Budapest, 1 aprile 2026 – La delegazione multipartitica di osservatori dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha espresso seri dubbi sull’equità delle elezioni politiche in Ungheria previste per il 12 aprile. Durante la missione di monitoraggio a Budapest, i parlamentari hanno rilevato un contesto elettorale segnato da numerose criticità che mettono a rischio la reale competizione democratica.
Clima politico e uso delle risorse statali
La delegazione guidata dallo spagnolo Pablo Hispán (Ppe), con la vice Elisabetta Gardini (FdI), ha evidenziato che «le elezioni in Ungheria non devono essere influenzate dalla paura, dall’uso improprio delle risorse statali o da interferenze straniere». Tuttavia, molti interlocutori locali hanno segnalato un clima tossico caratterizzato dalla confusione tra Stato e partito, con un massiccio impiego delle risorse governative a favore di un unico partito politico.
Inoltre, si è riscontrata una distorsione dello spazio informativo, accompagnata da una propaganda incendiaria e istituzioni assoggettate, che indeboliscono la trasparenza e l’imparzialità del processo elettorale. Crescono anche le preoccupazioni per possibili interferenze estere malevole e per l’ostilità verso le organizzazioni indipendenti della società civile.
Problemi legati al voto all’estero e messaggi elettorali
Un altro punto critico riguarda il voto degli ungheresi residenti all’estero, per cui la delegazione ha ricevuto segnalazioni di un trattamento differenziato a seconda dello status e del luogo di residenza, sollevando seri interrogativi sulla parità di suffragio. La missione ha inoltre espresso preoccupazione per la diffusione di messaggi elettorali aggressivi e ingannevoli, che rischiano di compromettere ulteriormente la correttezza della competizione.
La delegazione è tornata dall’Ungheria con la sensazione che «la posta in gioco non è solo chi ottiene più voti, ma se la competizione democratica stessa rimanga realmente aperta, pluralistica ed equa». L’Ungheria, repubblica parlamentare situata nell’Europa centro-orientale, con capitale Budapest e guidata dal Primo ministro Viktor Orbán, è membro del Consiglio d’Europa dal 1990 e dell’Unione Europea dal 2004, ma queste osservazioni sollevano dubbi significativi sul rispetto dei principi democratici fondamentali nel paese.






