Pentagono Medio Oriente: il Pentagono ha trasferito navi, aerei e unità di difesa aerea nel Medio Oriente, spostando risorse dall’Europa e dall’Asia per far fronte al calo delle scorte mentre lo Stretto di Hormuz resta fortemente interrotto da oltre cinque mesi.
La decisione arriva in un quadro di tensioni elevate tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz, dove il flusso di petrolio e gas naturale liquefatto è fortemente interrotto. Contemporaneamente, le forze dello Stato coinvolto stanno intensificando le operazioni militari nella zona costiera di Gaza e in Cisgiordania, compiendo bombardamenti e raid mirati.
Pentagono Medio Oriente: spostamento di forze e armamenti
Secondo l’ultima ricostruzione, il Pentagono ha trasferito navi, aerei e unità di difesa aerea dall’Europa e dall’Asia verso basi e corridoi operativi nel Medio Oriente. L’obiettivo dichiarato è compensare la riduzione delle riserve militari degli Stati Uniti e mantenere capacità operative nella regione. Il movimento comprende asset navali e aviatori, oltre a sistemi di difesa aerea, spostati con rapidità per rispondere alla pressione strategica.
Operazioni militari a Gaza e Cisgiordania
Nel frattempo le forze dello Stato coinvolto hanno intensificato gli attacchi: sono stati segnalati bombardamenti con artiglieria sul campo di Bureij a Gaza e raid in Cisgiordania, con interventi a Beita e Qalqilya. Le operazioni in corso appaiono mirate e si svolgono mentre gli Stati Uniti ridistribuiscono risorse nella regione, creando un quadro operativo più affollato e complesso.
Impatto sui corridoi energetici e prospettive
Lo Stato di tensione nello Stretto di Hormuz ha inciso direttamente sui corridoi energetici: il flusso di petrolio e gas naturale liquefatto è fortemente interrotto da oltre cinque mesi, con ripercussioni sul transito marittimo e sulla disponibilità di forniture. Di conseguenza, il trasferimento di forze deciso dal Pentagono si inserisce in una strategia più ampia di gestione delle risorse e di deterrenza regionale.
Al momento il quadro registra spostamenti logistici e operazioni militari parallele: il Pentagono ha trasferito navi, aerei e unità di difesa aerea per compensare la riduzione delle riserve militari, mentre le forze dello Stato coinvolto conducono attacchi mirati a Gaza e in Cisgiordania.
Guerra Usa-Iran, la diretta di oggi, 8 agosto
I leader di Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno firmato alla Mecca un patto di difesa reciproca: un attacco armato contro uno dei tre Paesi sarà considerato un attacco contro tutti. Intanto Teheran sostiene di aver raggiunto un accordo con l’Oman sullo Stretto di Hormuz. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ribadisce che l’Iran non cerca la guerra né espansioni territoriali, ma non accetterà «coercizioni». Donald Trump afferma che gli iraniani «non vogliono essere attaccati», mentre alcuni media riferiscono che Ali Khamenei sarebbe in condizioni critiche.
Cosa sapere:
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Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno firmato alla Mecca un patto di difesa reciproca.
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L’intesa stabilisce che un attacco contro uno dei tre Stati sarà considerato un attacco contro tutti.
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Teheran sostiene di aver raggiunto con l’Oman un accordo sullo Stretto di Hormuz.
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Masoud Pezeshkian afferma che l’Iran non cerca la guerra, ma non cederà alle «coercizioni».
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Donald Trump dichiara che gli iraniani «non vogliono essere attaccati».
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Secondo alcuni media, la guida suprema Ali Khamenei sarebbe in condizioni critiche.
Cosa sta succedendo
Guerra Usa-Iran con tensioni elevate nello Stretto di Hormuz, dove il flusso di petrolio e gas naturale liquefatto è fortemente interrotto da oltre cinque mesi. Israele intensifica le operazioni militari nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, mentre Washington sposta forze e armamenti in Medio Oriente per far fronte al calo delle scorte.
Ultimi sviluppi: il Pentagono trasferisce navi, aerei e unità di difesa aerea dall’Europa e dall’Asia al Medio Oriente per compensare la riduzione delle riserve militari, mentre le forze israeliane bombardano il campo di Bureij a Gaza e conducono raid in Cisgiordania.
- Pentagono: trasferimento rapido di forze e armamenti in Medio Oriente per scorte Usa in calo
- Israele: bombardamenti con artiglieria a Bureij, raid in Cisgiordania a Beita e Qalqilya
- Gaza e Cisgiordania: operazioni militari israeliane in corso con attacchi mirati
Le forze israeliane bombardano con artiglieria il campo di Bureij, nella parte centrale di Gaza, riferisce l'agenzia Palinfo. I militari hanno compiuto raid in diverse abitazioni alla periferia di Beita, a sud di Nablus, in Cisgiordania occupata. Durante un'operazione a Qalqilya, sempre in Cisgiordania, le truppe hanno lanciato bombe sonore.
Il Pentagono trasferisce rapidamente navi, aerei e unità di difesa aerea dall’Europa e dall’Asia al Medio Oriente per compensare la riduzione delle scorte di armi. Il New York Times riferisce che la guerra degli Stati Uniti contro l’Iran ha portato a livelli allarmanti delle riserve militari di Washington. La diminuzione delle forniture di missili antiaerei in Europa e Asia potrebbe spingere Russia e Cina a valutare un confronto con gli Usa.
