Pechino, 12 marzo 2026 – La Cina ha duramente replicato all’annuncio degli Stati Uniti di avviare nuove indagini commerciali su decine di Paesi, definendo tali iniziative come una “manipolazione politica“. Nel corso di una conferenza stampa, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha affermato che “le guerre tariffarie e commerciali non servono gli interessi di nessuna delle parti” e ha contestato la definizione stessa di “sovraccapacità” usata dagli USA, definendola una “falsa premessa“.
La tensione commerciale tra USA e Cina
L’azione statunitense, annunciata dal presidente Donald Trump, prevede l’apertura di indagini tariffarie sulle cosiddette “pratiche commerciali sleali” di Cina, Giappone e oltre una dozzina di altri partner commerciali. L’obiettivo dichiarato è quello di esaminare le accuse legate all’eccesso di capacità produttiva nel settore manifatturiero. Il rappresentante commerciale degli USA, Jamieson Greer, ha sottolineato come questa iniziativa segua la recente decisione della Corte Suprema americana di invalidare il regime tariffario precedente dell’amministrazione Trump, risalente a febbraio 2026.
Nonostante la tensione, nell’ultimo periodo il presidente Trump ha imposto una sospensione di 90 giorni sui dazi reciproci per molti Paesi, escludendo però la Cina, su cui permangono tariffe molto elevate, arrivate complessivamente al 145%. Il provvedimento ha generato reazioni contrastanti: mentre Pechino si oppone fermamente, diversi leader europei, come il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, hanno definito la pausa sui dazi un “segnale positivo” che potrebbe favorire negoziati costruttivi.

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Impatti economici e scenari internazionali
La decisione di Trump di congelare temporaneamente alcune tariffe ha avuto effetti immediati sui mercati finanziari asiatici, con borse in forte rialzo, in particolare a Tokyo, Taipei e Seul. Tuttavia, rimangono forti incertezze sull’evoluzione della guerra commerciale, che ha già influenzato le previsioni di crescita economica globale e, in particolare, quella cinese, con analisti come Goldman Sachs che hanno rivisto al ribasso le stime del PIL per il 2025 e il 2026.
In questo contesto, la cooperazione tra Cina e Unione Europea si rafforza, come dimostrato dal colloquio tra il ministro del Commercio cinese Wang Wentao e il commissario europeo Maros Sefcovic, con l’impegno comune a sostenere il sistema commerciale multilaterale con l’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) al centro delle relazioni.
La complessità della situazione rimane alta, con Pechino che monitora attentamente le mosse di Washington e con l’Europa che cerca di mantenere un equilibrio tra dialogo e difesa degli interessi economici, mentre gli USA proseguono nella loro strategia protezionistica e nelle rinegoziazioni commerciali.






