Gli attacchi Houthi al-Mokha hanno colpito il porto con missili balistici e droni, interrompendo il traffico marittimo secondo gli ultimi sviluppi.
Dettagli sugli attacchi Houthi al-Mokha
I ribelli Houthi hanno lanciato missili balistici e droni contro il porto di al-Mokha. I mezzi impiegati includono sia ordigni guidati sia velivoli a pilotaggio remoto. Le modalità degli attacchi sono state riportate come ripetute e mirate sulle infrastrutture portuali. Le autorità locali e fonti sul campo hanno segnalato danni alle strutture portuali e interruzioni alle operazioni commerciali.
Gli attacchi Houthi al-Mokha compaiono in un quadro regionale già teso. La continuità delle operazioni dei ribelli e la loro capacità di colpire obiettivi marittimi sono elementi che attirano l’attenzione degli attori regionali e internazionali.
Reazioni politiche: piano per Gaza e posizioni dell’Egitto
Nel frattempo agli attacchi, la scena diplomatica registra un rifiuto di peso. Benjamin Netanyahu ha respinto il piano di pace in 15 punti proposto da Donald Trump. Trump ha rilanciato pubblicamente un articolo di Hillary Clinton a sostegno del suo progetto per Gaza, segnando una risposta politica immediata al no di Netanyahu.
Il responsabile della diplomazia del paese ha ribadito che lo sfollamento dei palestinesi da Gaza costituisce una «linea rossa». Questa presa di posizione di quel paese inserisce un elemento di frizione nel dibattito sulla gestione delle popolazioni civili e sulle proposte di piano.
Le reazioni politiche si innestano sugli attacchi Houthi al-Mokha e sulla crescente attenzione al controllo del traffico marittimo e delle rotte commerciali nel Mar Rosso. Gli sviluppi congiunti tra azioni militari e prese di posizione diplomatiche tracciano un nodo di tensione che resta sotto osservazione.
Il coordinamento tra operazioni militari e schermaglie politiche potrebbe influire sulle prossime mosse delle capitali regionali. Tuttavia, al momento, non sono state annunciate nuove iniziative concrete di de-escalation.
Come prossimo passo, gli osservatori guarderanno alla capacità delle autorità portuali di ripristinare i collegamenti e alla risposta diplomatica delle capitali coinvolte. Il responsabile della diplomazia del paese ha confermato la netta opposizione allo sfollamento e il tema rimane al centro del confronto politico.
Guerra in Iran, la diretta di oggi, 9 agosto
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha espresso l’auspicio che i colloqui con l’Oman portino a risultati sullo Stretto di Hormuz, indicando come obiettivo politico il superamento della condizione di “né guerra né pace” in cui si trova il Paese. Intanto i Guardiani della Rivoluzione iraniana (IRGC) hanno posto le proprie condizioni per la riapertura della via d’acqua: tra queste, la fine del blocco navale statunitense e il riconoscimento di compensazioni per i danni provocati dalla Guerra.
Cosa sapere:
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Masoud Pezeshkian punta a ottenere risultati dai colloqui con l’Oman sullo Stretto di Hormuz.
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Il presidente iraniano chiede di superare la fase di “né guerra né pace”.
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L’IRGC ha fissato condizioni precise per la riapertura dello Stretto.
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Tra le richieste figura la fine del blocco navale statunitense.
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I Guardiani della Rivoluzione chiedono anche compensazioni per i danni di guerra.
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Cosa sta succedendo
La tensione mediorientale resta alta con Benjamin Netanyahu che rifiuta il piano di pace a 15 punti di Donald Trump, mentre l’Egitto si oppone allo sfollamento dei palestinesi da Gaza definendolo una linea rossa. Trump ha rilanciato un articolo di Hillary Clinton che difende il suo piano per Gaza, segnando la prima risposta pubblica dopo il rifiuto di Netanyahu.
Ultimi sviluppi: Trump condivide su Truth Social un articolo di Clinton a sostegno del suo piano per Gaza; i ribelli Houthi continuano gli attacchi con missili e droni sul porto di al-Mokha; il ministro egiziano degli Esteri ribadisce il no allo sfollamento dei palestinesi.
- Trump: condivide articolo di Hillary Clinton che difende il suo piano per Gaza
- Houthi: attacchi con missili balistici e droni sul porto di al-Mokha
- Egitto: ministro degli Esteri conferma «linea rossa» lo sfollamento dei palestinesi da Gaza
Il presidente Donald Trump ha pubblicato su Truth Social un articolo di Hillary Clinton che difende il suo piano per Gaza, segnando la sua prima risposta pubblica dopo il rifiuto espresso domenica dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Nell'articolo del Financial Times di giugno, Clinton scrive che «il mondo potrebbe non gradire il piano di Trump per Gaza, ma non esiste alternativa», aggiungendo che se anche lei, avversaria accanita di Trump, lo accetta come la migliore opzione, altri dovrebbero fare lo stesso. La scelta di Trump di rilanciare un testo di Clinton è significativa, considerando che durante la campagna presidenziale del 2016 aveva detto che lei «finirebbe in prigione» se fosse stato eletto.
I combattenti Houthi hanno ripreso gli attacchi contro il porto di al-Makha, sul Mar Rosso, secondo un portavoce militare yemenita. Il canale Al Masirah, vicino agli Houthi, ha trasmesso il lancio di missili balistici e droni contro concentrazioni di truppe saudite e depositi di armi, ha scritto il portavoce Yahya Saree su Telegram. L’esercito yemenita ha riferito che un attacco precedente di domenica ha causato almeno sette morti e decine di feriti.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu rifiuta il piano di pace in 15 punti proposto da Donald Trump, affermando che Israele non si ritirerà finché Hamas non si disarma completamente. Hamas conferma di restare impegnata nel piano, mentre Trump non risponde direttamente alla dichiarazione. Gli Stati Uniti mantengono una linea prudente nei confronti di Teheran, osservando l’aumento della pressione economica sull’Iran, definito «senza soldi». Il leader supremo Mojtaba Khamenei nomina un ex comandante dei Guardiani della Rivoluzione al vertice della sicurezza nazionale iraniana. Intanto, continuano i raid nella Cisgiordania occupata e l’artiglieria israeliana spara nel nord e centro della Striscia di Gaza. L’esercito yemenita riferisce che un attacco degli Houthi al porto di al-Makha ha causato sette morti e decine di feriti.
Nickolay Mladenov, responsabile del Board of Peace istituito da Donald Trump, conferma che il piano per Gaza sostenuto dagli Stati Uniti resta «l'unica via da seguire». Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha respinto oggi la proposta. Mladenov ha sottolineato che questa opzione è necessaria per evitare un nuovo attacco come quello di Hamas del 7 ottobre 2023.
I ribelli Houthi hanno colpito il porto della città yemenita di Mokha con missili e droni. Reuters riporta la notizia citando un portavoce dell'esercito regolare yemenita.
Trump ha scelto un approccio diplomatico verso l'Iran, rinunciando a un attacco su larga scala contro obiettivi militari e civili iraniani. L’azione avrebbe dovuto ottenere concessioni su stretto di Hormuz, programma nucleare e sostegno a Hamas e Hezbollah. Il cambio di strategia arriva in un clima di crescente malcontento tra elettori democratici, indipendenti e alcuni repubblicani, preoccupati per le conseguenze economiche e la mancanza di una strategia di uscita. Trump ha pubblicato su Truth Social che i suoi sondaggi interni mostrano ancora sostegno alla guerra, ma il tema resta centrale in vista delle elezioni del 3 novembre.
