Tel Aviv, 4 marzo 2026 – Nei primi quattro giorni del conflitto in Medio Oriente, l’Iran ha intensificato notevolmente i suoi attacchi missilistici e con droni, colpendo più frequentemente i Paesi del Golfo rispetto a Israele. È quanto emerge da un recente report pubblicato dall’Istituto per gli studi sulla sicurezza nazionale (Inss) israeliano, che fornisce dati dettagliati sugli attacchi condotti dai pasdaran iraniani.
Iran: più attacchi verso i Paesi del Golfo che Israele
Secondo l’analisi dell’Inss, nei primi quattro giorni di guerra l’Iran ha lanciato verso i Paesi del Golfo circa 500 missili e 2.000 droni, mentre contro Israele sono stati sparati solo circa 200 missili e 100 droni in 123 ondate di attacco. Questo significa che le forze iraniane hanno impiegato 2,5 volte più missili e 20 volte più droni verso i Paesi del Golfo rispetto allo Stato ebraico.
Il report sottolinea come, pur considerando Israele il nemico principale, Teheran stia concentrando la maggior parte della sua potenza di fuoco sui vicini del Golfo, alcuni dei quali – come il Qatar – mantengono relazioni diplomatiche generalmente buone con l’Iran. Gli esperti ritengono che questa strategia rifletta una mossa per spingere gli Stati del Golfo a fare pressione sugli Stati Uniti affinché pongano fine o riducano in modo significativo la guerra in corso. Tale pressione rappresenterebbe l’unica leva efficace a disposizione di Teheran in questo momento.
Capacità militari iraniane e obiettivi strategici
L’Inss evidenzia che l’Iran dispone di un vasto arsenale missilistico, con migliaia di missili con portata tra i 300 e i 600 chilometri, sufficienti a raggiungere gli Stati del Golfo e le infrastrutture petrolifere lungo la costa. Inoltre, i droni d’attacco e suicidi iraniani sono molto più precisi e difficili da intercettare rispetto ai missili balistici tradizionali. Questi droni, come il modello Shahed-136, trasportano decine di chilogrammi di esplosivi e sono particolarmente efficaci contro obiettivi “soft” quali impianti petroliferi e infrastrutture civili.
Per attaccare tali obiettivi, l’Iran utilizza non solo missili balistici, ma anche missili costa-mare lanciati dalle coste iraniane o da imbarcazioni rapide operanti nel Golfo. L’azione militare verso i Paesi del Golfo ha anche una funzione deterrente: impedire che queste nazioni autorizzino operazioni militari statunitensi dal loro territorio, sia difensive che offensive. Al momento, gli attacchi iraniani nei Paesi del Golfo hanno provocato diverse vittime e feriti, con 11 morti in Iraq, 4 in Kuwait, 3 negli Emirati Arabi Uniti, e altre perdite in Oman, Qatar, Bahrein e Giordania.
L’escalation degli attacchi e la strategia iraniana testimoniano la complessità del conflitto in Medio Oriente e la molteplicità degli attori coinvolti, con ripercussioni che si estendono ben oltre il solo fronte israelo-iraniano.






