Gerusalemme, 23 gennaio 2026 – Una nuova ondata di proteste ha investito Israele, con decine di migliaia di manifestanti che si sono radunati davanti alla residenza del primo ministro Benjamin Netanyahu a Gerusalemme, chiedendone le dimissioni. La manifestazione, la più imponente da quando il nuovo governo ha prestato giuramento il 29 dicembre scorso, si è svolta in un clima di forte tensione politica e sociale.
Israele: proteste di massa contro Netanyahu
A Tel Aviv, sotto la pioggia battente, circa 80mila persone hanno sfilato per le strade al grido di “Democrazia!”, esprimendo la loro contrarietà alle politiche del premier e alla composizione della sua coalizione, definita da molti come un “governo della vergogna”. I manifestanti hanno lanciato slogan carichi di riferimenti religiosi e morali, tra cui l’affermazione che “non esiste immunità nella Torah” e che “chi fugge dal giudizio testimonia contro se stesso”. Le proteste si sono estese anche a Haifa e in altre città, con cortei davanti alle residenze del presidente e del premier.
Netanyahu, primo ministro più longevo nella storia di Israele e al governo per la sesta volta, guida una coalizione che include partiti di estrema destra e ultraortodossi, mentre affronta un processo per corruzione. Tra le priorità del suo esecutivo figurano la lotta al nucleare iraniano e una controversa riforma della giustizia volta a limitare i poteri della Corte Suprema, oltre a una stretta sui territori palestinesi occupati.
Indagini e segreti giudiziari
Parallelamente alle proteste, emergono sviluppi giudiziari rilevanti. I giudici del tribunale distrettuale di Lod hanno imposto un divieto di pubblicazione sulle indagini riguardanti il capo di gabinetto di Netanyahu, Tsachi Braverman, e l’ex portavoce militare Eli Feldstein. Le indagini sono concentrate su una fuga di notizie di un documento classificato, con particolare attenzione alle metodologie e capacità dello Shin Bet, il servizio di intelligence interno israeliano.
Braverman è stato interrogato per la seconda volta dagli investigatori dell’Unità nazionale Frodi Lahav 433 con l’accusa di aver ostacolato la giustizia. Attualmente gli è vietato avvicinarsi all’ufficio del premier e mantenere contatti con lui. Nonostante la sua nomina a ambasciatore a Londra, non potrà lasciare Israele a causa del divieto di espatrio imposto dal tribunale.
Questi eventi testimoniano una fase di profonda instabilità politica e sociale in Israele, con una popolazione che manifesta il proprio malcontento nei confronti di una leadership sotto pressione giudiziaria e politica.






