Minneapolis, 23 gennaio 2026 – Dopo le polemiche suscitate dall’arresto, contestato e negato dal Dipartimento per la Sicurezza degli Stati Uniti, di un bambino di 5 anni a Minneapolis, il comandante della polizia di frontiera statunitense, Gregory Bovino, è intervenuto in una conferenza stampa per chiarire la posizione delle forze dell’ordine.
La gestione dei minori e il ruolo della polizia di frontiera
Durante la conferenza, Bovino ha sottolineato che le forze dell’ordine locali “sono esperte nella gestione dei minori“. Ha spiegato che questo non è un aspetto voluto, ma una necessità imposta dall’enorme flusso migratorio: “Non perché lo desideriamo, ma perché ne siamo costretti“. Secondo il comandante, infatti, “centinaia di migliaia di bambini attraversano il confine“ ogni anno, richiedendo un intervento specifico e professionale da parte degli agenti.
Gregory Bovino, nato tra il 1969 e il 1970 e con una lunga carriera nel Border Patrol iniziata nel 1996, ha ricoperto ruoli di rilievo in diverse città tra cui El Paso, Yuma, New Orleans, e El Centro, California. Nel 2025 è stato comandante di operazioni di grande impatto come le retate di Los Angeles e Chicago, assumendo una posizione pubblica e controversa nel panorama della sicurezza e immigrazione statunitense.
La situazione a Minneapolis tra tensioni e interventi federali
Minneapolis, città principale del Minnesota, è da tempo al centro di complesse tensioni sociali e politiche legate all’immigrazione e alla sicurezza. Lo scorso anno, la presenza di circa 3.000 agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) ha scatenato proteste e scontri con la popolazione locale. Il presidente Donald Trump ha minacciato di invocare l’Insurrection Act per sedare le rivolte, accusando le autorità locali di Minneapolis e lo Stato del Minnesota di non collaborare con le forze federali.
Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ha denunciato una situazione di conflitto tra autorità locali e federali, mentre il governatore Tim Walz ha chiesto la fine di quella che ha definito una vera e propria “occupazione” della città da parte dell’Ice. Le operazioni degli agenti federali, spesso armati e mascherati, sono state criticate per i metodi aggressivi e per il presunto trattamento discriminatorio nei confronti di persone di colore e immigrati.
Il dibattito su sicurezza, immigrazione e diritti civili resta aperto a Minneapolis, mentre Bovino ribadisce la preparazione e la necessità di un approccio esperto nella gestione delle situazioni più delicate, come quelle che coinvolgono i minori nel contesto migratorio.






