Budapest, 5 gennaio 2026 – Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha espresso oggi una serie di considerazioni sulle dinamiche internazionali che coinvolgono gli Stati Uniti, la Russia e il Venezuela, delineando una visione critica e pragmatica del nuovo ordine mondiale in fase di definizione.
Le posizioni di Orban su Putin, Usa e Venezuela
In una conferenza stampa tenutasi a Budapest, Orban ha escluso la possibilità di una visita imminente di Vladimir Putin in Ungheria, sottolineando che al momento “le relazioni bilaterali non richiedono nuovi incontri personali”. Il premier ha ricordato che tutte le questioni erano già state discusse durante la sua recente visita a Mosca. Tuttavia, ha ribadito la disponibilità del governo ungherese a ospitare un eventuale incontro fra Russia e Stati Uniti, evidenziando come l’Ungheria rappresenti uno dei pochi Paesi occidentali senza ostacoli legali alla visita di Putin.

Rispondendo a una domanda sul parallelo tra l’azione degli Stati Uniti in Venezuela e l’invasione russa in Ucraina, Orban ha definito tali paragoni “pericolosi” e ha precisato che le due situazioni sono “completamente diverse”. Ha inoltre affermato che, qualora si aprisse una questione relativa alla Groenlandia — territorio danese e pertanto membro Nato come gli Usa — l’Ungheria prenderà posizione.
Sul tema dell’azione degli Stati Uniti in Venezuela, Orban ha dichiarato che essa rappresenta una manifestazione del nuovo ordine mondiale e un “nuovo linguaggio” destinato a essere oggetto di ulteriori discussioni. Il premier ha inoltre sostenuto che l’era dell’ordine mondiale liberale è conclusa, lasciando spazio a un’epoca dominata dalle nazioni. Orban ha evidenziato l’importanza strategica del Venezuela e degli Stati Uniti, che insieme controllano il 40-50% delle riserve mondiali di petrolio, e ha previsto un possibile miglioramento della situazione nel mercato energetico globale grazie al controllo statunitense del petrolio venezuelano, definendo ciò “una buona notizia”.
Le posizioni di Orbán, pur riflettendo un approccio nazionalista e pragmatismo politico, appaiono in linea con la complessità degli equilibri attuali, in cui le potenze globali ridefiniscono strategie e alleanze in risposta alle nuove sfide geopolitiche.






