Roma, 27 gennaio 2026 – Un quadro di profonda debolezza politica e sociale caratterizza attualmente l’Iran, come emerge da fonti riservate dei servizi segreti statunitensi riportate dal New York Times. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ricevuto rapporti che descrivono il regime iraniano come il più vulnerabile dal 1979, anno della rivoluzione che rovesciò lo scià.
L’Iran alla prova delle proteste e delle tensioni interne
Le proteste scoppiate alla fine del 2025 hanno avuto un impatto significativo sul governo di Teheran. Secondo gli intelligence report, le manifestazioni hanno raggiunto zone tradizionalmente considerate roccaforti della guida suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, mettendo in crisi alcuni settori chiave del potere. Nonostante un temporaneo calo delle tensioni, la situazione resta delicata, aggravata dalla persistente debolezza economica iraniana, come sottolineato più volte dalle agenzie di intelligence statunitensi.
Parallelamente, la BBC ha diffuso video verificati che mostrano una dura repressione delle proteste, tra cui immagini di corpi ammassati negli ospedali, cecchini schierati sui tetti degli edifici e telecamere di sorveglianza distrutte. L’agenzia statunitense Human Rights Activists News Agency (Hrana) ha confermato quasi 6.000 morti, di cui oltre 5.600 manifestanti, dall’inizio delle agitazioni a dicembre 2025. L’Iran Human Rights (Ihr), con sede in Norvegia, ha stimato che il bilancio finale delle vittime potrebbe superare le 25.000. Le autorità iraniane, tuttavia, ammettono circa 3.100 decessi, sostenendo che la maggior parte riguarderebbe forze di sicurezza o civili coinvolti nei disordini.
Le parole di Donald Trump e la politica degli Usa verso Teheran
In un’intervista a Axios, il presidente Trump ha affermato con convinzione che l’Iran desidera negoziare un accordo. “Hanno chiamato in molte occasioni. Vogliono parlare”, ha dichiarato, evidenziando l’invio da parte degli Stati Uniti di una flotta navale imponente, inclusa la portaerei USS Abraham Lincoln, come segnale di pressione e deterrenza.
Il ritorno di Trump alla Casa Bianca ha segnato un ritorno a una politica estera caratterizzata da posizioni ferme e un approccio diretto nei confronti di Teheran, nel contesto di un Medio Oriente sempre più instabile. Le tensioni con l’Iran rimangono un nodo cruciale nelle relazioni internazionali, mentre il mondo osserva con attenzione l’evoluzione della crisi interna iraniana.






