Teheran, 1 marzo 2026 – La capitale dell’Iran è oggi il teatro di una crisi senza precedenti dopo la morte della Guida Suprema Ali Khamenei in seguito a una serie di attacchi aerei condotti da Stati Uniti e Israele. La situazione sul campo è tesa e segnata da ritorsioni militari e da un clima di forte instabilità politica interna, che vede le più alte cariche dello Stato mobilitarsi per mantenere l’ordine e avviare il processo di successione.
Iran: attacchi mirati e pesanti perdite tra i vertici militari iraniani
Secondo quanto riportato dalla televisione di Stato iraniana, tra le vittime degli attacchi vi è anche il capo di Stato Maggiore delle forze armate iraniane, Abdolrahim Mousavi, insieme a diversi alti comandanti militari, tra cui figure chiave delle Guardie Rivoluzionarie come il comandante Mohammad Pakpour e il capo del Consiglio di Difesa Ali Shamkhani. Il bilancio delle perdite è stato definito “martirizzato” dalle fonti ufficiali, che hanno annunciato la prossima pubblicazione dei nomi dei comandanti caduti.
I raid, iniziati nella giornata di sabato, hanno colpito anche altre città iraniane come Karaj, Qom, Bushehr, Ahvaz, Orumiyeh e Hamedan, segnando un’escalation senza precedenti nel conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele. Nel frattempo, le forze armate iraniane hanno promesso una risposta “dura e decisa”, dichiarando che gli aggressori “si pentiranno delle loro azioni criminali”.
La guida politica si prepara alla transizione e invita all’unità nazionale
Per guidare il Paese nel periodo di transizione, è stato annunciato che si formerà un consiglio direttivo temporaneo composto dal presidente Masoud Pezeshkian, dal capo della magistratura Gholamhossein Ejei e da un membro giurista del Consiglio dei Guardiani, che sarà nominato dal Consiglio di Opportunità. Questo organismo avrà il compito di dirigere le istituzioni fino all’elezione del nuovo leader da parte dell’Assemblea degli Esperti, in conformità con l’articolo 111 della Costituzione iraniana.
Il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha assicurato che “il percorso tracciato da Khamenei verrà portato avanti senza esitazioni” e che l’Iran è preparato ad affrontare qualsiasi scenario.
Ondata di attacchi missilistici contro Israele e tensioni nella regione
A seguito degli attacchi subiti, l’Iran ha lanciato dozzine di missili contro Israele, colpendo anche 27 basi militari statunitensi nella regione e il quartier generale delle Forze di difesa israeliane a Tel Aviv. Le sirene d’allarme hanno suonato per ore in tutto il territorio israeliano, con conseguente chiusura del sistema scolastico e divieto di assembramenti pubblici. Le autorità israeliane hanno riferito di 14 feriti lievi causati dal panico durante la fuga verso i rifugi.
Secondo fonti iraniane, i missili hanno colpito anche il centro di Tel Aviv, tra cui strutture militari, e sono stati abbattuti due caccia F-35 israeliani, mentre l’esercito israeliano ha confermato di aver intercettato numerosi droni e missili in arrivo. La tensione rimane altissima, con continui allarmi aerei nelle città di Gerusalemme, Tel Aviv e Eilat.
In parallelo, l’agenzia iraniana Fars ha confermato che nella notte sono stati colpiti anche l’aeroporto Mehrabad di Teheran e diverse altre zone della capitale, dove si sono registrate forti esplosioni e incendi.
Iran: parte della popolazione in lutto per Khamenei e l’atmosfera nella capitale
In un discorso trasmesso dalla televisione di Stato, Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, ha lanciato un appello all’unità nazionale, ammonendo chiunque tenti di sfruttare la situazione per fomentare divisioni interne. “Le forze armate hanno il controllo della situazione e la risposta sarà dura come prima”, ha affermato Larijani, sottolineando che la morte di Khamenei, sebbene un colpo amaro per il popolo iraniano, non resterà senza risposta.
Nel frattempo, migliaia di persone si sono radunate nel centro di Teheran per un corteo funebre, con manifestanti vestiti di nero e in lacrime che hanno intonato slogan contro Stati Uniti e Israele, simbolo della forte tensione e del sentimento anti-occidentale che si respira nella capitale.
Il rappresentante iraniano alle Nazioni Unite, Saeed Iravani, ha ribadito in un incontro d’urgenza del Consiglio di Sicurezza la determinazione dell’Iran a difendersi con decisione e proporzionalità, sottolineando che il sogno degli Stati Uniti di costringere l’Iran alla resa non si realizzerà mai.