Coloni israeliani, protetti dall'esercito, attaccano contadini palestinesi ad Al-Mughayyir, a nord-est di Ramallah, senza causare feriti. Le forze israeliane irrompono nel villaggio, arrestano due giovani e lanciano gas lacrimogeni. Altre incursioni avvengono nel quartiere Al-Naqqar di Qalqilya e alle Piscine di Salomone, a sud di Betlemme, dove si registrano tensioni crescenti. A Turmus Ayya, sempre vicino a Ramallah, i militari israeliani attraversano la città con i loro mezzi.
Il leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei ha nominato Mohsen Rezaee segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, ruolo di massimo rilievo nel paese e sua rappresentanza diretta. Rezaee, ex comandante dei Guardiani della Rivoluzione, sostituisce Ali Larijani, ucciso in attacchi Usa-israeliani a marzo, e Mohammad Bagher Zolghadr. Khamenei ha inoltre confermato Zolghadr come suo consigliere politico. Rezaee ha guidato le forze iraniane durante la guerra Iran-Iraq negli anni Ottanta, definita «Difesa Sacra».
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha respinto con fermezza il piano di pace a 15 punti proposto da Donald Trump, dichiarando «Lo rifiutiamo». Questa posizione mette a rischio la principale iniziativa diplomatica dell'amministrazione americana, che cerca una vittoria in politica estera. Trump aveva recentemente definito un successo storico il disarmo di Hamas, ma il rifiuto israeliano potrebbe compromettere l'intero progetto. Finora il presidente non ha esercitato pressioni dirette, ma ha espresso pubblicamente il suo disappunto.
Un carro armato israeliano ha invaso la città di Hadatha, nel sud del Libano, e le truppe hanno dato fuoco a diversi edifici, riferisce l'agenzia nazionale libanese Nna. L'azione segue le accuse della componente politica di Hezbollah contro Israele per aver distrutto l'ambiente, radendo al suolo foreste e incendiando ulivi secolari nel sud del Libano.
La Casa Bianca si dice «non preoccupata» dal rifiuto del primo ministro israeliano Netanyahu al piano in 15 punti del presidente Donald Trump, che prevede il ritiro di Israele da Gaza e il disarmo di Hamas. Una fonte statunitense di alto livello ha spiegato a Channel 12 News che comprendono le esigenze politiche di Netanyahu e non hanno problemi, purché Israele sospenda gli attacchi a Gaza come richiesto.
Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty ha chiesto il completo ritiro israeliano da Gaza e l'apertura della Striscia per garantire aiuti umanitari continui, in linea con il piano di pace di Donald Trump. Lo ha detto in una telefonata con Nikolay Mladenov, direttore generale del comitato di pace di Trump, secondo un comunicato del ministero egiziano. Hanno inoltre discusso del dispiegamento della Forza Internazionale di Stabilizzazione prevista per la sicurezza a Gaza. Il premier israeliano Netanyahu ha respinto formalmente il piano di pace a 15 punti domenica.
Funzionari dell'amministrazione Usa hanno riferito ad Axios che Donald Trump era orientato a riprendere operazioni militari contro l'Iran, ma ha deciso di sospendere l'escalation. Le fonti segnalano tensioni nella leadership iraniana tra la fazione di Masoud Pezeshkian, favorevole a un'intesa per evitare il collasso economico, e quella vicina ad Ahmad Vahidi, contraria a concessioni.
Alcuni funzionari dell'amministrazione Usa riferiscono ad Axios che Donald Trump era pronto a lanciare operazioni militari su larga scala contro l'Iran, ma ha deciso di sospendere l'escalation. La prosecuzione dei combattimenti potrebbe permettere a Teheran di evitare le conseguenze della guerra, mentre l'assenza di ostilità costringerebbe l'Iran ad affrontare la crisi economica e i danni infrastrutturali. Le fonti segnalano inoltre tensioni nella leadership iraniana tra la fazione di Masoud Pezeshkian, favorevole a un'intesa con Washington, e quella del comandante dei Guardiani della Rivoluzione Ahmad Vahidi, contraria.
Donald Trump conferma di mantenere un «basso profilo» verso l'Iran, privilegiando la pressione economica rispetto a un intervento militare. «Stiamo negoziando solo in parte», ha detto in un’intervista ad Axios, sottolineando le difficoltà economiche di Teheran aggravate dal blocco navale statunitense. Trump ha aggiunto che il calo del prezzo del petrolio a circa 75 dollari al barile aiuta i consumatori americani. «Si sistemerà tutto. È come una partita a scacchi», ha concluso.
Trump ha detto che gli Stati Uniti adottano un approccio «low-key» nei confronti dell'Iran, riferisce Reuters citando un'intervista telefonica con Axios. «Stiamo mantenendo un profilo basso», ha dichiarato durante la breve conversazione, riferendosi alla pressione economica su Teheran. «Siamo solo in una semi-negoziazione con loro. Osserviamo l'Iran con la sua enorme inflazione e la mancanza di risorse finanziarie», ha aggiunto.
Un dirigente di Hamas ha dichiarato alla Bbc che l'organizzazione «riafferma il suo impegno ad agire seriamente e responsabilmente per attuare» il piano in 15 punti sulla Striscia di Gaza sostenuto dagli Stati Uniti nel Board of Peace. Il piano era stato accettato da Hamas nei giorni scorsi, mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu lo ha respinto oggi. La fonte ha chiesto ai mediatori di garantire che tutte le parti rispettino gli accordi presi.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha giustificato gli attacchi di Teheran contro Paesi che ospitano basi militari statunitensi, affermando che l'Iran ha il diritto di reagire a partire da quelle installazioni. «Non possiamo restare a guardare mentre dal vostro territorio vengono lanciati attacchi contro di noi senza dire nulla», ha detto Pezeshkian, aggiungendo che era necessario rispondere per impedirne il ripetersi.
Gli attacchi israeliani in Libano hanno causato 4.335 morti e 12.277 feriti dal 2 marzo, riferisce il ministero della Salute libanese.
Il giornalista israeliano Gideon Levy, di Haaretz, ha affermato che Benjamin Netanyahu non ha mai avuto intenzione di ritirarsi da Gaza, respingendo così il piano di Trump con Hamas. Levy ha spiegato che l'accordo iniziale di Netanyahu per partecipare ai negoziati mediati dagli Stati Uniti serviva solo a compiacere Washington, con condizioni «molto vaghe» sul disarmo di Hamas. Secondo Levy, non è mai stato chiaro come o chi avrebbe controllato il disarmo, che rappresentava una scusa per rinviare il ritiro. Con le elezioni in avvicinamento, Netanyahu vuole dimostrare di non aver ceduto su Gaza e di voler mantenere la presenza israeliana, come era nelle sue intenzioni fin dall'inizio.