Il governo siriano condanna l'attacco a una petroliera della Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC) nello stretto di Hormuz, secondo un comunicato del ministero degli Esteri. Il ministero ribadisce il sostegno all'Arabia Saudita e respinge ogni azione che minacci la sicurezza della navigazione marittima in acque internazionali. Sottolinea inoltre «l'importanza di rispettare la sovranità degli Stati e tutelare le rotte commerciali internazionali per preservare la sicurezza e la stabilità regionale».
TankerTrackers segnala una fuoriuscita di petrolio di almeno 47 chilometri quadrati visibile nelle immagini satellitari Landsat dopo l'attacco a una petroliera nello Stretto di Hormuz. L'Ufficio per le operazioni marittime del Regno Unito (Ukmto) ha ricevuto la segnalazione di un incidente a 18 miglia nautiche a est di Khasab, in Oman, causato da un missile di origine ignota che ha provocato un incendio poi spento. L'Ukmto aveva indicato che non si registravano impatti ambientali e che equipaggio e imbarcazione erano al sicuro. Il sito Iran International sottolinea che la nuova scoperta contraddice la valutazione precedente sull'assenza di danni ambientali.
Due persone sono rimaste ferite in un attacco con droni delle Forze di Difesa Israeliane nel sud del Libano. Ynet News riporta la notizia citando media libanesi.
Le autorità siriane hanno sventato un tentativo di contrabbando di armi e munizioni da Tartous verso il Libano. Durante l’operazione hanno sequestrato armi automatiche, razzi per lanciarazzi e diversi tipi di munizioni, riferisce l’agenzia statale SANA citando la forza di sicurezza interna siriana.
TankerTrackers ha rilevato una fuoriuscita di petrolio di almeno 47 chilometri quadrati nello Stretto di Hormuz, visibile dalle immagini satellitari Landsat, dopo l'attacco a una petroliera. L'Ufficio per le operazioni marittime del Regno Unito (Ukmto) ha ricevuto la segnalazione di un incidente a 18 miglia nautiche a est di Khasab, in Oman, dove un'imbarcazione è stata colpita da un missile di origine ignota, provocando un incendio poi spento. L'Ukmto aveva inizialmente escluso impatti ambientali e confermato la sicurezza dell'equipaggio e della nave.
Le forze governative yemenite denunciano nuovi attacchi degli Houthi contro la città di Marib, con missili balistici lanciati su quartieri e campi per sfollati. La denuncia arriva dopo che due persone sono morte e 14 sono rimaste ferite in un raid con missili e droni Houthi. Il comunicato delle forze armate yemenite annuncia una risposta «nel tempo e nel luogo appropriati». Nella stessa giornata, il governo riconosciuto a livello internazionale ha colpito postazioni Houthi in diverse località.
Il ministero degli Esteri del Qatar ha accolto la condanna del Consiglio di Sicurezza Onu agli attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita e la navigazione commerciale. Il ministero ha espresso «piena solidarietà» con il regno e ha sottolineato che la sicurezza saudita è parte integrante di quella del Qatar. Ha inoltre apprezzato l’affermazione del Consiglio sull’importanza di rispettare il diritto internazionale, in particolare la risoluzione 2216 che vieta il sostegno militare a soggetti sanzionati per violazioni nel conflitto yemenita, inclusi gli Houthi.
La Wall and Settlement Resistance Commission, organismo palestinese che monitora l’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania, denuncia un bando per la costruzione di 627 nuove unità abitative vicino ad al-Bireh. Le abitazioni sorgeranno nell’insediamento di Kokhav Ya’akov, che secondo la commissione «approfondirà la separazione tra Gerusalemme e le aree palestinesi di Ramallah e al-Bireh». Il progetto rientra nella strategia israeliana di espansione degli insediamenti, modificando il territorio della Cisgiordania.
Diversi funzionari iraniani hanno commentato oggi lo stato delle trattative con l’Oman su un nuovo protocollo per lo stretto di Hormuz e le condizioni per la riapertura del passaggio marittimo. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha detto che Iran e Oman sono «molto vicini» a un accordo, ma ha sottolineato che la riapertura dipende anche da altre condizioni, tra cui un risarcimento da parte degli Stati Uniti. Il portavoce dei Guardiani della Rivoluzione, Sardar Mohebi, ha aggiunto che la riapertura richiede «meccanismi e condizioni specifiche» indipendenti dalle trattative con l’Oman, tra cui l’accettazione da parte degli Usa delle richieste iraniane e la fine delle interferenze regionali. Mohammad Bagher Zolghadr, segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, ha elencato sei condizioni che gli Stati Uniti devono soddisfare per riaprire lo stretto, tra cui la cessazione delle minacce contro l’Iran.
Bahrain condanna l'attacco sospetto iraniano a una petroliera degli Emirati Arabi Uniti nello Stretto di Hormuz. La nave, di proprietà della Abu Dhabi Oil Company, è stata colpita da un missile nelle prime ore di sabato senza causare feriti. Il ministero degli Esteri di Bahrain ha definito l'attacco una violazione del diritto internazionale e «una grave minaccia alla navigazione marittima e all'approvvigionamento energetico globale». Il paese ha espresso solidarietà agli Emirati e ha chiesto al Consiglio di Sicurezza Onu di adottare «misure decisive» per proteggere la navigazione nello stretto.
L'ammiraglio Brad Cooper, comandante del Comando Centrale Usa, è in visita in Israele per incontri con alti ufficiali militari. La visita avviene in un contesto di crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran, scrive Iran International senza ulteriori dettagli.
Gli Stati Uniti hanno deviato 53 navi commerciali, reso inservibili due e abbordato altre due dall’inizio del blocco navale contro l’Iran, riferisce il Centcom su X. Le forze americane hanno inoltre permesso il passaggio di quasi 35 navi per il trasporto di aiuti umanitari.
