Nel giro di poche ore, la morte di Renee Nicole Good, osservatrice legale uccisa a colpi d’arma da fuoco da un agente dell’ICE a Minneapolis, si è trasformata in uno dei casi simbolo della frattura politica e sociale negli Stati Uniti. Alla tragedia si è aggiunto un fenomeno parallelo che ha incendiato il dibattito pubblico: la nascita di due campagne di raccolta fondi contrapposte, una a favore della famiglia della vittima, l’altra in sostegno dell’agente che ha sparato.
La doppia mobilitazione online dopo la sparatoria
Subito dopo l’uccisione della 37enne Renee Good, sono apparse in rete iniziative di crowdfunding con finalità diametralmente opposte. Da un lato, una raccolta fondi per i familiari della donna, che ha rapidamente superato 1,5 milioni di dollari. Dall’altro, una campagna a favore dell’agente dell’ICE coinvolto nella sparatoria, che in pochi giorni ha raccolto centinaia di migliaia di dollari.
La raccolta fondi per l’agente dell’ICE
La campagna pro-agente ha assunto fin dall’inizio toni fortemente polemici. Sulla pagina vengono attaccati i media tradizionali, Renee Good viene definita una “terrorista domestica” e l’azione dell’agente viene descritta come “totalmente giustificata al 1000 per cento”. Questa narrazione ha attirato migliaia di sostenitori e un flusso costante di donazioni.
Il ruolo di Bill Ackman e l’esplosione delle donazioni
Tra gli oltre 8.000 donatori figura anche il miliardario Bill Ackman, fondatore di Pershing Square Capital Management, che ha versato 10.000 dollari. Alla data del 12 gennaio, il totale della raccolta aveva raggiunto 374.553 dollari, con un’ulteriore donazione anonima da 5.000 dollari tra le più consistenti. Secondo Forbes, il patrimonio personale di Ackman è stimato in circa 9,3 miliardi di dollari.
Le motivazioni pubbliche di Ackman
In un messaggio pubblicato su X l’11 gennaio, Ackman ha spiegato il suo gesto richiamandosi al principio di presunzione di innocenza. Ha definito l’intera vicenda una tragedia, parlando di un agente che stava svolgendo il proprio lavoro e di una manifestante che, a suo avviso, non intendeva provocarne la morte ma le cui azioni avrebbero avuto conseguenze fatali. Ha inoltre sottolineato la necessità di affrontare insieme le profonde divisioni che attraversano il Paese.
Chi ha creato la campagna a favore dell’agente Ross
La raccolta fondi è stata avviata il 9 gennaio da Clyde Emmons, residente a Mount Forest, Michigan. Emmons ha dichiarato di non conoscere personalmente l’agente Jonathan Ross, ma di aver voluto comunque organizzare l’iniziativa per sostenerlo.

Ross, secondo documenti ottenuti da USA Today, è un veterano dell’esercito statunitense con missioni in Iraq alle spalle e anni di esperienza professionale.
L’obiettivo della raccolta: la possibile difesa legale
Sulla pagina della campagna, Emmons spiega che i fondi servirebbero ad assistere Ross in un’eventuale difesa legale. Secondo quanto scritto, l’agente sarebbe stato pienamente legittimato a sparare e meriterebbe il sostegno pubblico per aver agito, a suo giudizio, nel modo corretto.
La posizione di GoFundMe e la revisione delle campagne
La piattaforma GoFundMe, con sede a Redwood City, in California, ha confermato il 12 gennaio che il proprio team Trust & Safety sta esaminando tutte le raccolte fondi legate alla sparatoria di Minneapolis. L’azienda ha precisato che durante la revisione i fondi restano bloccati e custoditi dai circuiti di pagamento.
Le regole della piattaforma sulle cause violente
Nei termini di servizio di GoFundMe è vietato raccogliere fondi per la difesa legale di persone formalmente incriminate per reati violenti. La società ha ribadito che qualunque campagna risultasse in violazione di queste norme verrà rimossa. Alla mattina del 12 gennaio, la raccolta per Ross non risultava ancora verificata.
Le proteste dopo la morte di Renee Good
La morte di Renee Good, ripresa in video da alcuni testimoni, ha innescato manifestazioni di protesta a Minneapolis e in numerose altre città americane. Autorità locali e statali hanno respinto la versione dell’amministrazione Trump, secondo cui l’agente avrebbe agito per legittima difesa.
La presa di posizione del sindaco di Minneapolis
Il sindaco Jacob Frey e altri leader locali hanno chiesto apertamente il ritiro dell’ICE dalla città e dallo Stato del Minnesota. In una dichiarazione diffusa lo stesso giorno della sparatoria, Frey ha affermato che la presenza degli agenti federali sta destabilizzando la comunità e aumentando l’insicurezza, ribadendo il pieno sostegno alle comunità di immigrati e rifugiati.
La questione giudiziaria: l’agente dell’ICE può essere incriminato?
Alcuni parlamentari hanno chiesto l’arresto di Jonathan Ross, ma al 12 gennaio non risultava ancora alcuna imputazione formale. Il Dipartimento di Giustizia non ha annunciato se procederà con accuse penali, e le dichiarazioni di alti funzionari della Casa Bianca contrari a un’incriminazione rendono una prosecuzione federale estremamente improbabile.
Le valutazioni degli esperti legali
Secondo Neama Rahmani, ex procuratore federale, le prese di posizione del presidente, del vicepresidente e del segretario alla Sicurezza interna a favore della tesi della legittima difesa rendono quasi nullo lo scenario di un processo federale. In questo contesto, eventuali sviluppi giudiziari restano complessi e politicamente sensibili.
Per approfondire: Chi era Renee Nicole Good, la donna uccisa dall’ICE a Minneapolis






