New York, 26 febbraio 2026 – La famiglia di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU sui territori palestinesi occupati, ha avviato una causa civile contro il presidente Donald Trump e alti funzionari dell’amministrazione statunitense. Il ricorso è stato depositato presso il Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia e contesta le sanzioni imposte dalla Casa Bianca a causa del sostegno della Albanese alle indagini giudiziarie contro leader israeliani e imprese internazionali coinvolte nel conflitto a Gaza.
La causa legale contro le sanzioni statunitensi
Il ricorso sostiene che le sanzioni rappresentano una violazione dei diritti fondamentali garantiti alla Albanese dal Primo, Quarto e Quinto Emendamento della Costituzione americana, denunciando il sequestro irragionevole dei suoi beni senza un giusto processo. A firmare la denuncia sono il marito di Francesca Albanese, Massimiliano Cali, e il figlio della coppia, poiché le norme ONU impediscono alla relatrice di agire in proprio nome.
La famiglia denuncia inoltre gravi limitazioni nell’accesso ai propri conti bancari, ai rapporti accademici con diverse università, alla possibilità di viaggiare negli USA e persino all’uso di un appartamento a Washington. Nel documento legale si legge: “Le sanzioni, se usate correttamente, sono uno strumento potente contro terroristi e regimi autoritari, ma diventano un abuso quando mirano a mettere a tacere punti di vista sgraditi e violare i diritti costituzionali di cittadini non graditi al governo“.
Chi è Francesca Albanese e il contesto delle sanzioni
La giurista italiana Francesca Paola Albanese, laureata in giurisprudenza all’Università di Pisa e con un master in diritti umani presso la SOAS di Londra, è relatrice speciale ONU dal maggio 2022. Nota per le sue critiche severe all’occupazione israeliana della Striscia di Gaza, Albanese ha più volte denunciato presunti crimini internazionali e ha chiesto un piano globale per porre fine al regime di apartheid israeliano nei territori occupati.
Nel luglio 2025, l’amministrazione Trump ha inserito Albanese nella lista delle persone sanzionate, accusandola di “fomentare antisemitismo, sostenere il terrorismo e disprezzare gli Stati Uniti e Israele“. Questa mossa ha avuto ripercussioni anche in Europa e in Italia, dove alcune banche hanno rifiutato di aprirle conti correnti, suscitando un acceso dibattito sull’ingerenza degli USA nelle scelte finanziarie degli intermediari nazionali.
Organizzazioni come Amnesty International e le Nazioni Unite hanno condannato le sanzioni, definendole un attacco all’indipendenza e al lavoro di Albanese, mentre la comunità internazionale è divisa tra chi sostiene la sua causa e chi ne critica il ruolo. La famiglia della relatrice continua ora la battaglia legale negli USA per far dichiarare incostituzionali le restrizioni imposte.