Il vicepresidente Usa JD Vance ha dichiarato a Fox News che lo Stretto di Hormuz deve essere bonificato dalle mine per garantire il passaggio sicuro delle navi commerciali. Vance ha spiegato che Iran e Paesi del Golfo, in particolare Oman, stanno discutendo come assicurare il flusso regolare del traffico marittimo. Gli Stati Uniti chiedono inoltre un impegno da parte iraniana a non sparare contro le navi commerciali.
Israele si prepara a un'eventuale azione militare autonoma contro l'Iran, mentre a Washington si discutono strategie per uscire dal conflitto e riprendere i negoziati con Teheran. L'emittente israeliana Channel 13 riporta che il generale Dan Caine, capo di Stato maggiore congiunto statunitense, cerca una via d'uscita dalla guerra con l'Iran. Caine avrebbe avvertito l'amministrazione Trump che nuove operazioni aeree potrebbero danneggiare i negoziati e produrre effetti contrari agli obiettivi.
Prima del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale transitava nello Stretto di Hormuz. Da oltre cinque mesi il flusso energetico è fortemente interrotto, mentre l'Iran cerca di controllare la via di navigazione, attaccando navi accusate di violare i suoi protocolli. Dopo la chiusura annunciata dall'Iran il 28 febbraio, lo stretto è stato riaperto a metà aprile ma subito sottoposto a nuove restrizioni a causa del blocco statunitense sui porti iraniani. Nonostante l'accordo tra Usa e Iran del 17 giugno prevedesse la riapertura, il traffico è rimasto basso perché l'Iran impone ancora coordinamento alle navi in transito.
Il vicepresidente JD Vance afferma che l'Iran ha comunicato agli Stati Uniti di non avere «piani per imporre pedaggi» nello stretto di Hormuz. Durante un'intervista a Fox News, Vance ha aggiunto che Washington si aspetta un ritorno delle esportazioni di petrolio e gas del Golfo ai livelli prebellici. «Non ci fidiamo solo delle parole, ma verifichiamo i fatti», ha sottolineato.
L'Iran annuncia che la riapertura dello Stretto di Hormuz dipenderà dalle azioni degli Stati Uniti. Il paese respinge le rotte precedenti per il transito di navi, proponendo nuove coordinate geografiche che riflettono il suo controllo strategico. Si parla di una traiettoria temporanea, in attesa di ulteriori negoziati per una soluzione a lungo termine. Lo Stretto non è solo una via commerciale, ma anche uno strumento di leva strategica per Teheran.
Due ondate di attacchi con droni israeliani colpiscono Mayfadoun, nel sud del Libano, senza segnalare vittime, riferisce l'agenzia nazionale libanese NNA. La stessa fonte segnala anche «bombardamenti intermittenti di artiglieria» nelle periferie di Nabatieh al-Fawqa, sempre nel sud del paese.
Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan afferma che l'Iran non è il bersaglio dell'accordo di difesa firmato tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. Secondo Fidan, nessuno sarà considerato obiettivo finché non attaccherà uno dei membri del patto, riferisce Reuters.
Mohammad Bagher Zolghadr, segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano, ha elencato le condizioni di Teheran per riaprire lo stretto di Hormuz. Zolghadr ha chiesto agli Stati Uniti di porre fine alle minacce contro l'Iran e i suoi «valori sacri», sospendere le azioni militari contro Teheran e i suoi alleati regionali, ritirare le forze navali e aeree coinvolte nel blocco e risarcire i danni causati dal recente conflitto. Ha inoltre chiesto la revoca delle sanzioni e lo sblocco delle risorse iraniane congelate. «Il Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale non arretrerà da queste richieste, in guerra o in trattative», ha aggiunto.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi afferma che Iran e Oman sono molto vicini a un accordo su un nuovo protocollo per lo Stretto di Hormuz. Araghchi sottolinea che la riapertura dello stretto dipenderà da altre condizioni, tra cui un risarcimento da parte degli Stati Uniti per presunte violazioni dell'intesa con l'Iran. Gli Emirati Arabi Uniti hanno accusato l'Iran di aver attaccato una petroliera della Abu Dhabi National Oil Company nello stretto. Arabia Saudita e Qatar hanno condannato l'attacco, mentre il governo omanita ha denunciato «ripetuti attacchi contro navi» senza citare direttamente l'Iran. Le forze armate yemenite hanno lanciato un'operazione militare su più fronti contro posizioni houthi per «proteggere i civili disarmati».
Mohammad Bagher Zolghadr, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, ha chiesto agli Stati Uniti di revocare il blocco navale e le sanzioni contro l'Iran, ritirare le forze militari dalle aree vicine e pagare i danni di guerra. Zolghadr ha inoltre chiesto di sbloccare i beni iraniani congelati e di cessare gli attacchi contro gli alleati iraniani nella regione, oltre alle minacce contro l'Iran. La dichiarazione è stata diffusa dai media statali.
L'esercito libanese comunica che tre soldati sono rimasti feriti mentre tentavano di disinnescare un ordigno inesploso nella città meridionale di Zawtar al-Gharbiyah. Una delle ferite è stata definita di entità «moderata».
Le forze armate yemenite hanno avviato un’operazione militare contro posizioni Houthi in diversi fronti di battaglia dopo mesi di pausa. Un portavoce ha spiegato che la campagna è una risposta all’escalation degli attacchi degli Ansar Allah a Sanaa nelle ultime settimane, che hanno colpito truppe, basi e depositi di armi nelle province di Marib e Hadramout. Le forze yemenite avvertono che risponderanno con attacchi incessanti se gli Houthi continueranno le offensive.
