New York, 25 marzo 2026 – Israele intensifica gli attacchi contro obiettivi strategici in Iran con l’obiettivo di colpire il maggior numero possibile di siti chiave entro le prossime 48 ore. A riferirlo è il New York Times, citando fonti vicine al governo israeliano, secondo cui il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ordinato un’accelerazione delle operazioni militari per danneggiare profondamente l’industria bellica iraniana. La mossa si inserisce nel contesto di crescenti tensioni regionali e della possibilità che un accordo tra Stati Uniti e Iran possa interrompere le azioni militari prima del raggiungimento degli obiettivi israeliani.
La strategia di Israele in Iran e le reazioni internazionali
L’azione militare israeliana contro l’Iran è stata accompagnata da una serie di attacchi mirati fin dal giugno 2025, quando Israele ha colpito oltre 200 obiettivi in tutto il territorio iraniano, incluse infrastrutture nucleari, basi militari e figure di spicco del regime iraniano. L’uso combinato di aerei da guerra e droni ha inflitto danni significativi al programma nucleare di Teheran, provocando una risposta missilistica dell’Iran contro Israele con il lancio di oltre 150 missili, come confermato dall’IDF (Forze di Difesa Israeliane).
Netanyahu e la posizione israeliana
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha sottolineato l’importanza di queste operazioni, definendole “una delle più grandi campagne militari della storia israeliana”. In un discorso pubblico, Netanyahu ha esortato il popolo iraniano a unirsi contro il “regime malvagio e oppressivo”, auspicando un futuro di cooperazione e pace nella regione. Questa posizione è accompagnata da un impegno militare deciso a impedire che l’Iran possa sviluppare capacità nucleari che rappresenterebbero una minaccia diretta per Israele e per la stabilità del Medio Oriente.
Nel frattempo, la comunità internazionale continua a monitorare con preoccupazione l’escalation militare, mentre si moltiplicano gli appelli a favore di una ripresa dei negoziati diplomatici per scongiurare un conflitto più ampio.






