Roma, 10 gennaio 2026 – In una recente videointervista all’Economist, rilanciata oggi dalla testata israeliana YNet, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha lanciato un duro avvertimento all’Iran, sottolineando che un eventuale attacco da parte di Teheran comporterebbe “conseguenze terribili”.
Netanyahu e la minaccia iraniana
Durante l’intervista, Netanyahu ha affermato che potrebbe essere giunto il momento per il popolo iraniano di assumersi la responsabilità del proprio destino, evidenziando come le rivoluzioni si realizzino meglio dall’interno del Paese. Ha inoltre ribadito che, qualora l’Iran dovesse attaccare Israele, Tel Aviv reagirà con forza, senza esitazioni. Questo monito si inserisce nel contesto di un’escalation militare che vede Israele e USA impegnati in attacchi mirati contro infrastrutture nucleari iraniane, come avvenuto nel giugno scorso con l’operazione congiunta che ha colpito tre siti nucleari iraniani, evento che ha ulteriormente aggravato le tensioni nella regione.
Netanyahu ha anche anticipato una possibile evoluzione nella politica di difesa israeliana, dichiarando la volontà di interrompere entro un decennio gli aiuti militari statunitensi. “Abbiamo sviluppato capacità incredibili e la nostra economia, che raggiungerà un trilione di dollari entro dieci anni, non è più piccola”, ha spiegato.

Il conflitto e le controversie sul campo
Il premier ha evitato di rispondere alle domande relative all’espansione degli insediamenti in Cisgiordania e alle richieste di annessione di Giudea e Samaria, questioni delicate all’interno del suo governo. Riguardo alle critiche internazionali sulle vittime civili nella Striscia di Gaza, Netanyahu ha dichiarato che Israele ha agito con “norme morali”, cercando di evitare bombardamenti indiscriminati. Ha precisato che il rapporto tra combattenti e civili uccisi è inferiore rispetto a conflitti analoghi come quelli di Mosul e Falluja.
Ha inoltre respinto le accuse di crimini di guerra e ha difeso l’operato delle Forze di Difesa israeliane (IDF), sottolineando la necessità di tutelare la sicurezza dei giornalisti a Gaza, pur ammettendo che sarebbe opportuno consentire un maggiore accesso della stampa nella regione. Netanyahu ha infine osservato che una cessazione dei combattimenti potrebbe ridurre l’attenzione mediatica internazionale, spesso, a suo dire, caratterizzata da una narrazione “orribile e completamente falsa”.
Parallelamente, l’agenzia Human Rights Activists News Agency ha aggiornato il bilancio delle vittime delle proteste in Iran, salito a 65, con oltre 2.300 arresti, segnalando una crescente instabilità interna nel Paese. Le proteste si concentrano soprattutto fuori Teheran, nelle province di Chaharmahal e Bakhtiari, Ilam, Kermanshah e Fars.
Il quadro complessivo evidenzia un Medio Oriente attraversato da tensioni acute, con un conflitto che coinvolge direttamente Israele, Iran e Stati Uniti, e che continua a suscitare preoccupazione a livello internazionale.






