L’Avana, 23 marzo 2026 – Cuba si prepara a un possibile attacco militare da parte degli Stati Uniti, in un clima di crescente tensione nonostante il mantenimento di canali diplomatici aperti tra i due Paesi. È quanto ha dichiarato il viceministro degli Esteri cubano, Carlos Fernández de Cossío, in un’intervista rilasciata a Nbc, sottolineando la necessità di non sottovalutare le minacce provenienti da Washington.
Cuba teme un’aggressione militare: «Sarebbe ingenuo non prepararsi»
Il viceministro ha confermato che le forze armate cubane sono in stato di massima preparazione dopo le ripetute dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che ha espresso l’intenzione di “prendere” l’isola. Fernández de Cossío ha precisato: «Il nostro Paese è sempre stato disposto a mobilitarsi come nazione di fronte a un’aggressione militare. Non crediamo sia probabile, ma saremmo ingenui se non ci preparassimo». L’Avana, ha rimarcato, non vede alcuna giustificazione per un eventuale attacco, ribadendo il carattere pacifico di Cuba e la volontà di mantenere relazioni economiche e diplomatiche rispettose con gli Stati Uniti, relazioni che, secondo il viceministro, godrebbero del sostegno della maggioranza degli americani.
Tuttavia, in linea con la posizione ufficiale del governo cubano, Fernández ha escluso qualsiasi apertura a modifiche del sistema politico interno: «È una questione interna di Cuba. Non si può mettere in discussione il sistema che abbiamo: gli Stati Uniti provano da decenni a cambiarlo e hanno fallito».
Crisi energetica e tensioni politiche aggravi lo scenario
A complicare ulteriormente la situazione, Cuba sta affrontando una grave crisi energetica, che ha visto negli ultimi giorni un nuovo blackout nazionale. Dopo la disconnessione totale del sistema elettrico, le autorità sono riuscite a ripristinare gradualmente l’elettricità, con due terzi della capitale L’Avana tornati alla normalità in 24 ore. Tuttavia, il primo ministro Manuel Marrero ha ammesso che la domanda energetica continuerà a superare la capacità di produzione, a causa di una rete elettrica fragile e dipendente da vecchie centrali alimentate a gasolio. Questa situazione è aggravata dal blocco totale imposto dagli Stati Uniti sulle forniture di combustibile, che ha lasciato l’isola senza petrolio.
Le tensioni politiche tra L’Avana e Washington, già alimentate dalle dichiarazioni di Trump, si intrecciano così con una crisi economica e sociale profonda, creando uno scenario di crescente instabilità nell’area caraibica. Nonostante l’avvio di negoziati diplomatici, la minaccia di un conflitto rimane concreta agli occhi delle autorità cubane.