Donald Trump sperava di dichiarare la vittoria con la riapertura completa dello Stretto di Hormuz, riducendo le operazioni militari anche senza un accordo sul nucleare iraniano. L'Iran ha alzato il prezzo per garantire il passaggio libero, chiedendo il ritiro delle forze americane, la fine del blocco navale, la revoca delle sanzioni, lo sblocco dei beni congelati e risarcimenti di guerra. Washington non accetta restrizioni al transito delle sue navi né pagamenti a Teheran, riducendo così i margini di manovra di Trump.
Mohammad Abdul Qader Diab, detenuto di Gaza in Israele dal dicembre 2023, è morto in custodia, riferisce l'agenzia Wafa. Il Servizio penitenziario israeliano ha confermato il decesso, attribuendolo a una condizione di salute, ma la famiglia nega, sostenendo che era in buona salute al momento dell'arresto. La Commissione palestinese per i detenuti stima che Diab sia deceduto intorno al 18 settembre 2024, portando a 91 il numero di palestinesi morti in custodia israeliana dal 7 ottobre 2023. Migliaia di detenuti palestinesi sono trattenuti in Israele, molti senza processo.
Un bambino è rimasto ferito da colpi di arma da fuoco dell'esercito israeliano nel quartiere Al-Najjar di Khan Younis. Nelle aree a est della città si registrano anche bombardamenti.
Il sultano di Oman, Haitham bin Tariq Al Said, ha concluso una visita ufficiale a Doha e ha incontrato l'emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani. Hanno discusso delle relazioni bilaterali e di modi per «sostenere e rafforzare» i rapporti a vari livelli, oltre a scambiarsi opinioni su temi di interesse comune, secondo una nota del governo qatariota. Oman sta negoziando con l'Iran un accordo quadro per la gestione congiunta dello Stretto di Hormuz, che potrebbe favorire un riavvicinamento più ampio con gli Stati Uniti. Il Qatar ha svolto un ruolo di mediatore nei colloqui di pace tra Iran e Usa.
Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty ha espresso ottimismo sul raggiungimento imminente di un accordo provvisorio sulla navigazione nello Stretto di Hormuz. In un’intervista a «Al Ghad», ha sottolineato che Il Cairo continua a coordinarsi con partner regionali per ridurre le tensioni e favorire la ripresa dei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Abdelatty ha indicato come priorità la trasformazione del memorandum d’intesa tra Washington e Teheran in un accordo definitivo su nucleare, sanzioni e navigazione. Pur condannando gli attacchi iraniani contro i Paesi del Golfo, il ministro ha difeso il mantenimento dei contatti diplomatici con Teheran per evitare un’escalation.
Il governo yemenita ha definito «terroristico» l'attacco delle forze Houthi al porto di al-Makha, nel governatorato di Taiz, secondo un comunicato dell'agenzia Saba. L'attacco rientra in una «strategia sistematica» degli Houthi contro porti e infrastrutture, mentre la milizia accusa il governo di assediare lo Yemen, definita un'«ironia innegabile». Il governo ha denunciato l'azione come «atto di guerra contro lo Stato, la società e l'economia nazionale», accusando l'Iran di fornire armi e supporto tecnico agli Houthi e avvertendo che la minaccia si estende alla sicurezza regionale e al traffico marittimo nel Mar Rosso. Ha promesso di assumersi «pienamente le responsabilità nazionali e costituzionali» per proteggere porti e strutture vitali, invitando la comunità internazionale a passare «dalle condanne alle azioni concrete» per bloccare finanziamenti e armi agli Houthi.
L'esercito israeliano afferma di aver distrutto la scorsa settimana un tunnel di Hezbollah nel sud del Libano. Il tunnel è stato individuato dai riservisti della 55esima Brigata Paracadutisti. Le truppe hanno rinvenuto numerose armi, tra cui fucili d'assalto, lanciamissili anticarro e razzi, riferisce The Times of Israele.
Coloni israeliani effettuano raid in più località della provincia di Ramallah ed el-Bireh, tra cui il villaggio di Deir Jarir a est di Ramallah e la città di Beitillu a nord-ovest. A Khirbet Farasin, nella parte occidentale di Jenin, i coloni tagliano decine di alberi da frutto nei campi di un contadino palestinese. Circa 133 fedeli israeliani, scortati dalla polizia, entrano nella spianata delle Moschee per compiere rituali nei cortili. Ministri e parlamentari israeliani partecipano a una cerimonia per la fondazione del nuovo insediamento illegale Emek Dotan ad Arrabeh, nel sud-ovest di Jenin.
I Guardiani della Rivoluzione iraniani confermano che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso finché gli Stati Uniti non accetteranno tutte le condizioni di Teheran. Il corpo militare definisce lo stretto «un vero e proprio teatro di guerra» e non più solo una via marittima. La strategia attuale prevede di mantenere la chiusura fino a un completo accordo con Washington.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu respinge pubblicamente il piano per Gaza, una mossa legata alle prossime elezioni, afferma l’ex consigliere Mitchell Barak. Barak definisce questa posizione «l’apertura» di Netanyahu, annunciata durante una riunione di governo «molto di destra» con scadenza ravvicinata, pensata per il suo elettorato più conservatore. L’ex consigliere prevede che Israele accetterà il piano Trump «prima o poi», considerando il rifiuto una questione di «sequenza e tempi» legata allo smantellamento di Hamas. Barak sottolinea che la vera forza di Netanyahu è il rapporto con Trump, «il migliore tra i leader mondiali», che il premier non vuole perdere.
L'ex capo della giustizia iraniana Ayatollah Amoli Larijani ha dichiarato che l'Iran non cederà il controllo dello Stretto di Hormuz «a ogni costo», secondo l'emittente statale IRIB. Larijani, attuale presidente del Consiglio per la Disciplina, ha sottolineato la sovranità iraniana sul passaggio strategico nonostante i tentativi dei «nemici» di isolarlo.
Hamas conferma l'impegno nella roadmap concordata dieci giorni fa al Cairo con i mediatori. Basem Naim, dirigente del movimento palestinese, chiede agli Stati Uniti di esercitare pressione sul governo israeliano per rispettare gli accordi. «Ci aspettiamo che i mediatori e il garante statunitense facciano pressione su Netanyahu e sul suo governo affinché rispettino la roadmap», ha detto Naim.
Hamas conferma l'impegno al piano in 15 punti per la seconda fase della tregua a Gaza. Il gruppo palestinese indica come priorità la completa cessazione degli attacchi contro i palestinesi, il ritiro delle truppe israeliane, l'apertura dei valichi e l'ingresso di aiuti e materiali per la ricostruzione. Hamas invita mediatori e paesi garanti a «assumersi le proprie responsabilità» per evitare violazioni che possano compromettere l'accordo. L'organizzazione assicura di continuare a collaborare «in modo positivo e responsabile» per porre fine alle sofferenze della popolazione.
Mustafa Barghouti, segretario generale dell'Iniziativa Nazionale Palestinese, definisce prevedibile il rifiuto di Netanyahu del piano in 15 punti, sottolineando che Israele non ha mai rispettato gli accordi firmati. Barghouti accusa Israele di aver violato il cessate il fuoco «3.000 volte», causando oltre 1.200 morti e più di 4.000 feriti, senza che gli Stati Uniti intervenissero. Denuncia inoltre il mancato rispetto degli impegni su aiuti umanitari, passaggi liberi a Rafah, trasferimento del governo a un comitato indipendente e ingresso di una forza di pace. Barghouti sostiene che la vera questione è «chi deve fare pressione su Netanyahu», non Hamas, che ha accettato il piano mentre Israele ne ha bloccato l'attuazione.
