New York, 30 marzo 2026 – Continua a crescere la preoccupazione per il numero sempre più alto di decessi nei centri di detenzione dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) negli Stati Uniti. Secondo un’inchiesta del New York Times, i primi mesi del 2026 hanno già registrato 13 morti, un dato in aumento rispetto agli anni precedenti e che ha riacceso il dibattito sull’efficacia delle cure sanitarie e sulle condizioni di detenzione.
Aumento delle morti e condizioni critiche nelle strutture ICE
Il sistema di detenzione dell’ICE, che conta ora circa 70.000 detenuti a inizio anno, è sotto pressione per la crescente popolazione carceraria. Nel primo anno dell’amministrazione Trump, le morti erano state 33, mentre nel periodo di Biden la media annuale era scesa a 7. La situazione attuale evidenzia un peggioramento significativo.
Uno dei casi più emblematici è quello di Emmanuel Damas, un richiedente asilo haitiano deceduto in un ospedale di Scottsdale per complicazioni derivanti da un’infezione dentale non trattata adeguatamente. Damas aveva lamentato per settimane un forte dolore, senza ricevere cure tempestive, con testimoni che denunciano anche atteggiamenti irriguardosi da parte del personale del centro di detenzione di Florence, Arizona. Le autorità dell’ICE hanno respinto le accuse, affermando che gli standard sanitari sono rispettati, mentre avvocati e associazioni per i diritti umani denunciano carenze diffuse e hanno avviato cause legali in vari Stati.
Il dibattito politico e le pressioni legislative
Il tema delle morti nelle strutture ICE si inserisce in un contesto politico complesso, con un sistema di detenzione in espansione e un Congresso che valuta possibili interventi per migliorare le condizioni. Diverse organizzazioni e funzionari pubblici, come la consigliera di Chandler Christine Ellis, che ha seguito il caso Damas, chiedono un’indagine approfondita e maggiori garanzie di cura e dignità per i detenuti.
L’aumento dei decessi, accompagnato da segnalazioni di trasferimenti frequenti e condizioni di detenzione precarie, alimenta una crescente polemica sulle responsabilità dell’amministrazione e sull’adeguatezza delle strutture e dei protocolli medici nei confronti di persone trattenute in custodia amministrativa. La questione resta al centro dell’attenzione pubblica e politica, in attesa di sviluppi normativi e giuridici.






