Roma, 1 aprile 2026 – Gli Emirati Arabi Uniti si preparano ad assumere un ruolo attivo nel conflitto che coinvolge lo Stretto di Hormuz, una delle vie marittime più strategiche al mondo per il transito del petrolio. Lo riferisce il Wall Street Journal citando fonti arabe, secondo cui gli Emirati stanno esercitando pressioni per coinvolgere Stati Uniti, potenze europee e asiatiche in una coalizione militare finalizzata a riaprire la via navigabile, attualmente bloccata dal governo iraniano.
Emirati Arabi Uniti: una decisione storica per lo Stretto di Hormuz
Gli Emirati Arabi Uniti, fino ad oggi attori principalmente diplomatici nella regione, potrebbero diventare il primo paese del Golfo Persico a scendere direttamente in campo dopo essere stati bersaglio di attacchi iraniani. Funzionari emiratini hanno dichiarato di aver sollecitato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a emanare una risoluzione che autorizzi l’uso della forza per forzare il passaggio nello Stretto di Hormuz. Questo stretto, che separa la penisola arabica dalle coste iraniane e collega il Golfo di Oman con il Golfo Persico, è un punto cruciale per il commercio globale del petrolio, con circa un quarto della produzione mondiale che vi transita.
La posizione degli Emirati e le tensioni con l’Iran
Un funzionario degli Emirati ha spiegato che il regime iraniano percepisce il conflitto come una lotta per la propria sopravvivenza, minacciando di trascinare l’economia globale nella crisi bloccando lo Stretto. Dopo l’attacco israeliano e statunitense del 28 febbraio 2026, Teheran ha imposto un blocco navale, minacciando di distruggere qualsiasi nave che tenti di attraversare la zona. Gli Emirati, in risposta, hanno avviato un’iniziativa diplomatica e militare per riprendere il controllo della rotta marittima, essenziale per gli scambi energetici mondiali.
L’azione degli Emirati rappresenta un significativo cambiamento nella strategia del Golfo, segnando una possibile escalation del conflitto regionale. Nel frattempo, gli Stati Uniti valutano un possibile dispiegamento di truppe e supporto militare, mentre la comunità internazionale segue con attenzione gli sviluppi di questa crisi che potrebbe avere ripercussioni globali.