Il portavoce dell'esercito iraniano Amir Akraminia ha definito «irreversibile» la nuova ordinanza di Teheran nello Stretto di Hormuz. Akraminia ha avvertito che gli Stati Uniti «non hanno altra scelta che accettare la situazione esistente», altrimenti dovranno affrontare costi superiori rispetto al passato, secondo l'agenzia ufficiale IRNA.
Le forze armate yemenite hanno avviato un’operazione militare contro le postazioni Houthi su diversi fronti. Un portavoce ha annunciato su Yemen TV che gli attacchi hanno preso di mira «le capacità e le forze della milizia terroristica Houthi» lungo le linee di contatto con le truppe governative. L’obiettivo è proteggere i civili disarmati dagli attacchi, ha aggiunto il portavoce.
Il vicepresidente Usa JD Vance dichiara che l'Iran non intende imporre pedaggi nello Stretto di Hormuz e punta a mantenere i flussi di petrolio e gas invariati rispetto a prima del conflitto. Vance sottolinea che Washington giudicherà Teheran «dalle sue azioni, non dalle sue rassicurazioni». Secondo il numero due dell’amministrazione Usa, ci sono stati «alcuni progressi» nei colloqui con l’Iran, che «vogliono che questa faccenda finisca». Vance aggiunge che l’Iran e i Paesi del Golfo, in particolare l’Oman, discutono misure per garantire la sicurezza del passaggio, incluso lo sminamento e l’impegno a non attaccare le navi commerciali.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che questo è il momento migliore per raggiungere un accordo, poiché l'Iran è percepito come «forte, unito e vero vincitore della guerra». Lo riporta Reuters, citando media iraniani.
Il governo dell'Oman condanna i «ripetuti attacchi alle navi in transito nello stretto di Hormuz», definendoli una «violazione del diritto internazionale e della sovranità delle acque territoriali». Il ministero degli Esteri, in un comunicato diffuso dall'agenzia ufficiale Oman News Agency, ha sottolineato che le trattative per regolare la navigazione nello stretto stanno procedendo positivamente. Ha inoltre richiamato tutte le parti a evitare azioni che possano compromettere il successo delle negoziazioni.
L'Oman annuncia che i negoziati con l'Iran sulla gestione dello Stretto di Hormuz procedono in modo costruttivo. Il ministero degli Esteri omanita Badr bin Hamad Albusaidi ha condannato «i ripetuti attacchi» alle navi e ha invitato a evitare azioni che possano compromettere il dialogo. La via marittima resta di fatto bloccata da Teheran.
L'Iran accusa gli Stati Uniti di non aver rispettato gli impegni presi nel memorandum d'intesa sullo stretto di Hormuz. Secondo funzionari iraniani, tra cui Araghchi, il memorandum non è stato pienamente attuato e serve una revisione con nuovi accordi marittimi. L'apertura dello stretto dipende da accordi pratici tra Oman e Iran, ma la diffidenza verso Washington ostacola la ripresa dei colloqui. Restano inoltre questioni controverse come il congelamento degli assetti finanziari.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi afferma che l'Iran e l'Oman sono «molto vicini» a un accordo su un nuovo protocollo per lo stretto di Hormuz. Araghchi sottolinea che la riapertura dipende anche da altre condizioni, tra cui il risarcimento da parte degli Stati Uniti per presunte violazioni del memorandum di Islamabad.
A Khalayel al-Louz, periferia di Betlemme, coloni israeliani hanno installato insediamenti illegali con caravan, serbatoi d'acqua e bestiame, usando terre palestinesi per il pascolo. I residenti denunciano attacchi contro case e auto, con finestre rotte e danni frequenti. I palestinesi subiscono violenze senza poter difendersi, perché ogni reazione viene repressa con arresti o spari da parte dei coloni o delle forze israeliane. La convivenza forzata con questi insediamenti e l'esercito israeliano compromette la loro esistenza quotidiana.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian assicura che gli iraniani sosterranno «fino alla fine» le decisioni della leadership, secondo l’agenzia Fars. Pezeshkian ha detto che i comandanti della guerra conoscono la situazione meglio di chiunque e che seguiranno ogni decisione. Ha aggiunto di non temere il conflitto e di essere pronto anche a rischiare la vita.
Il centro UK Maritime Trade Operations (UKMTO) segnala che una nave è stata colpita a circa 33 chilometri dalla costa di Khasab, in Oman. Un «proiettile sconosciuto» ha causato un incendio a bordo, poi spento. La nave e tutto l’equipaggio risultano illesi.
Hamas ha confermato la disponibilità a passare alla seconda fase del piano sostenuto dagli Stati Uniti per Gaza, a condizione che Israele approvi e avvii l'attuazione dell'intesa. La nuova roadmap di Donald Trump prevede il disarmo del movimento palestinese in cambio di un progressivo ritiro israeliano dalla Striscia. Un responsabile di Hamas ha dichiarato all'agenzia Francia Presse che il movimento e altre fazioni hanno ribadito la loro posizione ai mediatori.
L'Iran sostiene che la riapertura dello stretto di Hormuz dipende da condizioni specifiche e non avverrà automaticamente, nonostante un accordo con l'Oman. Il portavoce dei Guardiani della Rivoluzione e il ministro degli Esteri hanno ribadito che la precedente rotta di transito (TSS) sarà sostituita da un nuovo percorso concordato bilateralmente con l'Oman. Teheran esclude l'intervento di terzi nella gestione dello stretto e punta a esercitare un controllo diretto sulla zona.
