L’Avana, 29 gennaio 2026 – Cuba si trova sull’orlo di una grave crisi energetica, aggravata dall’embargo Usa sul petrolio proveniente dal Venezuela e dal rallentamento degli aiuti provenienti dal Messico. La situazione è stata segnalata da diversi portali vicini alla dissidenza cubana e confermata da testimonianze dirette dall’isola, che descrivono lunghe code ai distributori di benzina e un progressivo ridimensionamento del trasporto pubblico. Un rapporto della società di dati Kpler, citato dal Financial Times, evidenzia come Cuba disponga di petrolio sufficiente solo per 15-20 giorni agli attuali livelli di domanda e produzione interna.
Crisi energetica a Cuba: il peso dell’embargo
Secondo la testata digitale Diario de Cuba, le disponibilità di carburante attuali coprono solo il 45% dei circa 100.000 barili al giorno necessari per il funzionamento dell’economia cubana. Anche il mercato nero di carburante sta ora risentendo della scarsità, con la benzina che “sta scomparendo anche in questo contesto”, come riportato dal portale dissidente 14yMedio, diretto dalla giornalista Yoani Sánchez. Nel frattempo, la statale Unione Elettrica cubana continua a segnalare che la capacità di generazione dell’intero sistema elettrico copre meno della metà della domanda, preannunciando quindi blackout estesi e continui in gran parte del Paese.
La crisi è strettamente legata alle crescenti restrizioni imposte dagli Stati Uniti sul Venezuela, storico fornitore di greggio a Cuba. Le recenti sanzioni americane hanno infatti portato al sequestro di petroliere cariche di petrolio venezuelano e al blocco di compagnie navali coinvolte nel trasporto del greggio. Queste misure, accompagnate da un dispiegamento militare statunitense nei Caraibi, rischiano di provocare un collasso economico accelerato sia in Venezuela che a Cuba, interrompendo in modo drastico le forniture energetiche.
Impatto sociale ed economico sull’isola caraibica
La crisi energetica si somma a una serie di altri problemi che stanno mettendo a dura prova la resilienza della popolazione cubana. L’inflazione crescente, i blackout prolungati – che in alcune zone arrivano a durare fino a 20 ore – e la carenza di carburante hanno causato un drastico calo dei servizi pubblici e del turismo, settore un tempo trainante per l’economia. Le pensioni e gli stipendi statali, che si aggirano intorno ai 3.000 pesos, risultano ormai insufficienti per vivere dignitosamente, specialmente in un contesto di crescente dollarizzazione dell’economia e svalutazione della moneta nazionale.
Le restrizioni sull’importazione di prodotti essenziali, tra cui materie prime per farmaci, hanno aggravato ulteriormente la situazione sanitaria, con un aumento del mercato nero e delle difficoltà nell’approvvigionamento di medicinali. L’embargo statunitense, sebbene non l’unica causa della crisi, ha certamente contribuito a questa spirale negativa, accentuata da scelte interne di politica economica che hanno ridotto la produzione agricola e industriale.
In questo scenario, la storica alleanza tra Cuba e Venezuela si mostra particolarmente fragile. Il Venezuela, colpito duramente dalle sanzioni statunitensi, vede drasticamente ridotte le sue esportazioni petrolifere, mentre Cuba deve fare i conti con una carenza di carburante che sta paralizzando il paese e alimentando tensioni sociali crescenti.






