Dopo la morte dell’ayatollah Ali Khamenei, l’Iran volta pagina e affida la guida del Paese al figlio secondogenito, Mojtaba Khamenei. La decisione, secondo quanto riferito dall’emittente Iran International, sarebbe maturata in una riunione virtuale dell’Assemblea degli Esperti, sotto la pressione determinante dei Pasdaran. Un passaggio di potere che apre una fase nuova e controversa nella Repubblica islamica.
Mojtaba Khamenei: una nomina tra tensioni e pressioni militari
L’elezione si sarebbe svolta online, dopo l’attacco che ha colpito la sede religiosa di Qom e che ha provocato la morte della Guida Suprema. In un clima segnato dall’emergenza e dall’instabilità, l’Assemblea degli Esperti avrebbe scelto Mojtaba come successore, con il sostegno decisivo del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.
Le Guardie Rivoluzionarie, pilastro militare ed economico del sistema iraniano, avrebbero così orientato la successione in un momento di vuoto di potere, rafforzando ulteriormente il proprio peso negli equilibri interni.
Dalla guerra con l’Iraq ai seminari di Qom: ecco chi è Mojtaba Khamenei
Nato a Mashhad nel settembre 1969, Mojtaba Khamenei ha partecipato come volontario alla guerra Iran-Iraq tra il 1987 e il 1988. Nel 1999 ha proseguito gli studi religiosi a Qom per intraprendere la carriera clericale.
Da anni considerato il figlio più influente di Ali Khamenei, era indicato come possibile successore già da tempo. Secondo ricostruzioni pubblicate in passato da Iran International, la sua designazione sarebbe stata preparata con largo anticipo, nonostante le resistenze legate all’ipotesi di una successione dinastica in un sistema nato dalla rivoluzione che rovesciò la monarchia dello scià.
Il sostegno ad Ahmadinejad e i legami con i Pasdaran
Pur mantenendo un profilo meno carismatico rispetto al padre, Mojtaba è ritenuto figura chiave nei meccanismi interni del potere. Nel 2005 e nel 2009 avrebbe sostenuto apertamente l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, con un ruolo ritenuto da alcuni osservatori determinante soprattutto nella controversa rielezione del 2009.
I suoi rapporti con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione e con la milizia paramilitare Basij sono considerati solidi e strutturali. Questa rete di alleanze gli avrebbe consentito di consolidare influenza politica e controllo su rilevanti circuiti finanziari.
L’ombra dell’impero immobiliare globale
A pesare sulla sua figura sono anche le inchieste internazionali sui presunti patrimoni accumulati all’estero. Un’indagine di Bloomberg ha descritto un vasto impero immobiliare riconducibile alla sua cerchia, con proprietà nel Regno Unito e in altri Paesi occidentali per un valore stimato superiore ai 100 milioni di sterline solo sul territorio britannico.
Tra gli immobili figurerebbe una villa su The Bishops Avenue a Londra, la cosiddetta “Billionaire’s Row”, oltre a hotel di lusso e proprietà tra Germania, Spagna, Canada e Francia. Nessun bene risulta formalmente intestato a Mojtaba Khamenei, il cui nome non compare nei documenti ufficiali.
Figura centrale nell’architettura finanziaria sarebbe il banchiere iraniano Ali Ansari, indicato come intermediario chiave e sanzionato da Londra nell’ottobre 2025 per presunti legami finanziari con i Pasdaran.
Già nel 2019 il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti aveva imposto sanzioni contro Mojtaba Khamenei, misure che tuttavia – secondo le ricostruzioni giornalistiche – non avrebbero fermato l’espansione degli investimenti immobiliari, favorita dalle lacune nei sistemi occidentali di trasparenza sulla proprietà effettiva.






