Teheran, 22 gennaio 2026 – La magistratura iraniana ha reso noto che oltre 3.000 persone sono morte durante le rivolte anti-governative scoppiate il 28 dicembre scorso in diverse città dell’Iran, innescate da una grave crisi economica e sociale. Un comunicato ufficiale, riportato dal sito Mizan on-line, riferisce che 2.427 cittadini innocenti, inclusi membri delle forze di sicurezza, hanno perso la vita durante gli attacchi terroristici e armati, ottenendo così l'”onore del martirio”, secondo la terminologia ufficiale della Repubblica Islamica.
Dati contrastanti sul bilancio delle vittime in Iran
Secondo la Ong statunitense Human Rights Activists News Agency (Hrana), il numero delle vittime delle proteste sarebbe significativamente più alto, con almeno 4.902 morti accertati e la revisione in corso di ulteriori segnalazioni che potrebbero portare il bilancio totale a oltre 12.000. I feriti gravi sono almeno 7.389, mentre gli arresti hanno superato quota 26.500. Parallelamente, le autorità iraniane hanno imposto un blackout quasi totale di internet dal 8 gennaio, una misura di censura confermata dall’osservatorio NetBlocks, che denuncia come la comunicazione con l’esterno sia fortemente limitata, oscurando così la reale portata della crisi.
Appelli e tensioni internazionali
In questo clima di crescente tensione, Reza Pahlavi, figlio in esilio dell’ultimo scià, ha esortato pubblicamente l’esercito iraniano a unirsi alle proteste, definendolo come “l’esercito nazionale dell’Iran” chiamato a proteggere i cittadini. Nel frattempo, le autorità iraniane hanno celebrato i funerali per oltre 100 agenti di sicurezza uccisi durante gli scontri, mentre il capo della magistratura ha promesso processi “rapidi” per i sospettati, citando casi di estrema violenza durante le rivolte.
Sul fronte internazionale, la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha accusato l’Unione Europea di sostenere apertamente la ribellione in Iran, definendo le sanzioni e le pressioni esterne come un “attacco frontale” contro la Repubblica Islamica. Allo stesso tempo, Stati Uniti e altri Paesi hanno esortato i loro cittadini a lasciare l’Iran a causa della situazione di sicurezza deteriorata e delle continue interruzioni di internet.
La crisi in Iran continua dunque a rappresentare un punto di forte instabilità regionale e internazionale, con un impatto umano e politico di vasta portata.






