Roma, 6 gennaio 2026 – Prosegue la crisi di tensione in Iran con nuove azioni di repressione da parte delle forze di sicurezza, che hanno fatto irruzione in un ospedale della città di Ilam alla ricerca di manifestanti feriti. La situazione resta drammatica, con scontri e violenze che si susseguono da oltre dieci giorni.
Iran, irruzione in ospedale e repressione delle proteste
Secondo fonti locali e l’ong per la difesa dei diritti umani Hrana, la polizia iraniana ha compiuto un’aggressiva incursione nell’ospedale Imam Khomeini di Ilam, usando lacrimogeni anche nel vicino Grande Bazar di Teheran per sedare una protesta antigovernativa. I filmati pubblicati e verificati dalla BBC mostrerebbero le forze di sicurezza sparare contro la struttura ospedaliera, un atto che ha suscitato dure condanne a livello internazionale.
L’Associated Press ha diffuso immagini di forze antisommossa che entrano nell’ospedale, presumibilmente per arrestare manifestanti feriti, secondo quanto riferito dagli attivisti. Gli scontri nella regione occidentale dell’Iran, in particolare a Ilam e nella vicina Malekshahi, hanno provocato almeno 35 vittime, tra cui 29 manifestanti, quattro minorenni e due poliziotti, mentre sarebbero oltre 1.200 gli arrestati negli ultimi giorni.
Condanne internazionali e inchiesta formale
Amnesty International ha definito l’attacco all’ospedale una grave violazione del diritto internazionale, sottolineando la volontà delle autorità di reprimere con ogni mezzo il dissenso popolare. In risposta alle pressioni, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha annunciato l’apertura di una inchiesta formale sull’accaduto.
L’episodio ha inoltre provocato reazioni politiche negli Stati Uniti, dove il presidente Donald Trump aveva già minacciato un possibile intervento in caso di violenze sulle manifestazioni. Tuttavia, la repressione prosegue, con lacrimogeni impiegati anche nelle stazioni della metropolitana di Teheran per disperdere i manifestanti.
Proteste diffuse e cause socio-economiche
Le proteste antigovernative sono partite dall’aumento del costo della vita e dalla svalutazione del rial iraniano, sceso a livelli record di 1,46 milioni di rial per dollaro. Originariamente scatenate dai commercianti, le manifestazioni si sono estese rapidamente a studenti e cittadini di numerose località del paese, inclusa la capitale.
Teheran, città di quasi 10 milioni di abitanti, è da sempre il cuore politico ed economico dell’Iran, dove la popolazione convive con un regime teocratico presieduto da Ali Khamenei come Guida Suprema e Masoud Pezeshkian come Presidente. La città, situata ai piedi dei monti Elburz, è teatro di una complessa situazione sociale, aggravata da un’economia in crisi e da una repressione autoritaria.






