Teheran, 4 marzo 2026 – Il recente impiego operativo del missile ipersonico Fattah-2, sviluppato dall’Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC) iraniano, segna un possibile punto di svolta nelle dinamiche militari e strategiche del Medio Oriente. Presentato ufficialmente nel novembre 2023 presso l’Ashura Aerospace University, il missile ha potenzialmente visto il suo debutto in un contesto reale durante la risposta iraniana all’operazione congiunta israelo-statunitense, aprendo scenari di revisione radicale negli assetti di difesa antimissile regionali.
Caratteristiche e impiego operativo del Fattah-2
Il Fattah-2 si distingue per il suo veicolo planante ipersonico (Hypersonic Glide Vehicle, HGV) che sostituisce il tradizionale veicolo di rientro balistico, consentendo manovre ad alta velocità su più assi – beccheggio e imbardata – a velocità di rientro fino a Mach 15 (circa 18.500 km/h). Con un raggio operativo stimato intorno a 1.400-1.500 km, questo missile a medio raggio (MRBM) impiega un motore a combustibile liquido che permette variazioni di traiettoria in volo, rendendo estremamente difficile il tracciamento e l’intercettazione da parte delle difese aeree convenzionali, come i sistemi statunitensi Patriot e israeliani Arrow.
Il 28 e 29 febbraio 2026, video diffusi da fonti iraniane hanno mostrato il lancio del Fattah-1 e, presumibilmente, del Fattah-2, quest’ultimo riuscito a eludere con successo oltre dieci missili intercettori prima di colpire un obiettivo vicino a Gerusalemme. Sebbene l’identificazione ufficiale del vettore rimanga incerta, le capacità dimostrate lasciano intendere una compatibilità con le tecnologie avanzate del “Conquistatore-2” iraniano.

Implicazioni strategiche e operative della nuova arma ipersonica
La triplice funzione del Fattah-2 si evidenzia sia sul piano operativo, superando le “bolle” difensive di sistemi TMD come THAAD e Aegis, sia su quello strategico, inserendosi nella dottrina di guerra asimmetrica di Teheran. Non essendo l’Iran in grado di competere militarmente in maniera convenzionale con potenze come Stati Uniti e Israele, l’investimento nelle tecnologie ipersoniche rappresenta un elemento chiave per potenziare deterrenza e capacità di proiezione regionale.
Inoltre, l’uso di tali sistemi ha anche un forte valore simbolico, volto a sottolineare la capacità di escalation e la volontà di mantenere una posizione di forza nel conflitto in corso, come dimostrato durante la cosiddetta “guerra dei 12 giorni”.
Una minaccia per Israele
Di fronte alla minaccia crescente rappresentata dal Fattah-2 e altri missili ipersonici iraniani, Israele si trova attualmente priva di contromisure efficaci. Yuval Baseski, vicepresidente di Rafael Advanced Defense Systems, ha recentemente sottolineato l’urgenza di sviluppare sistemi d’intercettazione avanzati come il progetto “Sky Sonic”, un sistema di difesa a zone ancora in fase di sviluppo e pensato per ingaggiare bersagli manovranti in modo più efficace rispetto agli attuali intercettori.
La limitatezza delle scorte di missili intercettori, l’alto costo degli stessi e l’intensità degli attacchi missilistici hanno infatti reso la difesa israeliana insostenibile durante i recenti conflitti, influenzando le operazioni militari in corso come l’Operation Epic Fury.
Il progresso del programma ipersonico iraniano rappresenta pertanto una nuova frontiera nelle sfide di sicurezza per il Medio Oriente, con possibili ripercussioni sulle strategie di deterrenza e sui sistemi di difesa antimissile a livello globale.