L'Arabia Saudita condanna l'attacco iraniano a una petroliere negli Emirati Arabi Uniti definendolo un «assalto alla sicurezza della navigazione marittima e alle forniture energetiche globali». Il ministero degli Esteri saudita parla di «grave violazione» del diritto internazionale e attribuisce all'Iran la responsabilità delle conseguenze di questa aggressione. Riyadh chiede a Teheran di cessare immediatamente le violazioni per tutelare la stabilità regionale. L'Arabia Saudita ribadisce la piena solidarietà con gli Emirati e il sostegno a tutte le misure per difendere sovranità e risorse.
Solo otto navi hanno attraversato ieri lo Stretto di Hormuz, un calo rispetto al giorno precedente. I dati di Kpler citati dalla «Cnn» mostrano una diminuzione degli attraversamenti dall'inizio della settimana rispetto alla precedente. Restano dubbi su come verranno gestiti i transiti e sulla possibilità che Washington e i suoi alleati accettino un controllo congiunto di Iran e Oman. Gli analisti indicano come improbabile un ritorno ai livelli prebellici di 130-140 attraversamenti al giorno, con possibile impatto sui prezzi del petrolio.
Il Qatar condanna l'attacco missilistico iraniano contro una petroliera emiratina legata alla Abu Dhabi National Oil Company mentre transitava nello Stretto di Hormuz. Il ministero degli Esteri qatariota definisce l'attacco una «palese violazione» del diritto internazionale e della libertà di navigazione marittima. Il Qatar respinge l'uso dello Stretto come «merce di scambio» e chiede la riapertura incondizionata della via d'acqua, avvertendo che la chiusura minaccia gli interessi vitali regionali e l'economia globale.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi afferma che l'Iran è «molto vicino a un accordo» con l'Oman per una nuova rotta marittima temporanea nello Stretto di Hormuz. Araghchi sottolinea che Teheran non accetta più il sistema di separazione del traffico (Tss) finora in uso e che un percorso permanente presenta «ampie complessità tecniche e giuridiche». La riapertura dello Stretto resta però vincolata a condizioni, tra cui il risarcimento degli Stati Uniti per le violazioni del memorandum di Islamabad.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi afferma che Teheran è «molto vicina a un accordo» con l'Oman sullo Stretto di Hormuz. Araghchi accusa gli Stati Uniti di violare un memorandum d'intesa siglato in Pakistan, sostenendo che l'Iran ha già implementato la clausola 5 e che il traffico marittimo è tornato al 60% della normalità in due settimane. Le trattative con l'Oman mirano a stabilire una rotta temporanea prima di definire un percorso permanente, con incontri tra forze militari e navali dei due Paesi.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno condannato con fermezza l'attacco iraniano a una petroliera di ADNOC durante il transito nello Stretto di Hormuz. Il ministero degli Esteri ha definito l'azione una «palese violazione» della risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza Onu, che tutela la libertà di navigazione e vieta attacchi a navi commerciali in acque internazionali. Il ministero ha aggiunto che l'uso dello Stretto come strumento di pressione o ricatto economico da parte della Guardia Rivoluzionaria iraniana rappresenta un atto di pirateria e una minaccia diretta alla stabilità regionale e alla sicurezza energetica globale.
Gli Emirati Arabi Uniti condannano l'attacco dei ribelli Houthi yemeniti nella regione di Najran in Arabia Saudita. Il ministero degli Esteri degli Emirati definisce l'azione una «palese violazione» della sovranità saudita e una minaccia alla sicurezza del regno. Gli Emirati esprimono solidarietà all'Arabia Saudita e sostengono le misure adottate per tutelarne la stabilità.
Hossein Mohebi, portavoce del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, avverte che lo Stretto di Hormuz riaprirà solo se gli Stati Uniti accetteranno le condizioni poste dall'Iran. Mohebi precisa che la questione è distinta dai negoziati tra Teheran e l'Oman. «La riapertura dello Stretto di Hormuz è soggetta ai meccanismi e alle condizioni della Repubblica islamica dell'Iran e non ha nulla a che vedere con i negoziati Iran-Oman», ha detto.
Il ministro del Petrolio iracheno Bassem Mohammed Khudair annuncia una riduzione del 75% delle esportazioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz dall'inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Khudair precisa che prima del conflitto l'Iraq esportava circa 3,4 milioni di barili al giorno, mentre oggi produce 2,7 milioni e esporta tra 1,5 e 1,7 milioni di barili. Il ministro sottolinea la necessità di diversificare le rotte di esportazione e segnala un dialogo in corso con l'Iran per consentire il passaggio del petrolio iracheno attraverso lo stretto, ancora non attivo. Khudair respinge inoltre ogni attacco alle compagnie petrolifere in Iraq e annuncia un accordo per fornire compensazioni in caso di danni.
Una nave della Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC) è stata colpita da un missile mentre attraversava lo stretto di Hormuz. L’agenzia di stampa statale degli Emirati Arabi Uniti WAM riferisce che l’attacco non ha causato feriti e la situazione è stata rapidamente controllata.
Muneer al-Boursh, direttore generale del ministero della Salute di Gaza, sollecita il rilascio del medico palestinese Hussam Abu Safia, detenuto in Israele dal 27 dicembre 2024. Al-Boursh denuncia gravi lesioni alla testa, all’occhio e al torace di Abu Safia e denuncia la mancanza di cure mediche adeguate. «La sua salute è fonte di estrema preoccupazione che richiede un’azione urgente», afferma. Il ministro accusa le autorità israeliane di responsabilità per la vita e la sicurezza del medico e chiede un esame medico indipendente e completo.
