Il 22 gennaio 2026, l’ex procuratore speciale Jack Smith ha testimoniato per la prima volta in un forum ufficiale della Camera, esponendo le motivazioni legali contro il presidente Donald J. Trump. Smith ha sostenuto che le azioni di Trump hanno causato direttamente l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021 e che tali comportamenti configurano un’attività criminale volta a minare la democrazia. L’udienza si è svolta tra tensioni politiche elevate, con i legislatori repubblicani che hanno accusato Smith di condurre un’inchiesta politicamente orientata. Nel frattempo, Trump ha utilizzato la piattaforma Truth Social per attaccare Smith, un gesto interpretato dal procuratore come un tentativo di intimidazione.
L’accusa principale di Smith: Trump responsabile del 6 gennaio
Durante la testimonianza, Smith ha presentato pubblicamente le conclusioni della sua indagine, spiegando che l’archiviazione dei casi precedenti contro Trump era stata legata alla sua carica presidenziale. L’ex procuratore ha dichiarato che Trump era la causa diretta della violenza del 6 gennaio e che aveva cercato deliberatamente di sfruttarla a proprio vantaggio. Smith ha inoltre sottolineato un principio fondamentale: nessuno, nemmeno un presidente, deve essere al di sopra della legge.
La risposta dei repubblicani: accuse di parzialità
I membri repubblicani della Commissione Giustizia, guidati da Jim Jordan, hanno contestato la legittimità dell’indagine di Smith senza presentare nuove prove. Le critiche hanno riguardato presunte interferenze nel processo democratico e domande procedurali sull’operato del procuratore. Brandon Gill ha sollevato dubbi sull’ordine di non divulgazione relativo alle telefonate di alcuni legislatori, tra cui l’ex Speaker Kevin McCarthy, mentre Lance Gooden ha messo in discussione la validità del giuramento prestato da Smith nel 2022.
Trump attacca, Smith denuncia tentativi di intimidazione
Durante l’udienza, Trump ha attaccato Smith su Truth Social, chiedendo un’indagine del Procuratore Generale Pam Bondi contro il procuratore e definendo i testimoni “disonesti e corrotti”. Smith ha interpretato i messaggi come un chiaro avvertimento e ha ribadito di non farsi intimidire, prevedendo che le indagini federali, sotto ordine presidenziale, potrebbero coinvolgerlo personalmente.
Contesto politico e strumenti governativi
La testimonianza si è svolta in un clima segnato da tensioni politiche e da un presunto uso strumentale delle agenzie governative. L’FBI, guidato dall’alleato di Trump Kash Patel, è stato accusato di ricercare informazioni negative su chi aveva indagato sul presidente. Documenti sono stati divulgati selettivamente al giornalista conservatore John Solomon, rivelando pagamenti ai cosiddetti “cacciatori di sedizione” per analizzare video collegati al 6 gennaio. Restrizioni giudiziarie, emesse dalla giudice nominata da Trump Aileen M. Cannon, hanno limitato ciò che Smith poteva discutere in udienza, impedendo la condivisione di dettagli sul caso dei documenti classificati.
Potrebbe interessarti anche questo articolo: Ma Donald Trump ha davvero “solo” sbattuto la mano? Cosa sappiamo sulla salute del tycoon






