Beirut, 23 marzo 2026 – Gli attacchi militari israeliani in Libano hanno provocato uno sfollamento di massa senza precedenti, costringendo oltre un milione di persone a lasciare le proprie abitazioni. Questa cifra rappresenta quasi un quinto della popolazione totale del Libano, un paese che già ospita il maggior numero di rifugiati pro capite al mondo. A denunciare questa situazione è Nadia Hardman, ricercatrice senior di Human Rights Watch (HRW), che in un editoriale pubblicato su Al Jazeera e rilanciato sull’account X di HRW ha evidenziato il ricorso a strategie di evacuazione forzata simili a quelle impiegate da Israele nei territori palestinesi occupati.
Strategie di evacuazione forzata: un parallelismo tra Libano e Palestina
Negli ultimi due anni, HRW ha monitorato e documentato le tattiche israeliane di sfollamento nei territori palestinesi, dove interi campi profughi e quartieri sono stati svuotati con ordini di evacuazione spesso impartiti sotto la minaccia di attacchi aerei e azioni militari continue. Hardman sottolinea come queste stesse tattiche siano ora applicate nel Libano meridionale e nei sobborghi sud di Beirut, interessando circa il 15% del territorio libanese, prevalentemente abitato dalla popolazione sciita.
Secondo le leggi internazionali di guerra, i civili possono essere costretti a evacuare solo in presenza di ragioni militari imperative o per motivi di sicurezza, con l’obbligo che tale evacuazione sia temporanea. HRW ricorda che “la guerra non è una licenza per espellere le persone dalla propria terra”, mettendo così in discussione la legittimità degli ordini di evacuazione israeliani in Libano.
Un quadro più ampio: i crimini contro l’umanità e le sfide internazionali
Il ricorso a evacuazioni di massa come strumento militare si inserisce in un contesto di accuse più ampie rivolte a Israele. Un rapporto di HRW pubblicato nel 2024 ha denunciato lo sfollamento forzato di civili palestinesi nella Striscia di Gaza come un crimine di guerra e un crimine contro l’umanità, con Israele ritenuto responsabile di aver causato la fuga di oltre il 90% della popolazione di Gaza attraverso ordini di evacuazione spesso confusi e incompleti, oltre alla distruzione diffusa di infrastrutture civili.
Queste pratiche, secondo HRW, configurano una forma di pulizia etnica, aggravata dal blocco umanitario che limita l’accesso a beni essenziali come acqua, cibo, elettricità e assistenza medica. Le autorità internazionali, inclusa la Corte Penale Internazionale, sono sollecitate a indagare su queste violazioni e a prendere misure contro chi ne è responsabile.
Il parallelo tra le tattiche adottate in Libano e quelle già denunciate nei territori palestinesi sottolinea la persistenza di una strategia che colpisce duramente le popolazioni civili, in particolare le comunità sciite in Libano, e richiama l’attenzione sulla necessità di un controllo internazionale più rigoroso per evitare ulteriori sofferenze umanitarie.






