Un rapporto riservato del National Intelligence Council (NIC) degli Stati Uniti ha evidenziato come anche un attacco militare su larga scala all’Iran difficilmente riuscirebbe a rovesciare il consolidato establishment militare e religioso della repubblica islamica. La valutazione, emersa mentre l’amministrazione Trump prospetta un’espansione della campagna militare contro Teheran, apre nuovi interrogativi sulla strategia statunitense in Medio Oriente.
Il rapporto del National Intelligence Council sulla situazione in Iran
Secondo quanto riportato dal Washington Post, che cita fonti anonime con accesso al documento, il rapporto classificato è stato completato circa una settimana prima dell’inizio della guerra il 28 febbraio 2026, quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato un raid congiunto su Teheran. Il documento analizza diversi scenari di successione politica iraniana in caso di un attacco mirato contro i vertici del paese, inclusa la morte della Guida Suprema, Ali Khamenei, deceduto proprio durante i raid aerei.
Il NIC conclude che l’establishment clericale e militare iraniano è strutturato per garantire la continuità del potere anche in seguito alla rimozione fisica dei suoi leader principali. Le fonti escludono la possibilità che l’opposizione interna, storicamente frammentata, possa prendere il controllo del paese in un simile contesto.
Contesto politico e militare
La valutazione del National Intelligence Council arriva in un momento di forte tensione. Donald J. Trump, tornato alla presidenza nel 2025 dopo il suo secondo mandato non consecutivo, ha sollevato lo spettro di un’azione militare estesa contro l’Iran, con l’obiettivo dichiarato di “ripulire” la leadership del Paese. Tuttavia, il rapporto mette in discussione la fattibilità di questo obiettivo, sottolineando la resilienza del sistema politico iraniano, radicato nel potere religioso e nelle forze armate, in particolare nel Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.
Non risultano inoltre nel documento scenari che prevedano l’impiego di truppe di terra statunitensi o il sostegno a ribellioni interne armate, come quella curda. La Casa Bianca non ha confermato se il presidente Trump sia stato informato di queste conclusioni prima di autorizzare l’operazione militare.