Le forze israeliane avanzano nella periferia nord del villaggio di Meiss el-Jabal, nell’area di Wadi al-Jamal, nel sud del Libano, riferisce l’Agenzia Nazionale di Stampa libanese. L’avanzata è accompagnata da bombardamenti di artiglieria su una casa e da una perlustrazione con mitragliatrici da parte delle truppe israeliane.
L'esercito israeliano ha condotto nuovi raid in diverse zone della Cisgiordania occupata, inclusa l'irruzione nella città di Qabatiya, a sud di Jenin. A Sinjil, a nord di Ramallah, le forze israeliane hanno continuato a livellare terreni di proprietà palestinese per ampliare un avamposto di insediamento creato di recente, riferisce l'agenzia Wafa. Secondo il rapporto, i bulldozer israeliani operano da giorni nell'area di Gharaba, dove l'avamposto è stato fondato su circa 2,5 acri di terra palestinese. L'avamposto è diventato un punto di partenza per attacchi contro i palestinesi, tentativi di furto di bestiame e distruzione di coltivazioni, mentre i palestinesi sono stati impediti di accedere alle loro terre.
Iran limita il passaggio commerciale nello stretto di Hormuz, riducendo il traffico a circa quattro navi al giorno nella settimana fino al 2 agosto, contro le novanta dello stesso periodo del 2025. Secondo i dati dell'IMF PortWatch, il volume stimato di transito è sceso da 3,5 milioni a circa 143 mila tonnellate metriche al giorno, con un calo del 96 percento. La diminuzione non è stata temporanea, ma una interruzione prolungata che persiste dal 28 febbraio, con solo brevi riprese. Teheran ha dimostrato di poter imporre forti disagi al commercio, ora resta da vedere quanto potrà trasformare questa capacità in leva politica.
Negli ultimi due giorni, gli ospedali di Gaza hanno accolto i corpi di due palestinesi deceduti per le ferite subite in precedenti attacchi israeliani, riferisce il ministero della Salute dell'enclave. Almeno tre palestinesi sono rimasti feriti da colpi israeliani a nord di Khan Younis, secondo il Nasser Medical Complex. L'esercito israeliano segnala sirene per una presunta infiltrazione vicino a Ofarim, insediamento illegale nella Cisgiordania occupata. Il ministero degli Esteri yemenita ha accolto la condanna del Consiglio di Sicurezza Onu per gli atterraggi non autorizzati di aerei iraniani a Sanaa e Hodeidah, oltre agli attacchi Houthi contro Arabia Saudita e navi commerciali. L'agenzia nazionale libanese riferisce che l'artiglieria israeliana ha bombardato la zona di al-Mansouri nelle prime ore di oggi.
Ali Akbar Velayati, consigliere per gli affari internazionali del leader supremo iraniano, elogia le forze armate iraniane, la «resilienza del popolo iraniano» e il «coraggio dell’asse di resistenza». In un post su X, Velayati sostiene che la «sconfitta di America e Israele» ha rafforzato la convinzione che le forze straniere, «principale causa di insicurezza», debbano lasciare la regione. Secondo lui, la sicurezza regionale può essere garantita da una maggiore cooperazione tra i paesi locali.
Coloni israeliani hanno attaccato una casa palestinese a est di Betlemme, rompendo le finestre, riferisce l'agenzia Wafa. Le forze israeliane hanno inoltre istituito posti di blocco militari a est e ovest di Betlemme, fermando e controllando veicoli palestinesi e documenti dei passeggeri. La Corte internazionale di giustizia ha stabilito che la presenza israeliana nei territori palestinesi occupati è illegale secondo il diritto internazionale.
Negli ultimi due giorni, gli ospedali di Gaza hanno ricevuto i corpi di due palestinesi morti per ferite di attacchi israeliani precedenti e sei feriti da nuovi raid, riferisce il ministero della Salute di Gaza. Dal cessate il fuoco di ottobre 2023, gli attacchi israeliani hanno causato 1.257 morti e 4.131 feriti quasi quotidianamente. Dall'inizio della guerra il 7 ottobre 2023, i raid israeliani hanno ucciso 73.384 persone e ferito 174.242.
Il generale Dan Caine, presidente dei capi di Stato maggiore congiunti Usa, ha espresso la necessità di trovare una via d'uscita dalla guerra con l'Iran, avvertendo sui rischi di un'escalation militare. La Cnn riporta che Caine ritiene le opzioni militari attuali insufficienti per raggiungere gli obiettivi di Donald Trump senza conseguenze negative. «Caine sta cercando una via d'uscita», afferma una fonte citata dall'emittente americana. Le sue preoccupazioni sarebbero condivise da altri membri dell'amministrazione.
L'esercito israeliano annuncia che sono suonate sirene per una presunta infiltrazione nell'area di Ofarim, insediamento israeliano illegale in Cisgiordania occupata. Le autorità stanno verificando la situazione e mantengono contatti con le comunità locali e le forze di sicurezza. Gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono considerati illegali dal diritto internazionale.
Le forze israeliane hanno istituito un posto di blocco militare questa mattina vicino a Ni'lin, a ovest di Ramallah, in Cisgiordania. L'agenzia palestinese Wafa riferisce che i soldati hanno fermato veicoli e controllato documenti nella zona di al-Mahal, causando forti rallentamenti al traffico. La Commissione per la Colonizzazione e la Resistenza al Muro segnala che i posti di blocco nel territorio palestinese sono oltre 916, di cui 243 eretti dopo il 7 ottobre 2023.
