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L’omosessualità non è un reato solo in Burkina Faso: ecco quali altri Paesi la criminalizzano

Oggi sono 62 gli Stati che prevedono sanzioni penali, cui si aggiungono tre giurisdizioni sub-nazionali. La maggior parte si trovano in Africa

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Bandiera Lgbt | Pixabay @Chickenonline - alanews.it

Redazione di Redazione

Nonostante i progressi registrati negli ultimi decenni, l’omosessualità continua a essere illegale in oltre sessanta Paesi. Oggi sono 62 gli Stati che prevedono sanzioni penali, cui si aggiungono tre giurisdizioni sub-nazionali. A inizio Duemila i Paesi che criminalizzavano le relazioni tra persone dello stesso sesso erano quasi un centinaio, segno che la tendenza globale va verso la depenalizzazione. Tuttavia, alcuni Stati hanno seguito la direzione opposta: tra il 2024 e il 2025 il Mali e il Burkina Faso hanno introdotto nuove leggi repressive, mentre in Iraq si sono inasprite le norme già esistenti.

Africa, il continente più colpito

Quasi la metà delle nazioni che puniscono i rapporti omosessuali si trovano in Africa. Tra queste figurano Algeria, Camerun, Ciad, Eritrea, Etiopia, Gambia, Ghana, Guinea, Kenya, Liberia, Libia, Malawi, Marocco, Nigeria, Senegal, Sierra Leone, Somalia, Sudan, Tanzania, Togo, Tunisia, Uganda, Zambia e Zimbabwe. In Mauritania, Nigeria settentrionale, Somalia e Uganda la pena prevista è la morte, mentre in Paesi come Kenya e Malawi la detenzione può arrivare a 14 anni. Il Burkina Faso ha approvato la criminalizzazione solo di recente, inserendosi in questo quadro già molto restrittivo.

Asia e Medio Oriente

Il continente asiatico, insieme al Medio Oriente, ospita numerosi ordinamenti che puniscono severamente i rapporti omosessuali. Afghanistan, Arabia Saudita, Iran, Yemen ed Emirati Arabi Uniti applicano in diversi casi la pena capitale. In altri Paesi, come Pakistan, Brunei, Qatar, Oman e Siria, la legge prevede pene che spaziano dalla detenzione a frustate o altre punizioni corporali. In Iraq e Kuwait le sanzioni possono raggiungere i sette anni, mentre in Libano esiste un divieto di rapporti “contro natura” ancora usato per perseguitare la comunità LGBTQ+. In Asia meridionale, il Bangladesh e le Maldive mantengono la criminalizzazione, mentre in Malesia la repressione varia a seconda degli Stati federali.

Americhe e Caraibi

Nelle Americhe, la maggior parte delle legislazioni repressive si concentra nei Caraibi. Grenada, Guyana, Giamaica, Saint Vincent e Grenadine, Trinidad e Tobago e Saint Lucia continuano a considerare reato le relazioni omosessuali, con pene che possono arrivare fino a dieci anni di carcere. Negli Stati Uniti, sebbene la Corte Suprema abbia dichiarato incostituzionali le leggi anti-sodomia nel 2003, dodici Stati non le hanno formalmente abrogate, e in alcuni casi le forze dell’ordine le hanno ancora utilizzate per effettuare arresti.

Le restrizioni in Oceania e l’eccezione europea

Anche in Oceania esistono normative restrittive: Papua Nuova Guinea, Kiribati, Isole Salomone, Samoa, Tonga e Tuvalu mantengono nei propri codici penali leggi di origine coloniale che criminalizzano le relazioni tra persone dello stesso sesso, prevedendo pene fino a 14 anni di carcere. L’Europa rappresenta invece un’eccezione: dal 2014, con la depenalizzazione a Cipro del Nord, nessuno Stato europeo ha più leggi che puniscono l’omosessualità. Tuttavia, Paesi come Russia, Lituania e Ungheria hanno introdotto normative che vietano la cosiddetta “propaganda omosessuale”, limitando di fatto la libertà di espressione delle persone LGBTQ+.

Una lenta evoluzione

Dal 2000 a oggi oltre trenta Paesi hanno abbandonato la criminalizzazione, tra cui Botswana, Gabon, Bhutan, Namibia, Mauritius, Singapore, Repubblica Dominicana e le Isole Cook. L’ultimo passo avanti è arrivato nel luglio 2025, quando la Corte Suprema dei Caraibi orientali ha cancellato la legge anti-sodomia a Saint Lucia. Tuttavia, nello stesso periodo, Mali e Burkina Faso hanno scelto la strada opposta. In otto Paesi — tra cui Afghanistan, Arabia Saudita, Iran e Uganda — l’omosessualità è punita con la pena capitale, mentre in altri cinque, come Nigeria e Pakistan, la pena di morte rimane una possibilità prevista dal codice.

Uno sguardo all’Europa e all’Italia

L’Italia ha depenalizzato le relazioni omosessuali già nel 1889 con il Codice Zanardelli, anche se durante il fascismo le persone LGBTQ+ vennero spesso condannate al confino. Tentativi di introdurre nuovamente la criminalizzazione negli anni Sessanta fallirono. Nel resto d’Europa, la Francia aveva legalizzato le relazioni omosessuali già nel 1791, la Germania lo fece a livello nazionale nel 1994, il Portogallo nel 1982 e la Spagna nel 1978. In Russia la depenalizzazione risale al 1993, ma l’adozione di leggi “anti-propaganda” ha di fatto creato nuove restrizioni.

La lunga strada verso la decriminalizzazione a livello globale

Il panorama mondiale mostra dunque un doppio movimento: da una parte una crescita costante dei Paesi che abbandonano le leggi repressive, dall’altra una resistenza radicata, soprattutto in Africa, Medio Oriente e Caraibi, dove l’omosessualità resta un reato grave, a volte punito con la morte. Le organizzazioni internazionali come Amnesty International, Human Rights Watch e ILGA ricordano che la situazione è in continua evoluzione e che, nonostante i progressi, la strada per la piena decriminalizzazione a livello globale è ancora lunga.

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