Teheran, 8 febbraio 2026 – Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha espresso dubbi sull’impegno degli Stati Uniti nei negoziati sul nucleare con l’Iran, sottolineando l’assenza di una data precisa per il prossimo incontro diplomatico e segnalando come le nuove sanzioni e le azioni militari americane mettano in discussione la volontà di Washington di condurre trattative sincere.
Iran: la posizione di Abbas Araghchi sui negoziati e le pressioni statunitensi
Durante una conferenza stampa a Teheran, Araghchi ha dichiarato che “la diplomazia è l’unica via da seguire ma ha successo solo quando riconosce i nostri diritti intrinseci e quando c’è dialogo piuttosto che minacce, pressioni o coercizioni”. Il ministro ha ribadito con fermezza che l’Iran non chiede il permesso di nessuno per il proprio programma nucleare e non teme le minacce o la pressione militare degli Stati Uniti nella regione del Golfo Persico. Ha aggiunto che, seppur la nazione iraniana sia preparata anche alla guerra, ciò non significa che essa sia alla ricerca del conflitto.
Questi commenti arrivano dopo i colloqui svoltisi venerdì scorso in Oman, durante i quali si è registrato un “passo avanti” nei rapporti tra Iran e Stati Uniti, come ha sottolineato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Pezeshkian ha ribadito che il dialogo è sempre stato la strategia iraniana per risolvere pacificamente le controversie e ha respinto qualsiasi tipo di coercizione, riaffermando il rispetto del diritto internazionale riguardo al programma nucleare di Teheran. Inoltre, ha ribadito che “la nazione iraniana risponde sempre con rispetto, ma non tollererà il linguaggio della forza”.
Coinvolgimento militare e diplomazia statunitense
Parallelamente, fonti di stampa riferiscono che l’amministrazione statunitense ha adottato un approccio non convenzionale coinvolgendo ufficiali militari di alto rango nei negoziati sia con l’Iran sia sulla crisi in Ucraina. Tra i partecipanti ai colloqui sul nucleare iraniano in Oman vi era il generale Brad Cooper, comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti, mentre il Segretario dell’Esercito Dan Driscoll ha preso parte ai colloqui sulla guerra in Ucraina. Questi sviluppi indicano una possibile apertura degli Stati Uniti verso opzioni più dure, rompendo con le tradizionali strategie diplomatiche.
Nel contesto regionale, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha inoltre evidenziato come le sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dai suoi alleati rappresentino uno dei principali fattori delle difficoltà economiche che colpiscono la popolazione iraniana, definendo un attacco alla Guida Suprema Ali Khamenei come un atto equivalente a una guerra totale contro il popolo iraniano.
La situazione rimane quindi complessa, con tensioni alte e un dialogo ancora incerto tra le due potenze, mentre Teheran conferma il proprio diritto all’arricchimento nucleare e la volontà di continuare i negoziati solo in presenza di un genuino impegno diplomatico.






