Teheran, 15 marzo 2026 – L’Iran lancia un forte appello alla comunità internazionale affinché eviti ogni azione che possa portare a un’escalation e all’estensione del conflitto nella regione. Il monito arriva dal ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, che ha avuto un colloquio telefonico con l’omologo francese, Jean-Noel Barrot, nel contesto delle crescenti tensioni nello Stretto di Hormuz.
La posizione dell’Iran sulle tensioni nello Stretto di Hormuz
Nel corso del colloquio, Araghchi ha sottolineato l’importanza della calma e della prudenza da parte di tutti i Paesi per evitare un aggravamento della situazione. Questo avvertimento segue la richiesta avanzata dall’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha invitato alcuni Paesi tra cui Francia, Cina, Giappone e Regno Unito a inviare navi militari nello Stretto di Hormuz, cruciale via marittima per il trasporto di petrolio, per garantire la sicurezza del traffico marittimo.
Inoltre, il ministro degli Esteri iraniano ha risposto alle critiche internazionali sugli attacchi compiuti dall’Iran contro Paesi del Golfo Persico, in particolare contro aree residenziali, affermando che Teheran ha preso di mira esclusivamente basi statunitensi e interessi contrari agli interessi iraniani nella regione. Araghchi ha poi proposto l’istituzione di una commissione d’inchiesta congiunta con i Paesi del Golfo per verificare se gli attacchi siano stati effettuati da droni americani simili ai modelli iraniani Shahed.
Conferme sulla leadership e dichiarazioni sul conflitto regionale
In risposta alle voci sulla salute della Guida Suprema Mojtaba Khamenei, il ministro Araghchi ha assicurato che Khamenei sta bene e continua a governare il Paese, smentendo così le speculazioni circolate in precedenza. La situazione interna è stata definita stabile, nonostante le tensioni esterne.
Infine, Araghchi ha criticato le posizioni di alcuni leader occidentali riguardo alle proteste interne in Iran, sottolineando che la Repubblica Islamica ha tollerato manifestazioni pacifiche, ma che successivamente gruppi terroristici hanno sabotato la situazione, richiedendo un intervento delle forze di sicurezza. Il ministro ha inoltre attaccato le dichiarazioni di Stati Uniti ed Europa, definendole “fuorvianti” e accusando alcuni Paesi europei di doppio standard in materia di diritti umani e conflitti nella regione.
Iran, Araghchi accusa: “Missili contro Kharg partiti da basi Usa negli Emirati”
L’Iran sostiene di avere prove concrete del coinvolgimento delle basi militari statunitensi presenti in Medio Oriente negli attacchi contro la Repubblica islamica. Araghchi ha puntato il dito contro alcune installazioni americane nella regione.
Secondo il capo della diplomazia di Iran, i missili utilizzati nel recente attacco degli Stati Uniti contro l’isola di Kharg Island sarebbero stati lanciati da basi situate negli Emirati Arabi Uniti.
Araghchi ha affermato che Teheran disporrebbe di “numerose prove” a sostegno di questa ricostruzione. In particolare, ha citato immagini satellitari e dati provenienti dai sistemi di sorveglianza elettronica, che — secondo la versione iraniana — dimostrerebbero l’utilizzo delle basi statunitensi nella regione per condurre gli attacchi contro il Paese.
Il ministro degli Esteri ha quindi ribadito che, a giudizio di Teheran, alcune installazioni militari americane presenti in Medio Oriente avrebbero avuto un ruolo operativo nelle operazioni condotte negli ultimi giorni contro obiettivi iraniani.
Iran, Araghchi: “La guerra finirà solo quando saremo certi che non si ripeterà”
Araghchi ha poi dichiarato che il conflitto potrà concludersi soltanto quando l’Iran avrà la garanzia che non tornerà a ripetersi.
In un’intervista rilasciata al quotidiano arabo Al-Araby Al-Jadeed, il capo della diplomazia di Iran ha affermato che la fine delle ostilità dipenderà dalla certezza che episodi simili non si ripetano in futuro e dal pagamento delle riparazioni.
Araghchi ha ricordato quanto accaduto l’anno scorso, citando gli attacchi attribuiti a Israele e successivamente agli Stati Uniti. Secondo il ministro, dopo una prima offensiva le forze coinvolte si sarebbero riorganizzate per colpire nuovamente l’Iran.
Il riferimento è alla cosiddetta Guerra dei dodici giorni tra Iran e Israele del 2025, il breve ma intenso conflitto dello scorso giugno che ha segnato uno dei momenti di maggiore tensione nella regione negli ultimi anni.