Basem Naim, alto esponente di Hamas, ha dichiarato a Reuters che il movimento resta impegnato nella roadmap concordata con i mediatori al Cairo dieci giorni fa. Naim ha aggiunto che si attende che i mediatori e gli Stati Uniti spingano Netanyahu e il suo governo a rispettare l'accordo, evitando di ostacolare il processo per motivi politici interni o elettorali. Ha inoltre sottolineato che tali ostacoli mettono a rischio la sicurezza e la stabilità della regione.
Il rifiuto di Netanyahu al piano per Gaza compromette gli sforzi degli Stati Uniti, annunciati pochi giorni fa dalla Casa Bianca. Il rapporto tra Trump e Netanyahu si è deteriorato, culminando in una telefonata carica di insulti, con Trump che avrebbe apostrofato duramente il premier israeliano. Trump non tollera mancanze di rispetto, soprattutto a livello internazionale, rendendo la situazione rischiosa per Netanyahu. Le primarie democratiche mostrano un crescente sostegno alla causa palestinese, nonostante gli investimenti di AIPAC per influenzare i candidati.
Alon Pinkas, ex diplomatico israeliano, sostiene che Netanyahu «ha assolutamente bisogno di una guerra eterna». Secondo Pinkas, il rifiuto israeliano del piano per Gaza va letto nel contesto delle elezioni israeliane del 27 ottobre. Netanyahu avrebbe calcolato che sfidare Trump sia «senza rischi», perché il presidente Usa non sarebbe sufficientemente interessato e Hamas non si è ancora disarmata. Pinkas conclude che la strategia è legata alla guerra permanente e alla campagna elettorale.
Xavier Abu Eid, ex consigliere della delegazione palestinese, critica la risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza Onu, approvata lo scorso anno, definendola più favorevole agli interessi israeliani che al diritto palestinese all'autodeterminazione. Abu Eid afferma che la giustizia per i palestinesi è ignorata e che Trump difficilmente apprezzerà le dichiarazioni di Netanyahu. L'analista sottolinea che Trump non ha mai promosso misure di responsabilità contro Netanyahu, che quindi si sente autorizzato ad agire impunemente.
L'Iran prevede di diffondere a breve un video che mostra il leader supremo Mojtaba Khamenei in pubblico e durante incontri con comandanti militari, ha detto un vicecomandante del Basij. Il Basij è la forza paramilitare volontaria sotto i Guardiani della Rivoluzione che assicura la sicurezza interna del regime. Qasem Qoraishi ha rilasciato le dichiarazioni all'agenzia Mizan, organo ufficiale della magistratura iraniana. Khamenei non è apparso in pubblico da quando è stato nominato leader supremo a marzo, dopo l'uccisione del padre Ayatollah Ali Khamenei in raid aerei Usa-Israele.
Il generale Ali Jahanshahi, comandante delle forze di terra iraniane, avverte che «se qualsiasi militare statunitense metterà piede in Iran, lo elimineremo». La televisione di Stato riporta che Jahanshahi promette una risposta «ferma e deterrente» a ogni azione nemica. Le forze di terra iraniane restano in piena prontezza operativa, monitorando costantemente movimenti e minacce lungo i confini.
Un funzionario di Hamas invita gli Stati Uniti a esercitare pressioni su Israele per accettare la prossima fase del piano su Gaza. Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele respinge l'accordo sostenuto dagli Usa. Bassem Naim, membro dell'ufficio politico di Hamas, ha detto che si aspettano che Washington spinga Netanyahu a rispettare la tabella di marcia senza ostacoli politici o elettorali.
L'esercito yemenita del governo riconosciuto a livello internazionale ha annunciato che un attacco rivendicato dagli Houthis ha ucciso almeno sette persone nel porto di al-Makha. L'attacco ha colpito anche le aree residenziali circostanti, ferendo circa 35 persone, riferiscono media locali citando fonti mediche. Gli Houthis affermano di aver lanciato «un gran numero di missili balistici e droni» contro «truppe nemiche saudite e depositi di armi».
A Gaza nessuno è sorpreso dalla decisione di Netanyahu di respingere integralmente il piano in 15 punti. La preoccupazione principale riguarda l’aumento dell’incertezza, poiché il piano prevedeva un quadro strutturato per la sicurezza, incluso il ritiro israeliano dalla «Linea Gialla», il disarmo di Hamas e l’ingresso di forze internazionali di stabilizzazione. Il rifiuto totale mette in dubbio la sequenza e i passaggi necessari, lasciando senza una prospettiva chiara la fine delle ostilità. Negli ultimi cinque giorni non si sono registrati attacchi o attività aeree significative, salvo scontri nelle zone limitrofe.
Almeno sette persone sono morte nell'attacco aereo degli Houthi al porto di al-Makha, in Yemen, questa mattina, secondo il portavoce militare yemenita. Gli Houthi hanno rivendicato l'azione, affermando di aver utilizzato «un gran numero di missili balistici e droni» contro «truppe nemiche saudite e depositi di armi». Ulteriori dettagli saranno forniti non appena disponibili.
Dan Perry, ex capo dell'agenzia Associated Press per Europa, Africa e Medio Oriente, definisce «sbagliata» la posizione di Netanyahu contro l'accordo di Trump su Gaza, che secondo lui non rispecchia il volere degli israeliani. Perry sottolinea che un eventuale accordo di disarmo con Hamas andrebbe accolto positivamente. «Se i palestinesi di Gaza vivono meglio, diminuiscono le probabilità di attacchi popolari armati contro Israele», afferma.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha escluso ogni ritiro dell'esercito da Gaza finché Hamas non sarà disarmato completamente. Il governo ha approvato l'ingresso di forze internazionali senza dettagli precisi, ma Netanyahu ha respinto il documento in 15 punti presentato dal Board of Peace. Le condizioni di Netanyahu prevedono il disarmo totale di armi pesanti, leggere e tunnel di Hamas. Il rifiuto complica i tentativi dei mediatori di avviare un ritiro graduale israeliano da Gaza.
L'Ayatollah Mojtaba Khamenei ha incontrato il presidente Masoud Pezeshkian per il terzo anniversario del suo mandato, riferiscono media iraniani. Durante l'incontro, secondo Press Tv, hanno discusso delle sfide nazionali, tra cui la crisi economica, la guerra in corso e la cooperazione con partner esteri. L'appuntamento sarebbe avvenuto nei giorni scorsi, considerando che l'insediamento di Pezeshkian risale al 30 luglio.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha escluso colloqui diretti con gli Stati Uniti finché Washington continuerà a violare un accordo provvisorio firmato a giugno. Ha aggiunto che i due Paesi si scambiano messaggi tramite intermediari. Araghchi ha inoltre detto che l'accordo sullo Stretto di Hormuz con Mascate è in «fasi finali», ma non prevede la riapertura immediata al traffico marittimo.
