Bruxelles, 11 febbraio 2026 – L’Unione Europea ha espresso una netta condanna delle recenti misure adottate dal governo israeliano in Cisgiordania, definendole “incompatibili con il diritto internazionale” e potenzialmente dannose per gli sforzi di pace nella regione. La presa di posizione è contenuta in una nota ufficiale firmata dall’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas insieme alle commissarie Hadja Lahbib e Dubravka Suica.
La posizione dell’Unione Europea sulle misure israeliane
L’Unione Europea ribadisce la sua “posizione di lunga data di non riconoscimento della sovranità di Israele sui territori occupati dal 1967”, in linea con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Le misure recentemente approvate dal gabinetto di sicurezza israeliano sono giudicate dall’Ue “controproducenti” e in grado di “minare gli sforzi internazionali in corso volti alla stabilizzazione e al progresso della pace”. Particolare attenzione viene posta sulle decisioni che influenzano il Protocollo di Hebron, fondamentale per mantenere il delicato status quo dei siti religiosi della zona.
Kallas, Lahbib e Suica esortano tutte le parti a “astenersi da misure unilaterali che aumentano le tensioni e compromettono le possibilità di una soluzione negoziata”. L’Ue conferma il suo impegno per una pace duratura basata sulla soluzione dei due Stati, con uno Stato di Israele e uno Stato palestinese indipendente e sovrano, che convivano pacificamente.
Il contesto storico e geopolitico della Cisgiordania
La Cisgiordania è un territorio conteso, parzialmente amministrato dall’Autorità Nazionale Palestinese e in parte sotto controllo israeliano, che si estende su una superficie di circa 5.655 km² con quasi 3 milioni di abitanti. Dal 1967 è sotto occupazione israeliana, in seguito alla guerra dei Sei Giorni, e ospita circa 279 insediamenti israeliani riconosciuti dalla comunità internazionale come illegali.
La comunità internazionale, compresa l’ONU, considera la Cisgiordania un territorio occupato e sostiene la creazione di uno Stato palestinese con capitale Gerusalemme Est. Israele, invece, definisce la regione “territori contesi” e mantiene un controllo amministrativo e militare su gran parte dell’area, in particolare nella cosiddetta Area C, che costituisce il 59% del territorio.
L’Unione Europea, nel riaffermare il proprio sostegno alla soluzione dei due Stati, sottolinea come l’applicazione di misure unilaterali rischi di compromettere la stabilità regionale e l’avanzamento verso negoziati di pace effettivi.