L’artiglieria israeliana ha bombardato a intermittenza dalla mezzanotte le foreste e le alture di Ali al-Taher, nei pressi di Nabatieh al-Fawqa, nel Libano meridionale. Il fuoco ha interessato anche l’area tra Kfar Reman e la collina di Al-Dabsha, che domina Nabatieh, riferisce l’agenzia nazionale libanese NNA.
L'esercito israeliano ha avviato una perlustrazione nell'area intorno al kibbutz Zikim, vicino al confine nord di Gaza, dopo il ritrovamento di un taglio nella recinzione perimetrale. Il coordinatore della sicurezza del kibbutz ha segnalato la breccia, spingendo i soldati a cercare eventuali sospetti. I media israeliani citano fonti militari che escludono minacce per la popolazione e non rilevano ingressi da Gaza.
Le forze di occupazione israeliane hanno istituito un posto di blocco militare vicino alla città di Ni’lin, a ovest di Ramallah, nella Cisgiordania occupata. I soldati hanno fermato i veicoli dei residenti e controllato i documenti di identità nell’area di Al-Mahalal, causando gravi rallentamenti al traffico. La Commissione per la Resistenza al Muro e agli Insediamenti segnala che i checkpoint militari e le porte nei territori palestinesi occupati sono oltre 916, di cui 243 installati dopo il 7 ottobre 2023.
Il ministero degli Esteri yemenita ha accolto la condanna del Consiglio di Sicurezza Onu contro gli atterraggi non autorizzati di aerei iraniani a Sana’a e Hodeidah, definendoli una violazione della sovranità yemenita. La nota, diffusa dall’agenzia Saba, sottolinea anche la condanna degli attacchi Houthi contro l’Arabia Saudita e navi commerciali. Il ministero ha ribadito che il ripristino delle istituzioni statali rappresenta «la vera via per la sicurezza e la stabilità» nel paese. Ha inoltre evidenziato la necessità di fermare il flusso di armi e supportare le istituzioni yemenite per proteggere la sovranità e la sicurezza delle coste.
La Presidenza palestinese accoglie la firma del patto di difesa tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, definendolo un passo strategico per la sicurezza nel mondo islamico. Ribadisce l’auspicio che l’accordo rafforzi il «sistema di sicurezza collettiva arabo e islamico». Sottolinea inoltre che un quadro di sicurezza unificato è fondamentale per proteggere la regione e sostenere i diritti palestinesi, inclusa la lotta per «porre fine all’occupazione israeliana e istituire uno Stato indipendente con Gerusalemme Est come capitale».
Il portavoce delle forze armate yemenite annuncia operazioni contro forze e mezzi Houthi lungo diverse linee di contatto. In un video trasmesso dalla televisione yemenita, definisce l'azione una risposta ai ripetuti attacchi degli Houthi contro militari e civili. Il portavoce afferma che l'operazione ha raggiunto gli obiettivi prefissati e avverte che ogni nuovo attacco sarà contrastato con una risposta militare «senza clemenza».
Almeno tre palestinesi sono rimasti feriti da colpi di arma da fuoco israeliani a nord di Khan Younis, riferisce il complesso medico Nasser. Le condizioni dei feriti non sono state precisate.
L'agenzia nazionale libanese NNA riferisce che l'artiglieria israeliana ha bombardato l'area intorno alla città di al-Mansouri nella mattina di sabato. Il raid ha danneggiato diverse abitazioni nella zona. Ulteriori aggiornamenti saranno forniti appena disponibili.
Gli Stati Uniti si aspettano un’intesa imminente tra Iran e Oman per riaprire lo Stretto di Hormuz al traffico commerciale, riferisce Reuters citando un funzionario Usa. Il passaggio marittimo ha registrato un ulteriore calo di traffico dopo i progressi sull’accordo di supervisione congiunta. Lo Yemen annuncia operazioni militari contro gli Houthi in varie zone, mentre il governo riconosciuto internazionale accoglie il patto di difesa tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. In Cisgiordania, forze israeliane e coloni hanno condotto arresti e raid, riferisce l’agenzia Wafa.
I prezzi del petrolio sono aumentati venerdì dopo un avvio in calo, mentre i mercati restano in tensione per l’incertezza sullo Stretto di Hormuz e le trattative tra Iran e Oman. Il Brent ha chiuso a 83,55 dollari al barile, in rialzo di 4,47 dollari rispetto all’apertura, mentre il WTI è salito a 78,18 dollari. L’attenzione resta sulla possibilità di un accordo che riapra il passaggio marittimo, mentre l’Iran valuta una legge per limitare il transito di navi statunitensi e israeliane. Brent e WTI hanno comunque chiuso la settimana con perdite superiori al 7%.
Turchia, Arabia Saudita e Pakistan hanno siglato un accordo di difesa congiunta nella città santa di Mecca. Il patto, denominato Mecca Joint Defence Agreement, prevede che un attacco armato contro uno dei tre Paesi sia considerato un attacco contro tutti. L’intesa è stata firmata dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e dal primo ministro pakistano Shehbaz Sharif. L’obiettivo è creare una deterrenza collettiva in un contesto di crescenti tensioni in Medio Oriente.