I raid degli ultimi giorni hanno sorpreso l'esercito yemenita, colpendo anche il porto di al-Makha, sulla costa occidentale di Taiz. Yahya Saree, portavoce militare di Ansar Allah, ha definito l'operazione una distruzione su vasta scala con decine di missili e droni contro un presunto accumulo saudita nel porto. L'attacco indica un possibile tentativo degli Houthis di riprendere il controllo del porto, cruciale per il controllo del Mar Rosso e dei traffici petroliferi dall'Oceano Indiano. Ansar Allah sostiene che l'obiettivo saudita sia rifornire le forze governative yemenite nella zona di Taiz.
Ishaq Dar afferma che l’accordo trilaterale di difesa di Mecca tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan ha natura «puramente difensiva» e non è diretto contro alcun Paese. Dar sottolinea che l’intesa mira a rafforzare la pace e la stabilità regionale e considera un attacco a uno dei firmatari come un attacco a tutti e tre. Il patto resta aperto a ogni Paese disposto a rispettarne i principi e a risolvere le controversie con mezzi pacifici.
Benjamin Netanyahu ha escluso la nascita di uno Stato palestinese «né a Gaza né in Giudea e Samaria». Ha respinto il documento dei quindici punti, definendo chiari i termini di Israele. Netanyahu ha aggiunto che le Forze di difesa israeliane non si ritireranno finché Hamas non sarà disarmata.
Benjamin Netanyahu ha escluso l'adozione del piano di pace in 15 punti per Gaza proposto dal Board of Peace di Donald Trump. Il premier ha dichiarato che Israele non ritirerà le truppe finché Hamas non sarà disarmata «in modo reale, non fittizio». Netanyahu ha aggiunto che sono in corso discussioni con gli Stati Uniti, che hanno avanzato proposte in parte accettabili per Israele.
Ayatollah Mojtaba Khamenei ha incontrato il presidente Masoud Pezeshkian in occasione dell’inizio del terzo anno di mandato di quest’ultimo. Hanno discusso ampiamente delle sfide del Paese, tra cui le necessità della popolazione, la terza guerra di aggressione in corso, le prospettive future, gli sviluppi militari e gli scambi economici con partner esteri, riferisce Press TV.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha respinto il piano in 15 punti del presidente Donald Trump per Gaza, elaborato dal Consiglio per la pace. Netanyahu ha ribadito che Israele non si ritirerà da Gaza finché Hamas non sarà completamente disarmato. Nei mesi successivi al cessate il fuoco di ottobre, Israele ha continuato gli attacchi nella Striscia, causando oltre 1.200 morti, tra cui almeno 300 bambini. «Non ci sarà alcun ritiro da Gaza senza il reale disarmo di Hamas», ha detto Netanyahu all’emittente pubblica Kan.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha chiesto la fine dello stato di «né guerra né pace» con gli Stati Uniti, definendo il momento favorevole per un accordo. Le sue parole arrivano mentre Teheran e Oman lavorano per riaprire lo Stretto di Hormuz, via strategica per un quinto del petrolio mondiale. Pezeshkian ha sottolineato la posizione di forza dell'Iran nelle trattative con Washington.
Il portavoce del governo iracheno Haider al-Abboudi annuncia lo smantellamento di una rete che progettava attacchi con droni. Un’operazione congiunta di antiterrorismo e intelligence ha portato all’arresto dei membri e al sequestro di apparecchiature, inclusi veicoli aerei senza pilota. Al-Abboudi afferma che il piano di attacco è stato sventato, senza fornire dettagli sui bersagli o sugli arrestati.
Il gruppo yemenita Houthi rivendica l'attacco all'impianto petrolifero Aramco a Jizan che ha causato un incendio questa mattina, riferisce Al Masirah TV. Il ministero degli Esteri saudita accoglie la condanna del Consiglio di Sicurezza Onu contro i missili Houthi contro il regno e la navigazione commerciale nel Mar Rosso. Ajith Sunghay, capo dell'Ufficio dell'Alto Commissario Onu per i diritti umani nei territori palestinesi occupati, afferma che il cessate il fuoco a Gaza esiste solo sulla carta. Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty avverte che i piani per lo sfollamento dei palestinesi da Gaza restano sul tavolo e definisce tale ipotesi una «linea rossa» per i paesi arabi e musulmani, promettendo resistenza totale. Mahmoud Mardawi, esponente di Hamas, denuncia che Israele ha emesso «decine di ordini di demolizione e sfollamento contro oltre 100 famiglie palestinesi ad al-Walaja», a nord-ovest di Betlemme nella Cisgiordania occupata.
Gli Houthis affermano che l’attacco al porto yemenita di al-Makha, condotto con numerosi missili balistici e droni, è stato «preciso» e ha causato «distruzione su vasta scala» di equipaggiamenti e armi. Il portavoce militare del gruppo parla di decine di morti e feriti, inclusi sauditi. La nota sottolinea che non permetteranno «al nemico saudita di raggiungere i propri obiettivi contro il nostro popolo».
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che i negoziati con l'Oman riguardano il quadro giuridico e la gestione dello Stretto di Hormuz, inclusa la definizione delle rotte di navigazione. Araghchi ha precisato che la riapertura del canale dipende da altre condizioni, tra cui il risarcimento per presunte violazioni del memorandum d'intesa di Islamabad da parte degli Stati Uniti.
L'Iran non sta negoziando direttamente con gli Stati Uniti e si limita a scambi di messaggi tramite intermediari, ha detto il ministro degli Esteri Abbas Araghchi all'agenzia Mehr. Araghchi ha sottolineato che i colloqui non riprenderanno finché Washington non correggerà le violazioni del memorandum d'intesa tra le parti. «Sono in corso sforzi per creare le condizioni per i negoziati», ha aggiunto.
La guerra contro l'Iran consuma rapidamente le munizioni avanzate degli Stati Uniti, riducendo le scorte in Europa e Asia. Il New York Times cita funzionari statunitensi e occidentali che segnalano criticità soprattutto per missili di difesa aerea e armi a lungo raggio. Il Pentagono ha trasferito verso il Medio Oriente navi, aerei e sistemi di difesa da basi europee e asiatiche, ma la produzione richiederà oltre due anni per recuperare le quantità impiegate.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi afferma che le trattative con l'Oman per una nuova rotta marittima nello Stretto di Hormuz sono giunte alla fase finale. Araghchi precisa che ciò non implica la riapertura dello stretto, che dipende dal rispetto di altre condizioni comunicate alle parti interessate. Le discussioni, di natura tecnica e legale, mirano a ridefinire rotte marittime stabilite nel 1968, aggiornate in seguito alle esigenze emerse dal recente conflitto. Esperti iraniani e omaniti stanno lavorando alle nuove mappe per definire i percorsi.
Il portavoce Houthi Yahya Saree annuncia un’operazione «su larga scala e precisa» contro il porto di al-Makha in Yemen. L’obiettivo dichiarato sono «truppe nemiche saudite e depositi di armi».
I ribelli Houthis hanno attaccato il porto di al-Makha, sul Mar Rosso, nel sud-ovest dello Yemen, controllato dal governo riconosciuto a livello internazionale. Il direttore del porto ha riferito che diversi missili hanno colpito aree civili all'interno della struttura. Al momento i ribelli non hanno rivendicato l'attacco.
