Nelle ultime ore l’agenzia federale statunitense Immigration and Customs Enforcement, nota come ICE, è tornata al centro del dibattito politico e mediatico internazionale in seguito all’uccisione di Renee Nicole Good. Con oltre 20mila dipendenti, un budget di circa otto miliardi di dollari l’anno e una rete di più di 400 uffici in tutto il mondo, ICE rappresenta oggi la seconda più grande agenzia investigativa federale degli Stati Uniti dopo l’FBI.
Origini e missione: la nascita di ICE dopo l’11 settembre
L’ICE è stata istituita nel 2003 attraverso l’Homeland Security Act del 2002, la riforma che creò il Department of Homeland Security (DHS) in seguito agli attentati dell’11 settembre 2001. La nuova agenzia nacque dalla fusione delle unità investigative del servizio doganale americano e del servizio per l’immigrazione e la naturalizzazione, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza nazionale.
La sua missione principale è la tutela della sicurezza pubblica e della sovranità statunitense, in particolare attraverso l’applicazione delle leggi federali in materia di immigrazione, commercio e dogane, ma anche tramite il contrasto al terrorismo, al traffico di droga, al contrabbando di armi, al riciclaggio di denaro e al traffico di esseri umani.
Dal 9 marzo 2025 la direzione dell’agenzia è affidata a Patrick J. Lechleitner, sostituito ad interim a inizio 2025 da Todd M. Lyons.
La struttura operativa dell’ICE
L’organizzazione di ICE si fonda su due grandi apparati. Il primo è l’Enforcement and Removal Operations (ERO), che rappresenta il braccio operativo dell’agenzia. È responsabile degli arresti, della detenzione e dell’espulsione delle persone che si trovano illegalmente negli Stati Uniti o che hanno violato le leggi sull’immigrazione. Gestisce inoltre i centri di detenzione civile e coordina ogni fase del procedimento: identificazione, custodia, trasferimento, cauzione, libertà vigilata e rimpatrio.
Il secondo pilastro è la Homeland Security Investigations (HSI), principale componente investigativa del DHS. HSI conduce indagini su un vasto ventaglio di reati federali, dal cyberterrorismo al traffico internazionale di droga, esseri umani, armi e capitali. Dispone di circa 8.700 agenti distribuiti in oltre 300 uffici, di cui circa un centinaio situati all’estero.
Le divisioni di supporto e il controllo interno
Accanto alle due strutture principali operano tre divisioni di supporto. La Management & Program Administration cura le infrastrutture tecnologiche, la gestione finanziaria, il bilancio e la valutazione delle performance operative dell’agenzia. L’Office of Principal Legal Advisor fornisce consulenza giuridica attraverso oltre 1.700 avvocati e circa 300 collaboratori. L’Office of Professional Responsibility vigila sul rispetto degli standard professionali, indagando su eventuali abusi, violazioni interne, minacce al personale e condotte illecite di dipendenti e appaltatori.
I numeri delle detenzioni
Tra ottobre 2014 e novembre 2024 ICE ha registrato circa 3,62 milioni di ingressi nei centri di detenzione. Il picco si è verificato nel 2019 con 510.850 arresti, mentre il minimo nel 2020 con 182.870. La media dell’ultimo decennio si attesta intorno a 324.900 persone l’anno.
Nel 2024 le detenzioni sono state quasi 278.000, il 34,7% in meno rispetto al 2014. I cittadini messicani rappresentano il gruppo più numeroso con il 31,1% del totale, seguiti da guatemaltechi (17,1%) e honduregni (12,8%).
Secondo i dati ufficiali, circa il 29% delle persone arrestate tra il 2018 e il 2024 possedeva precedenti penali negli Stati Uniti. Nel 2024, tra questi soggetti, il 43,8% aveva condanne per reati minori, il 35,2% per reati gravi e il 17% per crimini aggravati.
Chi può essere detenuto e quando scatta la detenzione obbligatoria
In base all’Immigration and Nationality Act, ICE applica due tipologie di detenzione: discrezionale e obbligatoria. La detenzione discrezionale riguarda le persone in attesa di decisione sul rimpatrio e consente il rilascio su cauzione minima di 1.500 dollari o sotto supervisione, anche tramite programmi alternativi che includono monitoraggio GPS e controlli elettronici.
La detenzione obbligatoria, invece, si applica agli immigrati non autorizzati che abbiano commesso reati gravi, come quelli legati al terrorismo o alla cosiddetta “moral turpitude”, e generalmente esclude il rilascio su cauzione.
Nel solo anno fiscale 2024 ICE ha effettuato 149.070 arresti per violazioni delle leggi sull’immigrazione.
Dove vengono detenute le persone e come funzionano i centri
L’ICE gestisce oltre 100 strutture di detenzione negli Stati Uniti, distribuite in 122 centri operativi, molti dei quali situati negli Stati di confine con il Messico. I centri con il maggior numero medio di detenuti giornalieri includono quelli di Natchez (Mississippi), Pearsall (Texas), Lumpkin (Georgia), Winnfield (Louisiana) e San Diego (California).
Le strutture seguono rigidi standard nazionali per garantire sicurezza, assistenza sanitaria, diritti religiosi, accesso legale, comunicazioni e visite. Dal dicembre 2021 ICE ha cessato la detenzione delle famiglie, affidando i minori non accompagnati al Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani.
Espulsioni e rimpatri: milioni di persone in dieci anni
Tra il 2014 e il 2024 ICE ha rimpatriato circa 2,32 milioni di persone. Il picco si è registrato nel 2014 con 315.940 espulsioni, il minimo nel 2021 con 59.010. La media annua è di circa 206.565 rimpatri.
Nel 2024 ICE ha effettuato 271.480 rimpatri, il secondo dato più alto dell’ultimo decennio. Anche in questo caso i cittadini messicani costituiscono la maggioranza con il 51,8%, seguiti da guatemaltechi (17,2%) e honduregni (12,1%).
Chi non può rientrare nel proprio Paese per conflitti, disastri naturali o altre condizioni straordinarie può ottenere lo status di protezione temporanea, che consente la permanenza negli Stati Uniti senza però garantire la residenza permanente.
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