Israele sta pianificando una nuova offensiva militare nella Striscia di Gaza, prevista per il mese di marzo. L’indiscrezione, riportata da diversi media internazionali, evidenzia come il governo israeliano stia preparando una ripresa delle operazioni belliche dopo la fragile tregua raggiunta lo scorso ottobre.
Gaza: la posizione di Netanyahu e i piani militari israeliani
Secondo quanto riferito dal Times of Israel e dal Wall Street Journal, il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha confermato di aver accettato, nell’incontro con l’ex presidente statunitense Donald Trump, di collaborare per far avanzare il cessate il fuoco. Tuttavia, Netanyahu nutre forti dubbi sull’efficacia degli sforzi per disarmare il movimento palestinese di Hamas. Di conseguenza, ha incaricato le Forze di Difesa Israeliane (IDF) di elaborare un piano di emergenza per una possibile nuova offensiva a Gaza.
Le operazioni militari previste sono di ampia portata e mirano a estendere il controllo israeliano, spingendo la linea di demarcazione del cessate il fuoco verso la costa dell’enclave palestinese, con un focus particolare su Gaza City. La prosecuzione delle operazioni, tuttavia, dipenderà dal via libera degli Stati Uniti, che stanno ancora cercando di consolidare una seconda fase della tregua, inclusiva del disarmo di Hamas.
Hamas e la preparazione al conflitto
Dal lato palestinese, Hamas sta lavorando alla ricostruzione delle proprie capacità militari, inclusa la riparazione dell’infrastruttura di tunnel danneggiata dai precedenti bombardamenti israeliani. Il movimento ha inoltre beneficiato di un afflusso di fondi che gli ha consentito di garantire regolarmente gli stipendi ai propri combattenti, rafforzando così la propria struttura militare e amministrativa all’interno della Striscia di Gaza.
Nonostante le pressioni internazionali per il disarmo, Hamas continua a rifiutare qualsiasi forma di smilitarizzazione, mantenendo una posizione di resistenza attiva contro Israele. Questo scenario contribuisce a mantenere alta la tensione nella regione, con il rischio di un’escalation militare sempre più imminente.