Israele ha ucciso almeno una persona e ferito otto nella Striscia di Gaza nelle ultime 24 ore, riferisce il ministero della Salute di Gaza. Il corpo di un altro individuo è stato recuperato dalle macerie di un precedente attacco israeliano. Dal cessate il fuoco dello scorso anno, Israele ha causato 1.258 morti e 4.139 feriti nella Striscia. Dall'inizio della guerra israeliana su Gaza nell'ottobre 2023, sono stati registrati almeno 73.386 morti e 174.250 feriti tra i palestinesi.
Carri armati e veicoli militari israeliani hanno attraversato la zona di Samadaniyah, a Quneitra, nel sud-ovest della Siria, e hanno pattugliato l'area prima di ritirarsi verso una base israeliana dopo circa un'ora. Siria TV riferisce che le incursioni si ripetono quasi quotidianamente, con operazioni simili vicino ad Ain Ziwan, Rafid e nel bacino del fiume Yarmouk. Le truppe israeliane hanno distrutto terreni agricoli e pascoli e interrotto temporaneamente una strada, danneggiando reti idriche, fognarie e ponti sul Wadi al-Ruqqad. Un funzionario locale ha detto che Israele ha giustificato le operazioni come misure precauzionali contro esplosivi che temeva fossero piazzati da Hezbollah o dall'Iran, ma i residenti negano la presenza di tali combattenti.
L'esercito israeliano ha bombardato a intermittenza l'area tra i villaggi di Mayfadoun e Zawtar al-Sharqiyah, nel distretto di Nabatieh, durante la mattina. Nella notte ha colpito anche le alture di Ali al-Taher, sempre nella stessa regione, riferisce l'Agenzia Nazionale Libanese.
Gli Houthi hanno lanciato un attacco contro le strutture Aramco, segnando un’escalation a un giorno dalla firma del patto difensivo tra Arabia Saudita, Pakistan e Turchia a Mecca. I vertici di Ansar Allah avvertono che eventuali violazioni della sovranità yemenita da parte di Turchia o Pakistan saranno duramente contrastate. L’attacco mira a colpire le infrastrutture petrolifere saudite e i loro alleati, inclusi i governi yemeniti nelle province di Hadramout e Marib, dove sono ripresi gli scontri.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi afferma che l’Iran non sta negoziando direttamente con gli Stati Uniti, ma scambia messaggi tramite intermediari. Araghchi ha aggiunto che i colloqui non riprenderanno finché Washington non correggerà presunte violazioni di un memorandum d’intesa. Ha inoltre definito la modifica delle rotte nel Golfo di Hormuz una questione tecnica e legale, senza implicare l’apertura dello stretto.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha criticato duramente gli Stati Uniti per la mancanza di impegno nel rispetto dell'accordo. Teheran adotta un pragmatismo cauto in risposta alle azioni e dichiarazioni della presidenza Usa, in un clima di profonda sfiducia. Le tensioni sono aumentate dopo ripetuti attacchi contro iraniani durante i colloqui con Washington. Le trattative tra Muscat e Teheran sono viste come un possibile preludio alla ripresa dei negoziati tra Iran e Stati Uniti, ma permangono molte divergenze.
Mohammad Bagher Zolghadr, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, ha indicato che lo stretto di Hormuz resterà chiuso finché gli Stati Uniti non cambieranno atteggiamento. Zolghadr ha elencato condizioni tra cui la fine della «guerra e dell'aggressione» contro l'Iran e i suoi alleati, la revoca del blocco dei porti, delle sanzioni e lo sblocco dei beni congelati. Ha inoltre chiesto un «risarcimento integrale» per i danni subiti. Le sue dichiarazioni contrastano con i recenti progressi nei colloqui tra Iran e Oman sulla gestione dello stretto.
Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty ha definito «linea rossa» il piano israeliano per lo sfollamento dei palestinesi dalla Striscia di Gaza. In un’intervista all’agenzia palestinese Wafa, Abdelatty ha promesso che il Cairo si opporrà con tutte le sue forze a un simile scenario. Ha sottolineato che lo «sfollamento volontario» non è tale se le condizioni di vita a Gaza diventano insostenibili, configurando una coercizione vietata dal diritto internazionale. Abdelatty ha inoltre parlato di una «annessione silenziosa» dei territori palestinesi e ha avvertito che la forza non garantirà una pace duratura.
Paul Musgrave, docente di Georgetown, ritiene che se le trattative tra Iran e Oman proseguiranno, seguiranno colloqui con Washington sui temi di sua competenza. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha detto che le consultazioni con Mascate sono vicine a un accordo. Musgrave osserva che la situazione rischia di trasformarsi in una sfida a chi cederà per primo, con l’Iran che irrigidisce le richieste e l’amministrazione Usa che non intende arretrare.
Israele sta valutando la possibilità di lanciare attacchi unilaterali contro l'Iran nel caso in cui gli Stati Uniti rinuncino a una nuova escalation, riferisce l'emittente israeliana Canale 13. Le forze di Tel Aviv mantengono aperta l'opzione di colpire la Repubblica Islamica senza il coinvolgimento di Washington. Secondo la Cnn, il generale Dan Caine, capo dello Stato Maggiore congiunto Usa, avrebbe avvertito l'amministrazione Trump che nuovi raid aerei contro Teheran potrebbero risultare controproducenti e insufficienti per ottenere una vittoria.
Il ministero degli Esteri del Kuwait ha lodato la dichiarazione del Consiglio di Sicurezza Onu che condanna gli attacchi missilistici degli Houthi contro l’Arabia Saudita dal 13 luglio e gli attacchi alle navi commerciali dal 22 luglio. Gli Houthi, che controllano gran parte del nord dello Yemen, inclusa la capitale Sanaa, hanno effettuato ripetuti raid con droni e missili contro l’Arabia Saudita e preso di mira imbarcazioni nel Mar Rosso, interrompendo una delle rotte marittime più trafficate al mondo. Il Kuwait ha espresso piena approvazione per l’affermazione del Consiglio di Sicurezza sull’importanza di rispettare il diritto internazionale e la risoluzione 2216, che impone un embargo sulle armi agli Houthi, e ha rinnovato la solidarietà con l’Arabia Saudita.
Almeno 1.257 palestinesi sono morti negli attacchi delle forze israeliane nella Striscia di Gaza dall’entrata in vigore del cessate il fuoco l’11 ottobre scorso, riporta l’agenzia palestinese Wafa citando fonti locali. Negli ultimi due giorni gli ospedali di Gaza hanno ricevuto i corpi di due palestinesi deceduti per ferite subite in precedenti raid israeliani. Dall’inizio della guerra, il 7 ottobre 2023, le autorità palestinesi registrano 73.384 morti e 174.242 feriti, senza distinguere tra civili e militanti di Hamas. Numerosi corpi restano sepolti sotto le macerie.
L'esercito israeliano avvia lavori di ricostruzione a est di Rafah, all'interno della cosiddetta «Yellow Line», secondo Israeli Army Radio. Il progetto, approvato da Netanyahu e dal ministro della Difesa Israele Katz, mira a creare un insediamento palestinese sotto il controllo della forza multinazionale prevista dal Board of Peace di Trump, escludendo Hamas. Le strutture mobili saranno autorizzate solo da novembre, dopo le elezioni israeliane. La ministra dei Trasporti Miri Regev ha aggiunto che la ricostruzione può partire solo nelle aree disarmate.
