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Home Esteri

Chi era Renee Nicole Good, la donna uccisa dall’ICE a Minneapolis

Madre di tre figli, si descriveva sul proprio profilo Instagram — ora reso privato — come “poetessa, scrittrice, moglie e mamma” che stava “scoprendo Minneapolis"

by Alessandro Bolzani
8 Gennaio 2026
La 37enne Renee Nicole Good

La 37enne Renee Nicole Good | Ansa - Alanews.it

La morte di Renee Nicole Good, 37 anni, madre di tre figli e cittadina statunitense, ha sconvolto gli Stati Uniti. La donna è stata uccisa a colpi d’arma da fuoco da un agente federale dell’immigrazione durante un’operazione dell’ICE nel sud di Minneapolis. Attorno alla sua figura si contrappongono versioni profondamente divergenti: da un lato l’amministrazione Trump la definisce una “terrorista”, dall’altro familiari, autorità locali e migliaia di manifestanti chiedono giustizia per quella che descrivono come una cittadina pacifica impegnata come osservatrice legale.

Chi era Renee Nicole Good

Renee Nicole Good era originaria di Colorado Springs e si era trasferita a Minneapolis lo scorso anno dopo aver vissuto a Kansas City. Madre di tre figli, si descriveva sul proprio profilo Instagram — ora reso privato — come “poetessa, scrittrice, moglie e mamma” che stava “scoprendo Minneapolis”. Aveva studiato scrittura creativa all’Old Dominion University in Virginia, dove nel 2020 aveva vinto un premio dell’Academy of American Poets per un componimento intitolato On Learning to Dissect Fetal Pigs. Nello stesso anno si era laureata in Inglese presso il College of Arts and Letters dell’ateneo.

Nel corso della sua vita aveva lavorato come assistente dentale e in una cooperativa di credito, ma negli ultimi anni si era dedicata principalmente alla famiglia. Secondo la stampa statunitense aveva anche condotto un podcast insieme al secondo marito, Tim Macklin, morto nel 2023 all’età di 36 anni. Dal loro matrimonio era nato un figlio (che oggi ha sei anni). Renee aveva inoltre due figli avuti dal primo marito.

Il giorno della sparatoria

Secondo i leader locali e le autorità del Minnesota, Good si trovava sulla scena di un’operazione dell’ICE nel sud di Minneapolis in qualità di osservatrice legale volontaria. Questo ruolo, svolto da cittadini che monitorano l’operato delle forze dell’ordine durante operazioni e proteste, ha l’obiettivo di garantire il rispetto dei diritti e prevenire abusi.

Sua madre, Donna Ganger, ha dichiarato al Minnesota Star Tribune che la figlia “non faceva parte di nessuna protesta” e che stava semplicemente osservando quanto accadeva. La sparatoria è avvenuta a pochi isolati dalla casa della vittima, a circa un miglio dal luogo in cui nel 2020 venne ucciso George Floyd.

Testimonianze discordanti

L’amministrazione Trump ha fornito una ricostruzione durissima. La segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem ha dichiarato che Good avrebbe seguito e ostacolato per ore il lavoro degli agenti, bloccandoli con l’auto e urlando contro di loro. Secondo Noem, la donna avrebbe “trasformato il veicolo in un’arma” tentando di investire un agente “con intento omicida”, configurando così un atto di “terrorismo domestico”. L’agente avrebbe quindi sparato per difesa.

Il presidente Trump ha sostenuto questa versione in un post su Truth Social, definendo Good “un’agitatrice professionista e accusandola di aver investito volontariamente l’agente.

Tuttavia, il sindaco di Minneapolis Jacob Frey ha smentito pubblicamente questa lettura dopo aver visionato il video dell’incidente: “Questa è una totale falsità. Quello che si vede è un agente che ha usato il proprio potere in modo sconsiderato causando la morte di una persona”. Anche il governatore del Minnesota Tim Walz ha parlato di “propaganda” e ha promesso un’indagine completa, imparziale e rapida.

Le immagini diffuse mostrano l’auto di Good fare retromarcia e poi avanzare; un agente salta di lato, ma non è chiaro se il movimento fosse diretto contro di lui né se vi fosse un reale pericolo immediato.

Il dolore della famiglia di Renee Nicole Good

La madre Donna Ganger ha raccontato che la figlia “probabilmente era terrorizzata” nei momenti precedenti alla morte, definendola “una delle persone più gentili” che abbia mai conosciuto. “Era estremamente compassionevole, si è sempre presa cura degli altri. Era amorevole, indulgente, affettuosa. Un essere umano straordinario”.

Il padre Tim Ganger ha ricordato che Renee “ha avuto una vita bella ma difficile”. Il primo marito, che ha voluto restare anonimo, ha spiegato che Renee non era un’attivista politica ma una cristiana devota che da giovane aveva partecipato a missioni umanitarie in Irlanda del Nord.

Nel giro di dieci ore una raccolta fondi per sostenere la famiglia ha superato i 370mila dollari, a fronte di un obiettivo iniziale di 50mila.

La reazione della città e delle istituzioni locali

Il presidente del Consiglio comunale di Minneapolis, Elliot Payne, e gli altri membri hanno affermato che Renee “stava aiutando i suoi vicini quando la sua vita è stata tolta dal governo federale” e che chiunque uccida una persona in città “deve essere arrestato, indagato e perseguito fino in fondo”.

Il sindaco Frey ha rincarato la dose in conferenza stampa: “ICE, andatevene da Minneapolis. Non vi vogliamo qui. Le vostre operazioni stanno facendo esattamente il contrario della sicurezza: famiglie distrutte, residenti terrorizzati, e ora una persona è morta”.

Il contesto delle operazioni dell’ICE

La sparatoria si inserisce in una vasta operazione federale avviata dall’amministrazione Trump. Martedì l’ICE ha annunciato il dispiegamento di 2.000 agenti aggiuntivi nell’area delle Twin Cities nell’ambito di Operation Metro Surge, lanciata a dicembre. L’operazione mira, secondo il governo, a individuare frodi e arrestare immigrati irregolari con precedenti penali.

Dal gennaio 2025, l’ICE ha condotto raid in numerose città statunitensi, tra cui Chicago, Columbus, New Orleans, Charlotte, Atlanta, Boston, Denver, Miami, New York, Newark, Philadelphia, Seattle e Washington DC. Le operazioni hanno colpito in modo particolare aree con forte presenza della comunità somala, alimentando ulteriori tensioni politiche e sociali.

Tags: ApprofondimentoICEMinneapolisStati Uniti

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