Gerusalemme, 27 febbraio 2026 – La Corte Suprema israeliana ha deciso di sospendere temporaneamente l’entrata in vigore delle nuove restrizioni imposte dal governo israeliano alle organizzazioni non governative (ong) operanti nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Le norme, che avrebbero dovuto entrare in vigore il 1° marzo, sono state congelate con una misura cautelare in attesa di una decisione definitiva.
Israele e la sospensione delle restrizioni alle ong
La decisione della Corte Suprema rappresenta una sospensione momentanea delle disposizioni che avrebbero limitato l’attività di diverse ong internazionali impegnate nei territori palestinesi sotto controllo israeliano. Con questa misura, le organizzazioni che avevano rifiutato di allinearsi alle nuove richieste delle autorità israeliane potranno continuare a operare, almeno fino al pronunciamento definitivo dell’Alta Corte di Giustizia.
Yotam Ben-Hillel, avvocato che rappresenta le ong davanti alla Corte, ha espresso apprezzamento per la sospensione, sottolineando però l’incertezza sul futuro. “Oggi l’Alta Corte ha dato agli abitanti di Gaza e della Cisgiordania un po’ di respiro”, ha commentato.
Contesto e implicazioni
I territori di Cisgiordania e Striscia di Gaza sono considerati da Israele “territori contesi”, anche se la comunità internazionale li definisce generalmente come territori occupati. Queste aree sono soggette a un complesso regime di controllo militare e amministrativo, che ha visto negli anni numerose tensioni e controversie legali. Le restrizioni alle ong, in questo contesto, sono viste come un tentativo di limitare l’attività di gruppi che spesso denunciano violazioni dei diritti umani e la situazione di occupazione.
Parallelamente, il clima nella Striscia di Gaza rimane teso. Nella notte, un attacco israeliano ha causato la morte di sei palestinesi, secondo fonti locali e mediche riferite dall’agenzia palestinese Wafa. Cinque vittime sono state registrate nelle zone centrale e meridionale di Gaza, mentre un sesto palestinese è stato ucciso nella città di Beit Lahia, nel nord della Striscia.
La decisione della Corte Suprema si inserisce dunque in un quadro di forte complessità e conflitto, con la giustizia israeliana chiamata a pronunciarsi su temi delicati che coinvolgono diritti, sicurezza e politica internazionale.