L'Iran ha raggiunto un'intesa quadro con l'Oman sullo Stretto di Hormuz, in attesa di approvazione a livello superiore. Il portavoce della Commissione Sicurezza Nazionale e Politica Estera del parlamento iraniano indica che l'accordo fa parte di un più ampio quadro di sicurezza regionale. Il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi sottolinea che la sicurezza del Golfo deve essere garantita dagli Stati del Golfo, non da potenze straniere. Il presidente Masoud Pezeshkian esclude un confronto con i vicini del Golfo e accusa Stati Uniti e Israele di volerli unire contro Teheran.
Il senatore John Hickenlooper ha presentato una risoluzione per porre fine alla «guerra illegale» del presidente Trump contro l’Iran. Su X, Hickenlooper ha denunciato la perdita di vite americane, l’aumento dei prezzi di gas e fertilizzanti e l’esaurimento delle scorte militari. «Fermate questa guerra. ORA», ha scritto il senatore invitando a chiudere il conflitto.
L'esercito yemenita ha condotto operazioni contro le forze e le attrezzature degli Houthi, afferma il portavoce militare. In un video trasmesso da Yemen TV, il portavoce ha detto che l'azione risponde ai ripetuti attacchi degli Houthi contro truppe governative e civili. Ha avvertito che ogni ulteriore attacco sarà contrastato «senza clemenza».
Un funzionario statunitense ha dichiarato a Reuters che Washington prevede un accordo imminente tra Iran e Oman per riaprire lo Stretto di Hormuz e consentire il normale traffico commerciale. L'intesa dovrebbe permettere la ripresa delle spedizioni «senza impedimenti», condizione per cui gli Stati Uniti solleveranno il blocco dei porti iraniani. Ogni ulteriore passo americano dipenderà dall'effettiva attuazione degli impegni da parte di Teheran.
Turchia, Arabia Saudita e Pakistan hanno firmato un patto di difesa reciproca, ampliando un accordo simile tra Riyadh e Islamabad dello scorso anno. Il Mecca Joint Defence Agreement solleva interrogativi sui nuovi equilibri di potere in Medio Oriente. Esperti ipotizzano che l’intesa possa segnare l’avvio di un’alleanza regionale tra Israele e Iran, con i tre Paesi attenti a non provocare avversari locali. Resta incerta la portata degli obblighi di difesa tra i firmatari.
Forze israeliane e coloni hanno condotto una serie di raid, arresti e attacchi in tutta la Cisgiordania occupata, riferisce l'agenzia Wafa. Tre palestinesi sono rimasti feriti in aggressioni di coloni a Beit Dajan, mentre a Abu Nujaym un palestinese è stato ferito da colpi di arma da fuoco e un'ambulanza è stata attaccata. Le forze israeliane hanno arrestato un ragazzino di 13 anni ad Anza e hanno effettuato perquisizioni con arresti a Beit Furik. I raid si sono estesi anche a Betlemme, Jenin, Qalqilya e Tubas, con posti di blocco e chiusure stradali.
Gordon Gray, ex ambasciatore Usa in Tunisia, afferma che il patto di difesa tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan influenzerà l’atteggiamento regionale verso gli Accordi di Abramo sostenuti dagli Stati Uniti. Gray segnala preoccupazioni in Israele per i rapporti difficili con Ankara e Erdogan, ma esclude che l’intesa rappresenti una minaccia diretta per Tel Aviv. «Non vedo questo accordo come una minaccia per Israele», ha detto.
Il movimento Houthi ha condotto almeno 12 attacchi con missili e droni contro le province di Hadramout e Marib, due roccaforti del governo yemenita. Ansar Allah annuncia la prosecuzione delle operazioni contro quelli che definisce alleati o proxy sauditi sul territorio yemenita. I ribelli accusano il governo riconosciuto a livello internazionale di coordinarsi con l'Arabia Saudita per un'offensiva terrestre. Il governo yemenita ha ribadito che il conflitto si concluderà solo con la rinuncia al potere degli Houthi a Sanaa.
L’Organizzazione per la Cooperazione Islamica ha condannato con forza gli attacchi degli Houthi nella regione di Najran, in Arabia Saudita, che hanno ferito 11 civili. Il segretariato generale dell’OIC ha invitato la comunità internazionale a intervenire contro questi attacchi «eclatanti», che violano leggi internazionali e minacciano la pace regionale.
Il traffico marittimo nello stretto di Hormuz è ulteriormente diminuito questa settimana, con solo otto navi commerciali transitate giovedì, rispetto a 15 martedì e 12 giovedì scorso, secondo la società Kpler. Prima della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran, circa 140 navi attraversavano quotidianamente lo stretto, trasportando il 20% del petrolio e gas mondiale. L'Iran afferma che un accordo con l'Oman per gestire la via d'acqua è vicino. Nel Bab al-Mandeb, nello stretto del Mar Rosso meridionale, giovedì sono passate 26 navi, in calo rispetto alle 32 di martedì.
Le forze americane hanno deviato 51 navi commerciali, reso inservibili due e ispezionato altre due a bordo per verificare la conformità al blocco navale contro l'Iran. Lo ha comunicato il Comando Centrale Usa con un post su X.
Un alto funzionario americano ha detto alla Reuters che gli Stati Uniti si aspettano un accordo a breve con l'Iran. Il funzionario ha aggiunto che, una volta raggiunta l'intesa per la libera navigazione commerciale, sarà revocato il blocco dei porti iraniani. «Si stanno compiendo progressi tra Oman e Iran sullo Stretto», ha spiegato.
Donald Trump ha dichiarato che l'Iran vuole raggiungere un'intesa con gli Stati Uniti. In un'intervista a Punchbowl News, il presidente americano ha detto: «Vogliono un accordo. È ovvio, non vogliono essere bombardati».
