Teheran, 18 marzo 2026 – La crisi in Medio Oriente si aggrava ulteriormente dopo l’uccisione di Ali Larijani, ex presidente del Parlamento e capo del Consiglio per la Sicurezza Nazionale dell’Iran, nel corso di un raid aereo israeliano. In una situazione di crescente tensione, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha lanciato un avvertimento sulle ripercussioni globali della guerra, mentre il capo dell’esercito iraniano ha promesso vendetta per la morte di Larijani.
Avvertimento sulle conseguenze globali della guerra
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha sottolineato che le conseguenze della guerra in Medio Oriente colpiranno l’intero pianeta, senza distinzione di ricchezza, religione o razza. In un messaggio diffuso ieri sera, Araghchi ha allegato la lettera di dimissioni dell’alto funzionario antiterrorismo statunitense Joe Kent, che ha protestato contro il conflitto. Il ministro ha accolto con favore le critiche al conflitto provenienti dai Paesi occidentali e ha invitato altri membri della comunità internazionale a esprimersi contro la guerra. Araghchi, in carica dal 2024, figura di spicco della diplomazia iraniana, sta inoltre seguendo da vicino i negoziati falliti con gli Stati Uniti sul programma nucleare, che hanno preceduto l’attacco.
L’Iran minaccia vendetta per la morte di Ali Larijani
Il generale Amir Hatami, capo dell’esercito iraniano, ha dichiarato che la morte di Ali Larijani sarà vendicata, definendo Larijani un “martire” la cui uccisione non resterà impunita. Il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche ha reso noto che gli attacchi missilistici contro Tel Aviv, che hanno causato almeno due vittime, sono stati effettuati proprio per vendicare Larijani e altri funzionari iraniani uccisi negli attacchi. Larijani, figura chiave del regime e considerato un pragmatico vicino alla defunta guida suprema Ali Khamenei, è stato ucciso nella notte tra il 16 e il 17 marzo 2026 durante un raid israeliano. La sua morte segna un punto critico nel conflitto, accentuando la già grave instabilità nella regione.
Nel frattempo, la crisi ha provocato anche gravi ripercussioni sul traffico globale di petrolio, con lo stretto di Hormuz al centro delle tensioni dopo l’attacco a una petroliera iraniana e la chiusura degli spazi aerei di numerosi Paesi del Golfo. Le principali compagnie aeree mediorientali hanno cancellato migliaia di voli, mentre l’Italia ha sospeso temporaneamente i collegamenti aerei con Tel Aviv, Dubai e Riad per tutelare i suoi cittadini.






