Negli Stati Uniti esiste una legge poco conosciuta dal grande pubblico, ma dotata di un potenziale enorme: consente al presidente di ordinare all’esercito di operare sul territorio nazionale e di intervenire direttamente contro cittadini americani in situazioni eccezionali. È l’Insurrection Act, un insieme di norme antiche, stratificate nel tempo, che oggi solleva forti preoccupazioni per la sua ampiezza e per il rischio di abusi. Negli ultimi anni il tema è tornato con forza al centro del dibattito politico, soprattutto dopo che Donald Trump ha minacciato di ricorrere alla legge.
Il problema non riguarda soltanto l’eventualità dell’uso della forza militare, ma il fatto che una legge concepita oltre due secoli fa continui a essere applicabile senza essere stata realmente aggiornata per oltre centocinquant’anni. Il risultato è un potere presidenziale straordinariamente ampio, poco definito e scarsamente limitato, che molti giuristi considerano oggi pericolosamente vulnerabile a un impiego distorto.
Le origini dell’Insurrection Act
L’Insurrection Act non è una singola legge emanata in un momento preciso, ma il prodotto di una serie di provvedimenti adottati dal Congresso tra il 1792 e il 1871. Spesso viene indicata come “Insurrection Act del 1807”, ma in realtà il testo attuale è una combinazione di diverse norme storiche confluite oggi nei paragrafi 251–255 del Titolo 10 del Codice degli Stati Uniti.
La base costituzionale di questa normativa si trova nell’articolo I della Costituzione, che attribuisce al Congresso il potere di “chiamare la milizia per far rispettare le leggi dell’Unione, reprimere le insurrezioni e respingere le invasioni”. L’Insurrection Act è il principale strumento attraverso il quale il presidente esercita questa delega.
La legge costituisce inoltre la più importante eccezione al Posse Comitatus Act, norma che in via ordinaria vieta l’impiego delle forze armate federali nelle attività di polizia civile, un principio che affonda le sue radici nella profonda diffidenza americana verso il coinvolgimento dei militari nel governo civile.
Cosa consente concretamente l’Insurrection Act
In condizioni normali, l’esercito statunitense, comprese le unità della Guardia Nazionale poste sotto comando federale, non può svolgere funzioni di polizia. Questo divieto riflette una tradizione americana consolidata, secondo cui la presenza dei militari nella vita civile costituisce una minaccia per le libertà individuali.
Quando però il presidente invoca l’Insurrection Act, questa barriera viene temporaneamente sospesa. Le truppe possono allora essere utilizzate per affiancare o sostituire le autorità civili nelle attività di ordine pubblico. Ciò può comprendere l’esecuzione di ordini giudiziari federali, la repressione di rivolte contro il governo o l’intervento diretto contro gruppi che ostacolano l’applicazione della legge.

Non ogni utilizzo interno dell’esercito rientra in questo schema. Esistono infatti altre leggi, come lo Stafford Act, che permettono il dispiegamento dei militari in caso di calamità naturali, emergenze sanitarie o crisi simili, senza violare il Posse Comitatus Act e senza autorizzare funzioni di polizia.
In teoria, l’Insurrection Act dovrebbe essere applicato solo in situazioni estreme, quando le autorità civili non sono più in grado di mantenere l’ordine. Tuttavia il testo della legge non definisce in modo rigoroso quando questa soglia venga superata, lasciando al presidente un potere decisionale estremamente ampio su tempi, luoghi e modalità dell’intervento.
Quando il presidente può attivare la legge
L’Insurrection Act prevede tre diversi scenari giuridici nei quali il presidente può ordinare l’intervento militare.
Il primo, contenuto nella Sezione 251, consente l’impiego delle truppe quando il parlamento di uno Stato (o il governatore, se il parlamento non è riunito) chiede formalmente assistenza federale per reprimere un’insurrezione. È la forma più antica della legge ed è anche quella storicamente più utilizzata.
Molto più controversi sono i poteri previsti dalle Sezioni 252 e 253, perché consentono al presidente di agire anche contro la volontà dello Stato interessato. La Sezione 252 autorizza il dispiegamento delle forze armate quando “ostacoli illegali, combinazioni o assembramenti, o ribellioni” rendono impossibile applicare le leggi federali attraverso il normale funzionamento dei tribunali.
La Sezione 253 è articolata in due parti. La prima permette l’intervento militare quando un’insurrezione, una violenza domestica o una cospirazione impediscono l’esecuzione delle leggi al punto da privare una parte della popolazione dei diritti costituzionali, e quando le autorità statali non sono in grado o non vogliono proteggerli. Fu questa disposizione che Eisenhower e Kennedy usarono per imporre la desegregazione scolastica nel Sud dopo la sentenza Brown v. Board of Education.
La seconda parte consente invece l’intervento quando gruppi organizzati ostacolano direttamente l’applicazione delle leggi federali o il corretto funzionamento della giustizia.
I limiti giuridici all’uso della forza militare interna
Sebbene la formulazione dell’Insurrection Act appaia molto ampia, il Dipartimento di Giustizia ha sempre sostenuto che essa sia limitata dalla Costituzione e dalla tradizione giuridica americana. In un memorandum del 1964, il vice procuratore generale chiarì che l’impiego delle truppe è legittimo solo in tre casi: su richiesta di uno Stato per sedare un’insurrezione, per far rispettare un ordine di un tribunale federale, oppure quando l’ordine pubblico è completamente collassato.
