Minneapolis, 25 gennaio 2026 – Una gelida ondata di freddo ha temporaneamente interrotto le proteste scoppiate a Minneapolis in seguito all’omicidio di Alex Pretti, un infermiere di terapia intensiva ucciso da agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice). La tensione nella città del Minnesota rimane alta, mentre emergono nuovi dettagli e testimonianze sulla dinamica della tragica sparatoria.
L’ondata di gelo ferma le proteste a Minneapolis
Le manifestazioni di protesta proseguivano da ore nel quartiere di Minneapolis dove Alex Pretti è stato ucciso, attirando migliaia di persone. Secondo gli inviati della Bbc, il diffondersi di una tempesta di freddo estremo con temperature scese fino a -23 gradi Celsius ha costretto i manifestanti a disperdersi.
Nonostante la pausa forzata dal gelo, le tensioni restano palpabili. I manifestanti chiedono verità e giustizia, mentre la città continua a fare i conti con un clima di forte divisione e scontri fra forze dell’ordine federali e la popolazione locale. Migliaia di persone hanno partecipato a veglie e manifestazioni, portando candele e cartelli per ricordare Alex Pretti e denunciare la violenza degli agenti Ice.
Contraddizioni sui fatti: testimonianze e immagini video
L’omicidio di Alex Pretti ha scatenato una serie di polemiche e contraddizioni riguardo alla dinamica dell’evento. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti ha sostenuto che Pretti fosse armato con una Sig Sauer P320 calibro 9 mm, un modello di pistola comune tra le forze dell’ordine, inclusi gli agenti Ice. Tuttavia, non è stato ancora dimostrato che l’arma mostrata in un’immagine ufficiale fosse effettivamente quella di Pretti.

Diverse testimonianze oculari mettono in dubbio questa versione. Un medico di 29 anni, testimone diretto della sparatoria, ha dichiarato che Pretti non aveva alcuna arma in mano e che gli agenti dell’Ice hanno inizialmente impedito il soccorso medico. Il medico ha riferito di aver osservato almeno quattro ferite da arma da fuoco sul corpo di Pretti, inclusi colpi alla schiena, al torace e al collo.
Un altro testimone, che ha registrato il video della sparatoria, ha affermato che Pretti era disarmato e stava cercando di proteggere una donna che era stata spinta a terra dagli agenti. Secondo il Guardian, le immagini mostrano Pretti con un telefono in mano e l’altra mano libera, mentre veniva atterrato e colpito dagli agenti, e solo dopo l’immobilizzazione è stata trovata un’arma.
I video sembrano contraddire apertamente la versione ufficiale del governo, che sostiene che Pretti abbia reagito con violenza e minacciato gli agenti.
La figura di Alex Pretti e la reazione della famiglia
Alex Jeffrey Pretti, 37 anni, era un infermiere di terapia intensiva che lavorava presso il Dipartimento per i Veterani di Minneapolis. La sua famiglia lo descrive come un uomo dal cuore gentile, dedito al lavoro e profondamente preoccupato per le ingiustizie sociali, in particolare per le politiche aggressive dell’Ice contro gli immigrati. Nato in Illinois, cittadino americano, senza precedenti penali, Pretti si era recentemente impegnato nelle proteste contro l’operato dell’Ice.
I genitori di Alex hanno diffuso un appello accorato chiedendo che venga fatta luce sulla verità. Hanno definito “bugie disgustose” le accuse dell’amministrazione Trump che dipingevano il figlio come un terrorista armato. Secondo loro, Alex non impugnava alcuna pistola al momento dell’aggressione, ma cercava solo di proteggere una donna durante gli scontri con la polizia federale.
Le parole del Parroco di Minneapolis
Padre Daniel Griffith, parroco e rettore della Basilica di Santa Maria, ha espresso il suo “dolore e trauma indescrivibili” per la tragica morte dell’infermiere di terapia intensiva.. La messa di questa sera sarà celebrata in sua memoria, con le porte della basilica aperte a tutti coloro che vogliono unirsi nel ricordo e nella preghiera.
Contesto e tensioni a Minneapolis
Minneapolis è diventata teatro di crescenti tensioni fra forze federali e comunità locali. Dopo l’uccisione di Renee Good da parte di un agente Ice a inizio gennaio, la presenza degli agenti federali in città è aumentata fino a raggiungere circa 3.000 unità, creando un clima di “occupazione militare” secondo i residenti e le autorità locali.
Il sindaco Jacob Frey e il governatore del Minnesota Tim Walz hanno denunciato l’escalation di violenze e la repressione indiscriminata operata dagli agenti, che in molte occasioni hanno fermato cittadini americani senza giustificato motivo, spesso in modo violento e aggressivo. La segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem ha invece difeso l’operato dell’Ice, sostenendo che le operazioni sono legali e mirate contro criminali e immigrati clandestini.
La situazione rimane delicata, con un forte scontro istituzionale fra amministrazioni locali e federali e una città divisa fra chi chiede giustizia e chi sostiene la necessità di un controllo più rigoroso sull’immigrazione, in un clima di crescente polarizzazione politica e sociale.






