Teheran, 7 marzo 2026 – Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito con fermezza che l’Iran non si arrenderà mai agli Stati Uniti e a Israele, definendo la volontà di resa del popolo iraniano come un desiderio che i nemici dovranno portare con sé nella tomba. Le sue parole sono state pronunciate in un messaggio televisivo trasmesso oggi, riportato anche dall’agenzia Afp.
Pezeshkian: “Mai resa agli USA e Israele“
Masoud Pezeshkian, in carica dal luglio 2024 e appartenente all’area riformista, ha assunto la presidenza della Repubblica Islamica dell’Iran dopo una lunga carriera politica e professionale come cardiochirurgo. La sua affermazione arriva in un momento di crescenti tensioni con Washington e Tel Aviv, che Teheran denuncia come aggressori illegali.
“I nemici non hanno il diritto di ignorare l’Iran. Dovrebbero portare con sé nella tomba il loro sogno di una resa incondizionata“, ha sottolineato Pezeshkian nel suo messaggio alla TV satellitare, aggiungendo: “Noi ci atteniamo solo al diritto internazionale e ai principi umani, di cui i nemici parlano solo. I nostri comandanti hanno preso tutte le misure necessarie e hanno difeso il nostro territorio con la loro autonomia, aprendo il fuoco (a volontà), dopo che il nostro leader e i nostri comandanti sono stati uccisi durante gli attacchi del giorno scorso“.

Il messaggio di scuse e la nuova strategia di difesa
Il Consiglio di leadership ad interim dell’Iran, in carica dopo l’uccisione della Guida suprema avvenuta la scorsa settimana negli attacchi di Stati Uniti e Israele, ha annunciato una nuova linea di condotta nei rapporti con i Paesi vicini. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha comunicato ufficialmente che non saranno più effettuati attacchi contro le nazioni confinanti, a meno che non provengano da queste stesse un’aggressione diretta.
In un discorso trasmesso dalla TV di Stato, Pezeshkian si è rivolto ai Paesi vicini con parole di scuse per i raid precedentemente condotti durante il conflitto tra Iran, Israele e USA. “Mi scuso con i paesi vicini che sono stati attaccati dall’Iran“, ha affermato il presidente, sottolineando che l’Iran non prenderà di mira questi Stati se non in risposta a un attacco proveniente da loro. Questa dichiarazione rappresenta un passo importante verso la de-escalation regionale, almeno sul fronte degli attacchi diretti a Paesi confinanti.
Il Consiglio di leadership, che guida il Paese dopo il vuoto politico determinato dall’uccisione della Guida suprema, ha quindi stabilito che non saranno lanciati missili contro i Paesi limitrofi a meno che non venga prima colpito il territorio iraniano da parte loro. Questa decisione appare correlata alle crescenti tensioni nella regione mediorientale, dove nei mesi scorsi si sono susseguiti raid e attacchi incrociati tra Iran, Israele e Stati Uniti.

L’appello del ministero degli Esteri all’ONU
Parallelamente, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha lanciato un duro monito all’Organizzazione delle Nazioni Unite. Baghaei ha chiesto all’ONU di assumersi le proprie responsabilità legali e morali riguardo a quella che definisce una “guerra illegale” condotta da USA e Israele contro l’Iran. In un post su X, il portavoce ha criticato le recenti dichiarazioni del segretario generale Antonio Guterres, sottolineando che gli attacchi non sono semplici combattimenti, ma atti di aggressione immotivati che hanno causato vittime civili innocenti in tutto il Paese negli ultimi sette giorni.
Dear Mr. Secretary General,
Let’s call a spade a spade.
This is not “the fighting”; this is an ‘unprovoked act of aggression’ launched by two nuclear armed regimes against Iran.We WERE in “serious diplomatic negotiations” while the U.S./Israel attacked Iran, for a second time… https://t.co/vdTeKjH8MQ
— Esmaeil Baqaei (@IRIMFA_SPOX) March 6, 2026
Baghaei ha inoltre evidenziato come, mentre l’Iran era impegnato in negoziati diplomatici seri, gli attacchi sono continuati, provocando non solo un rischio per l’economia globale, ma soprattutto sofferenze umane ingenti.
Questi sviluppi si inseriscono in un contesto internazionale complicato, dove la comunità globale è chiamata a reagire di fronte alle crescenti tensioni in Medio Oriente. Intanto, all’interno dell’Iran, la leadership mantiene una posizione ferma e intransigente nei confronti di Washington e Tel Aviv.






