L’allerta cresce anche in Iraq. L’ambasciata americana ha avvertito: milizie filo-iraniane sono pronte a colpire entro un paio di giorni. Non è una minaccia vaga, ma un allarme che pesa come un macigno sulla capitale irachena. Le strade si fanno più insicure, la paura si fa sentire, soprattutto tra gli americani presenti in città. In gioco c’è molto più di qualche scontro isolato: è una tensione che potrebbe esplodere da un momento all’altro.
Allarme attacchi all’ambasciata USA in Iraq
Nel messaggio diffuso dal profilo ufficiale dell’ambasciata, si segnala come le milizie filo-iraniane abbiano aumentato gli attacchi contro obiettivi americani in tutto il paese, incluso il Kurdistan iracheno. Tra i possibili bersagli ci sono cittadini statunitensi, ma anche aziende, università, sedi diplomatiche, infrastrutture energetiche, hotel, aeroporti e altre strutture legate agli USA. Non si escludono neanche obiettivi civili e istituzioni governative irachene. In passato, queste milizie hanno già rapito cittadini americani, suscitando grande preoccupazione tra diplomatici e comunità straniera.
Ambasciata aperta ma invito a evitare spostamenti
Nonostante ribadisca di essere operativa, la missione diplomatica americana consiglia ai propri cittadini di lasciare subito l’Iraq per evitare pericoli. Nella nota si sconsiglia anche di recarsi all’ambasciata di Baghdad o al Consolato Generale di Erbil, considerati a rischio. Le autorità statunitensi hanno intensificato i controlli e il monitoraggio per individuare possibili minacce e garantire assistenza a chi è rimasto nel paese.
Il rapimento di Shelly Kittleson, un segnale inquietante
L’allarme arriva pochi giorni dopo il rapimento della giornalista americana Shelly Kittleson, sequestrata il 31 marzo nel centro di Baghdad. Il caso ha riacceso i riflettori sulla vulnerabilità degli stranieri in Iraq, in un clima dominato da gruppi armati sciiti spesso legati a Teheran, che continuano a usare la violenza e l’intimidazione. Il rapimento mette in evidenza quanto sia fragile la situazione politica e sociale nella capitale, e quanto siano reali i rischi per giornalisti, operatori internazionali e diplomatici.
Questi eventi disegnano un quadro difficile e instabile, dove le tensioni regionali si traducono in minacce concrete alla vita e alla stabilità del paese. Washington e i suoi alleati seguono con attenzione gli sviluppi, invitando alla massima cautela e sottolineando l’urgenza di proteggere il proprio personale civile e diplomatico in Iraq. “La sicurezza di tutti coloro che lavorano e vivono nel paese è una priorità assoluta,” si legge in uno dei comunicati ufficiali.