Anche il testo della legge stabilisce restrizioni precise: le truppe possono essere usate solo per applicare leggi federali o una ristretta categoria di leggi statali, in particolare quelle in materia di diritti civili. Non potrebbero, ad esempio, essere impiegate per contrastare la criminalità ordinaria di strada, che rientra nella competenza delle autorità locali.
Soprattutto, nessuna legge può sospendere la Costituzione. I militari non possono violare i diritti fondamentali dei cittadini: non possono perquisire abitazioni senza mandato, non possono limitare arbitrariamente le libertà personali e restano soggetti alle leggi federali che regolano la loro condotta, come quelle che vietano la presenza di truppe armate presso i seggi elettorali.
Come è stato utilizzato nella storia americana
Nel corso della storia degli Stati Uniti, l’Insurrection Act è stato invocato circa trenta volte. I primi presidenti, George Washington e John Adams, lo utilizzarono per reprimere rivolte contro l’autorità federale. Abraham Lincoln ne fece uso all’inizio della Guerra Civile, mentre Ulysses S. Grant lo impiegò negli anni Settanta dell’Ottocento per smantellare la prima incarnazione del Ku Klux Klan.
Altri presidenti, tra cui Andrew Jackson, Rutherford B. Hayes e Grover Cleveland, ordinarono interventi militari durante grandi conflitti sindacali, quasi sempre a favore dei datori di lavoro.
Il periodo più emblematico fu quello del movimento per i diritti civili. Eisenhower, Kennedy e Lyndon B. Johnson ricorsero all’Insurrection Act per far rispettare le decisioni dei tribunali federali che imponevano la desegregazione nel Sud. In seguito, Johnson e George H.W. Bush lo utilizzarono durante gravi ondate di disordini civili che causarono decine di vittime.
Negli ultimi 130 anni, l’applicazione della legge si è sostanzialmente concentrata in due sole ipotesi: quando le forze locali erano travolte dagli eventi e chiedevano aiuto, oppure quando le autorità statali ostacolavano l’attuazione delle leggi sui diritti civili.
L’ultima invocazione e il record di inattività
L’ultima volta che un presidente statunitense ha formalmente invocato l’Insurrection Act risale al 1992, quando il governatore della California chiese l’intervento del presidente George H.W. Bush per fronteggiare le rivolte di Los Angeles scoppiate dopo l’assoluzione dei quattro agenti accusati del pestaggio di Rodney King. Quelle violenze causarono 63 morti e danni per circa un miliardo di dollari.

Da allora sono trascorsi 33 anni senza nuove applicazioni: è il periodo più lungo di inattività nella storia della legge. Nessun presidente ha più ordinato il dispiegamento delle truppe senza la richiesta formale di uno Stato dai tempi dell’intervento di Johnson in Alabama nel 1965, durante la marcia da Selma a Montgomery.
Il ruolo dei tribunali e i limiti al controllo giudiziario
Il testo dell’Insurrection Act non definisce concetti cruciali come “insurrezione”, “ribellione” o “violenza domestica”. Nel 1827, nella causa Martin v. Mott, la Corte Suprema affermò che la valutazione dell’emergenza spetta esclusivamente al presidente e che la sua decisione è vincolante per tutti.
Questa affermazione va però letta nel suo contesto: il caso riguardava un soldato che si era rifiutato di mobilitarsi durante la guerra del 1812 e contestava la legittimità dell’ordine. La Corte stabilì che un singolo militare non può sindacare la legalità della chiamata alle armi, ma non affrontò direttamente il tema del controllo giudiziario sull’uso dell’Insurrection Act.
In ogni caso, decisioni successive hanno chiarito che i tribunali possono intervenire se il presidente agisce in mala fede, oltrepassa i limiti di un giudizio ragionevole, commette errori evidenti o opera al di fuori dell’autorità concessagli dalla legge.
Anche quando i giudici non mettono in discussione la decisione di dispiegare le truppe, possono comunque valutare la legittimità delle azioni compiute dai militari una volta sul campo. La sentenza Sterling v. Constantin del 1932 conferma che i cittadini possono ricorrere ai tribunali se ritengono che le forze armate abbiano violato diritti costituzionali o leggi federali.
Insurrection Act e legge marziale: due concetti distinti
Invocare l’Insurrection Act non equivale a dichiarare la legge marziale. Quest’ultima non ha una definizione giuridica precisa negli Stati Uniti, ma indica in genere una situazione in cui il potere militare sostituisce quello civile. L’Insurrection Act, al contrario, consente ai militari di assistere le autorità civili, non di rimpiazzarle. Attualmente, il presidente non dispone di alcuna base legale per proclamare la legge marziale.
Le preoccupazioni legate all’Insurrection Act
L’Insurrection Act rimane una delle espressioni più potenti dell’autorità presidenziale. Nato in un’epoca in cui la giovane repubblica temeva rivolte e invasioni, oggi si inserisce in un contesto politico e tecnologico radicalmente diverso. La sua formulazione ampia, la scarsità di controlli preventivi e il lungo periodo senza riforme sostanziali alimentano il timore che possa essere utilizzato in modo improprio, soprattutto in momenti di tensione politica estrema.






