Pechino, 5 gennaio 2026 – La Cina ha espresso fermamente il proprio dissenso nei confronti dell’intervento statunitense che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, definendo lo scenario creatosi come “inaccettabile” e criticando il ruolo assunto dagli Stati Uniti come “giudici del mondo”. La presa di posizione è stata comunicata dal ministro degli Esteri cinese Wang Yi durante un incontro con il suo omologo pakistano Ishaq Dar nella capitale cinese.
La posizione della Cina sulla sovranità nazionale
Nel corso del vertice diplomatico, Wang Yi ha sottolineato che la sovranità di ogni nazione deve essere rispettata e protetta nel quadro del diritto internazionale, senza che un singolo paese si arroghi il diritto di agire come “polizia” o “giudice del mondo”. Pur senza nominare direttamente gli Stati Uniti, il ministro ha fatto riferimento agli “improvvisi sviluppi in Venezuela”, evidenziando come la Cina rifiuti l’intervento unilaterale e la gestione esterna degli affari interni di uno Stato sovrano.
La dichiarazione di Wang Yi arriva in un momento di tensione elevata, dopo che gli Stati Uniti hanno condotto l’Operazione Absolute Resolve, che ha portato alla cattura di Maduro e di sua moglie, evento che ha scosso profondamente la scena geopolitica internazionale e ha visto Pechino impegnata a difendere la “partnership cooperativa per tutte le stagioni” siglata con Caracas nel 2023. In questo contesto, la Cina continua a rappresentare un ancoraggio economico cruciale per il Venezuela, avendo effettuato acquisti per circa 1,6 miliardi di dollari nel 2024, in gran parte legati al petrolio venezuelano.
Le ripercussioni regionali e le dichiarazioni di Trump
L’azione degli Stati Uniti ha inoltre innescato una serie di reazioni e tensioni nella regione. Il presidente americano Donald Trump ha rivendicato apertamente il controllo statunitense sul Venezuela, affermando la necessità di un accesso totale al petrolio venezuelano e avanzando minacce anche verso Colombia, Cuba e Messico. Contestualmente, Trump ha descritto l’operazione come “molto pericolosa” ma ha rassicurato sull’incolumità dei soldati coinvolti.
Dal canto suo, il governo cubano ha denunciato la morte di 32 cittadini cubani durante l’operazione, mentre la leadership venezuelana ad interim, rappresentata da Delcy Rodríguez, ha chiesto un rapporto “equilibrato e rispettoso” con gli Stati Uniti, auspicando una cooperazione volta allo sviluppo condiviso.
Queste dinamiche confermano il clima di forte instabilità e la complessità delle relazioni internazionali che ruotano attorno al Venezuela, con la Cina che si pone come interlocutore chiave nel tentativo di bilanciare gli interessi globali e regionali.
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