Le forze israeliane hanno compiuto incursioni nelle prime ore del giorno nei villaggi di Awarta, Beita, Einabus, Beit Furik e Salem nella provincia di Nablus, saccheggiando diverse abitazioni, riferisce l'agenzia Wafa. Coloni e militari israeliani hanno inoltre attaccato e ferito persone nelle aree di Tubas, al-Mughayyir, Masafer Yatta e Wadi al-Rakhim, distruggendo terreni agricoli. L'Autorità israeliana per la terra ha pubblicato un nuovo bando per la costruzione di 627 alloggi nel insediamento di Kokhav Ya’akov, su terreni palestinesi nella provincia di Ramallah e al-Bireh. Un gruppo di coloni, protetto dall'esercito, ha fatto irruzione nel centro abitato di Beit Ur al-Tahta, a ovest di Ramallah.
Gli Houthis hanno rivendicato l'attacco con droni all'impianto petrolifero Saudi Aramco a Jizan, che ha causato un incendio questa mattina, secondo Al Masirah TV. Il gruppo ha dichiarato che l'azione è stata una risposta ai raid sauditi nelle province yemenite di Saada e Hajjah. Il ministero dell'Energia saudita ha riferito che i vigili del fuoco hanno spento l'incendio senza registrare feriti.
Il ministero degli Esteri saudita ha accolto la dichiarazione del Consiglio di Sicurezza Onu che condanna gli attacchi missilistici degli Houthi contro il regno e la navigazione commerciale nel Mar Rosso. Il ministero ha ribadito l'appello alla comunità internazionale per una posizione ferma contro azioni che minacciano la sicurezza regionale, la navigazione e il commercio globale, ostacolando la pace in Yemen. Nel comunicato, il Consiglio ha anche condannato gli atterraggi di aerei senza autorizzazione del governo yemenita riconosciuto, avvenuti negli aeroporti di Sanaa e Hodeidah a luglio. Il Consiglio ha infine ricordato che la risoluzione 2216 vieta la fornitura di armi e assistenza agli Houthi e ad altri soggetti sanzionati in Yemen.
L'Unrwa ha accompagnato la mia vita fin dai primi mesi, quando ho ricevuto le prime vaccinazioni in una sua clinica. L'agenzia è parte integrante della mia identità di rifugiato palestinese. Le recenti dichiarazioni di funzionari Usa che chiedono il bando di Unrwa a Gaza e le notizie su un possibile raid israeliano in un complesso Unrwa a Gerusalemme Est suscitano profondo dolore. Per molti è solo un organismo umanitario, ma per noi rappresenta molto di più.
Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty avverte che i piani per lo spostamento dei palestinesi dalla Striscia di Gaza restano sul tavolo e che Il Cairo li respingerà con forza, definendo tale mossa una «linea rossa» per i paesi arabi e musulmani. In un’intervista all’agenzia palestinese Wafa, Abdelatty ha affermato che lo «spostamento volontario» non può essere considerato tale se le condizioni rendono impossibile la vita a Gaza. Ha aggiunto che costringere i residenti a lasciare la zona in queste circostanze equivale a una coercizione che viola il diritto internazionale e i diritti delle persone sotto occupazione. Abdelatty ha ribadito che l’Egitto «non accetterà né permetterà» lo spostamento e conferma l’impegno a mantenere i palestinesi sulla loro terra.
L’Unicef segnala che almeno 300 bambini sono morti a Gaza nei 300 giorni trascorsi dal cessate il fuoco tra Israele e Hamas, con una media di un bambino al giorno. L’organizzazione denuncia che la tregua non ha protetto i minori più vulnerabili nella Striscia di Gaza.
Israele mantiene aperta l'opzione di attaccare unilateralmente l'Iran qualora gli Stati Uniti rinunciassero a un'escalation militare, riferisce l'emittente israeliana Canale 13. La Cnn riporta che il generale Dan Caine, capo dello Stato Maggiore congiunto Usa, ha avvertito l'amministrazione Trump che raid aerei isolati contro Teheran potrebbero risultare controproducenti e insufficienti per una vittoria.
Netanyahu e il ministro della Difesa Israele Katz hanno approvato l’avvio dei lavori di ricostruzione a Rafah, nel sud di Gaza, secondo quanto riferisce Israeli Army Radio. L’autorizzazione è stata concessa senza annuncio pubblico, quasi tre anni dopo l’inizio della guerra e sotto pressione internazionale per una forza di stabilizzazione multinazionale nell’enclave. L’ufficio del primo ministro ha smentito, definendo la notizia una «distorsione dei fatti» e un progetto pilota degli Emirati Arabi Uniti già avviato mesi fa fuori dal controllo di Hamas. L’esercito israeliano supervisionerà i lavori su elettricità, fognature e acqua dopo aver bonificato l’area da infrastrutture militanti, inclusi tunnel.
Mohammed Al-Farh, dell’ufficio politico degli Houthi, afferma che l’Arabia Saudita dovrà ritirarsi dallo Yemen, revocare il blocco e pagare risarcimenti per i danni causati. L’agenzia iraniana Mehr riporta che Al-Farh accusa Riyadh di perdere tempo e di illudersi sull’intervento internazionale a suo favore.
L'Arabia Saudita conferma lo spegnimento di un incendio all'alba in un impianto della raffineria Aramco a Jizan, senza feriti né cause precisate. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian invita l'Iran a superare lo stato di «né guerra né pace». TankerTrackers.com segnala almeno 56 petroliere impegnate in trasferimenti navali segreti nel Golfo attraverso lo Stretto di Hormuz. Il vicepresidente Usa JD Vance promette di mantenere la pressione su Teheran in assenza di progressi nei rapporti bilaterali. La milizia irachena Harakat Hezbollah al-Nujaba minaccia ritorsioni per i raid sauditi-americani contro le Forze di Mobilitazione Popolare. Infine, soldati israeliani hanno costruito una barriera in un villaggio libanese sotto controllo dell'esercito libanese, secondo un accordo di giugno.
Il primo lotto di case prefabbricate è giunto a Zawtar al-Gharbiyeh, nel sud del Libano, per gli abitanti rimasti senza casa dopo gli attacchi israeliani, riferisce l’Agenzia Nazionale Libanese. Le abitazioni sono state temporaneamente collocate nel vicino villaggio di Qaqaiyat al-Jisr in attesa della rimozione delle macerie. Zawtar al-Gharbiyeh è una delle tre località controllate dall’esercito libanese nella prima fase di un progetto pilota previsto dall’accordo quadro tra Libano e Israele firmato a Washington a giugno.
Per la prima volta dopo mesi, le forze armate yemenite hanno annunciato un’operazione militare contro le posizioni degli Houthi su diversi fronti, in risposta all’escalation degli ultimi giorni. Gli Houthi hanno intensificato gli attacchi contro truppe, postazioni e depositi di armi governativi in varie province. Il portavoce dell’esercito ha avvertito che le forze yemenite risponderanno con attacchi incessanti se gli Houthi continueranno le offensive. Secondo i ribelli, gli attacchi sono una reazione a sospetti di una coordinazione dell’esercito yemenita con l’Arabia Saudita in vista di un’operazione contro le loro posizioni.
