Roma, 2 aprile 2026 – La crisi in Sudan, ormai al suo terzo anno di conflitto, continua a rappresentare una delle emergenze umanitarie più gravi al mondo, con un impatto devastante sulla popolazione civile. Le violenze persistono nelle regioni del Darfur e di Kordofan, dove si scontrano le forze dell’esercito governativo sudanese (SAF) e le milizie delle Forze di Supporto Rapido (RSF). E con la guerra in Iran la crisi sembra destinata a peggiorare.
Sudan: una crisi umanitaria senza precedenti
Secondo l’ong Emergency, gli effetti del conflitto coinvolgono circa 33,7 milioni di persone, metà delle quali sono bambini. Il numero degli sfollati interni ha raggiunto i 9,3 milioni, mentre 4,3 milioni hanno cercato rifugio nei Paesi confinanti. La capitale Khartoum e le aree circostanti soffrono per la carenza di servizi essenziali come acqua potabile ed energia elettrica, con l’80% delle strutture sanitarie fuori uso. Matteo D’Alonzo, direttore programma Emergency in Sudan, sottolinea come la situazione sanitaria sia critica e in continuo peggioramento.
L’emergenza sanitaria colpisce in modo particolare i più piccoli: oltre 5 milioni di bambini sono stati costretti a fuggire dalle zone di guerra. Laura Ena, infermiera coordinatrice di Emergency a Khartoum, segnala che il 60% dei piccoli pazienti presenta malattie gravi, molte delle quali prevenibili con la vaccinazione, ma che in questo contesto risultano di difficile accesso. Inoltre, un bambino su tre nel Paese non ha alcuna copertura vaccinale.
Malnutrizione e insicurezza alimentare a livelli critici
La malnutrizione rappresenta un altro dramma per la popolazione sudanese. Stime recenti indicano che 19 milioni di persone soffrono di malnutrizione, inclusi 4,2 milioni di bambini. Nel Darfur, in particolare ad Al-Fashir e Tawila, le organizzazioni umanitarie come Medici Senza Frontiere (MSF) hanno riscontrato tassi di malnutrizione gravissima: oltre il 70% dei bambini e il 60% degli adulti fuggiti dal conflitto sono gravemente malnutriti. Le condizioni di assedio protratte per oltre 500 giorni hanno reso la situazione insostenibile, con la popolazione costretta a ricorrere a fonti alimentari di estrema emergenza, come il mangime per animali.
L’instabilità e la guerra hanno inoltre determinato un aumento dei casi di colera e gastroenterite, con un ulteriore aggravio sulla fragile rete sanitaria. Ljubica Ledenski, direttrice del Centro Emergency a Nyala, evidenzia il rischio crescente legato alla stagione delle piogge.
La situazione in Sudan è ulteriormente complicata dal conflitto in Iran e dalla chiusura dello stretto di Hormuz, che minaccia l’approvvigionamento di farmaci e l’aumento del costo del carburante necessario al funzionamento delle strutture sanitarie.
Le organizzazioni umanitarie insistono sulla necessità di garantire un accesso sicuro e senza ostacoli per fornire assistenza medica e alimentare a milioni di persone intrappolate nella crisi, che continua a mietere vittime tra le fasce più vulnerabili della popolazione sudanese.






