiara e non vogliamo essere coinvolti”, ha affermato Kallas, ribadendo la volontà dei Paesi membri di evitare un coinvolgimento militare diretto nella crisi.






