Mosca, 28 gennaio 2026 – Il Cremlino rinnova l’invito al presidente ucraino Volodymyr Zelensky a recarsi a Mosca per colloqui diretti con Vladimir Putin, sottolineando la disponibilità russa a mantenere canali di comunicazione aperti nonostante la guerra in corso in Ucraina. Questo tema è tornato al centro dell’attenzione durante le recenti dichiarazioni ufficiali di esponenti del governo russo.
Guerra in Ucraina: la proposta russa per un incontro tra Putin e Zelensky
Il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov ha confermato che l’ipotesi di colloqui tra i due leader è stata discussa anche nelle conversazioni telefoniche avute da Vladimir Putin con il presidente statunitense Donald Trump. In particolare, Trump aveva suggerito di considerare la possibilità di un incontro a Mosca. Ushakov ha precisato che la Russia “non ha mai rifiutato e non rifiuterà questo tipo di contatto”.
Già nel settembre 2025, tramite il portavoce Dmitry Peskov, la presidenza russa aveva avanzato la proposta di colloqui diretti a Mosca. Peskov aveva chiarito che Zelensky è stato invitato “per parlare, non per capitolare”. Tuttavia, tale proposta era stata respinta dalle autorità di Kiev, che l’avevano definita inaccettabile.
Le posizioni ufficiali e le dinamiche del conflitto
Sul fronte delle informazioni relative alle perdite militari, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha definito “inaffidabili” i dati diffusi dal think tank statunitense Center for Strategic International Studies, che stimavano in quasi 1,2 milioni le perdite russe in Ucraina. Peskov ha invitato a fare affidamento esclusivamente sulle comunicazioni ufficiali del ministero della Difesa russo, unico ente autorizzato a fornire dati sulle perdite nell’ambito dell’operazione militare speciale.
Inoltre, Peskov ha interpretato come “un progresso” l’avvio di colloqui tra esperti russi e ucraini, mediati dagli Stati Uniti ad Abu Dhabi, sottolineando che ulteriori sviluppi dipenderanno dall’atteggiamento costruttivo delle parti coinvolte. La Russia si dichiara pertanto “aperta al processo negoziale”, un segnale che indica almeno una disponibilità formale al dialogo nonostante la complessità del contesto bellico.