Forti esplosioni hanno interessato un'area industriale del gas nella zona di Al-Jubail, in Arabia Saudita. L'agenzia iraniana Tasnim riporta che nell'area si sono sviluppati incendi. Le cause dell'incidente non sono state precisate.
Un drone israeliano ha subito un guasto tecnico mentre sorvolava le alture di Ali Taher, nel Libano meridionale, e è precipitato vicino a un’abitazione a Doha Kfar Remman. Due persone, una donna e suo figlio, hanno riportato ferite lievi e sono state ricoverate all’ospedale governativo di Nabih Berri. La notizia è stata riferita dal corrispondente dell’agenzia libanese Nna.
Il traffico nello Stretto di Hormuz resta fortemente limitato mentre Iran e Oman si avvicinano a un accordo per gestire la navigazione in questa via strategica. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha detto che i colloqui mirano a stabilire una «rotta temporanea» e che «siamo quasi molto vicini al risultato». Tuttavia, ha aggiunto che la riapertura dello stretto dipende dal soddisfacimento di altre condizioni, tra cui un risarcimento da parte degli Stati Uniti per i danni di guerra. Il Consiglio di Sicurezza Nazionale iraniano ha indicato sei condizioni per la riapertura, tra cui la fine delle minacce statunitensi, il ritiro delle forze militari e la revoca delle sanzioni.
Mohammed Al-Farh, membro dell'ufficio politico degli Houthi, afferma che l'Arabia Saudita sarà costretta a lasciare lo Yemen e a pagare un risarcimento per i danni causati. L'agenzia iraniana Mehr riporta che Al-Farh accusa Riad di sprecare tempo e di illudersi sull'intervento internazionale a suo favore. Secondo lui, alcuni paesi potrebbero limitarsi a dichiarazioni di condanna o ad alleanze formali con l'Arabia Saudita.
Akram al-Kaabi, capo della milizia irachena Harakat Hezbollah al-Nujaba, ha promesso una risposta militare ai raid congiunti di Stati Uniti e Arabia Saudita contro siti delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF). Al-Kaabi ha definito «inutile» la diplomazia con Riyadh e ha chiesto una punizione «adeguata» per vendicare gli attacchi. I raid avevano colpito milizie sostenute dall’Iran responsabili di attacchi contro truppe americane e infrastrutture saudite, causando almeno 20 morti e 32 feriti tra le PMF. Il primo ministro iracheno Ali al-Zaidi ha incontrato il capo dei servizi sauditi Khalid al-Humaidan ribadendo che il territorio iracheno non sarà usato come base per attacchi.
Arabia Saudita e governo yemenita riconosciuto a livello internazionale condannano l'attacco a una petroliera degli Emirati Arabi Uniti nel Golfo di Hormuz. Gli Emirati attribuiscono la responsabilità all'Iran e segnalano assenza di feriti. Il ministero degli Esteri saudita definisce l'attacco «un'aggressione alla sicurezza della navigazione marittima e delle forniture energetiche globali» e invita l'Iran a cessare immediatamente le violazioni. Anche lo Yemen denuncia la minaccia alla sicurezza marittima e chiede il rispetto del diritto internazionale.
L’esercito israeliano ha penetrato il villaggio libanese di Zawtar al-Gharbiyeh, controllato dall’esercito libanese secondo un accordo di giugno, e ha eretto una barriera di terra all’ingresso orientale. La barriera blocca una strada principale, ma non è chiaro se le truppe israeliane siano ancora presenti. L’agenzia nazionale libanese NNA riferisce che l’azione è avvenuta poco dopo mezzanotte. L’esercito israeliano ha dichiarato di non essere a conoscenza dell’evento.
Mohammad Baqer Zolqadr, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, afferma che lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto finché gli Stati Uniti non correggeranno il loro comportamento. Zolqadr precisa che ciò implica la fine delle minacce e degli insulti all'Iran, la cessazione delle aggressioni contro Teheran e i suoi alleati in Libano, Palestina, Yemen e Iraq, il ritiro delle forze militari statunitensi e la revoca delle sanzioni. L'alto funzionario sottolinea inoltre la necessità di risarcimenti per i danni delle guerre contro l'Iran.
L'esercito israeliano ha compiuto raid in diverse abitazioni a Beit Furik, a est di Nablus, in Cisgiordania occupata, mentre coloni israeliani hanno continuato ad attaccare proprietà palestinesi nei villaggi di Jaba, vicino a Jenin, e Taybeh, a est di Ramallah. In precedenza, i coloni hanno danneggiato uliveti e serbatoi d'acqua a Deir Sharaf, a ovest di Nablus, e hanno colpito proprietà palestinesi vicino a Betlemme. La violenza si intensifica a meno di tre mesi dalle elezioni generali israeliane, con le espansioni degli insediamenti illegali tra le priorità della base elettorale di Benjamin Netanyahu.
Il vicepresidente Usa, Vance, afferma che Washington valuta se l'Iran sia disposto a modifiche durature per migliorare i rapporti bilaterali. In caso contrario, gli Stati Uniti continueranno a esercitare pressione. Vance sottolinea di aver già distrutto il programma nucleare e ridotto le capacità militari convenzionali e asimmetriche iraniane. L'obiettivo è anche garantire forniture energetiche più abbondanti per abbassare i prezzi del gas negli Usa.
Forti esplosioni hanno scosso la zona industriale di Al-Jubail, in Arabia Saudita, con incendi sviluppatisi nell'area del gas. L'agenzia iraniana Tasnim riporta la notizia citando fonti locali. Non sono ancora note le cause o eventuali vittime.
Il servizio TankerTrackers.com rileva che almeno 56 petroliere effettuano trasferimenti di petrolio da nave a nave in modo nascosto per esportare greggio dai Paesi del Golfo attraverso lo Stretto di Hormuz. Le navi sono state identificate visivamente ma operano in «oscurità digitale» per sostenere le esportazioni di petrolio degli Stati arabi confinanti con l’Iran. Questi trasferimenti avvengono nel Golfo di Oman e permettono di mantenere attivi i flussi di greggio nonostante le tensioni regionali.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha esortato il Paese a superare la fase di «né guerra né pace» e ha definito questo il momento migliore per un accordo con gli Stati Uniti. Pezeshkian ha sottolineato che l'Iran è considerato «vincitore e potente» nel conflitto in corso dal 28 febbraio. Ha inoltre chiesto l'istituzione di un canale per gestire le violazioni del cessate il fuoco, attualmente oggetto di negoziati con l'Oman.
Le forze israeliane hanno bombardato con carri armati l'area di al-Shakush, a nord di Rafah nella Striscia di Gaza meridionale, riporta l'agenzia Palinfo. In precedenza, l'artiglieria israeliana ha colpito il campo di Bureij nella parte centrale della Striscia di Gaza.
Il segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano Mohammad Baqer Zolqadr ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto finché gli Stati Uniti non correggeranno il loro comportamento. Zolqadr ha elencato come condizioni la fine delle minacce e delle aggressioni contro l'Iran e i suoi alleati, il ritiro delle forze militari Usa e la revoca delle sanzioni. Ha aggiunto che il Consiglio non si ritirerà né in guerra né nei negoziati.
