Una stima drammatica emerge dalla rivista statunitense Time, che riporta dati allarmanti sulla repressione in corso in Iran. Secondo fonti anonime, due alti funzionari del Ministero della Salute iraniano hanno riferito che nelle sole giornate dell’8 e 9 gennaio potrebbero essere state uccise oltre 30.000 persone nelle strade del Paese.
La gravità della repressione in Iran
La rivista americana, punto di riferimento mondiale nell’informazione politica e internazionale, descrive una situazione di estrema emergenza: le forniture di sacchi per cadaveri sono finite e le ambulanze sono state sostituite da camion a diciotto ruote per il trasporto delle salme. La cifra di 30.304 morti indicata da Time non include i feriti deceduti successivamente negli ospedali militari né le vittime nelle aree dove non sono stati resi noti i dati ufficiali.
Questa stima rende evidente la brutalità con cui le autorità iraniane stanno reprimendo le proteste, alimentando una crisi umanitaria di proporzioni vastissime all’interno della Repubblica Islamica dell’Iran, Stato teocratico con capitale a Teheran e una popolazione di circa 92 milioni di abitanti. Le violenze si inseriscono in un contesto politico complesso, caratterizzato da una dura repressione del dissenso interno e da una forte attenzione internazionale sulle vicende iraniane.






