Teheran, 17 marzo 2026 – Nella notte tra lunedì e martedì, un raid aereo israeliano ha colpito in modo decisivo uno dei protagonisti più influenti dell’attuale scena politica iraniana, Ali Larijani, capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran. La sua uccisione rappresenta un colpo durissimo per il regime, considerato il vero artefice delle strategie politiche e militari della Repubblica islamica negli ultimi anni.
La figura di Ali Larijani, uomo-chiave del regime
Nato a Najaf il 3 giugno 1957, Ali Larijani è stato un politico, filosofo e generale iraniano con un passato da comandante nel Corpo delle guardie della rivoluzione islamica. Dopo aver servito durante la guerra Iran-Iraq, ha ricoperto numerose cariche di rilievo, tra cui la presidenza del Parlamento iraniano dal 2008 al 2020 e la segreteria del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale in due periodi distinti (2005-2007 e dal 2024 fino alla sua morte).
Larijani non era un religioso ma proveniva da una delle famiglie più influenti del clero sciita, con legami diretti con importanti ayatollah, tra cui suo padre Hashem Amoli. La sua posizione lo ha reso un uomo di fiducia dell’ayatollah Ali Khamenei, la Guida suprema recentemente deceduta in un raid congiunto israelo-americano. Larijani aveva assunto un ruolo di fatto di guida politica, superando in visibilità e potere anche il presidente riformista Masoud Pezeshkian, soprattutto dopo l’inizio della guerra che ha coinvolto l’Iran dal febbraio 2026.
Il ruolo strategico e militare di Larijani
Dal suo bunker, Khamenei aveva affidato a Larijani e ad altri fedelissimi il compito di salvaguardare la teocrazia iraniana dalle minacce esterne, in particolare dagli attacchi israeliani e americani. Come capo del Consiglio supremo di sicurezza, Larijani coordinava risposte militari e politiche alle crisi interne ed esterne, gestendo tanto la repressione delle proteste di dicembre e gennaio – che avevano infiammato il Paese – quanto le delicate trattative internazionali.
Negli ultimi mesi, Larijani ha intensificato i contatti con alleati regionali, quali Bashar al-Assad in Siria e i leader di Hezbollah in Libano, e con potenze globali come la Russia di Vladimir Putin e gli Stati del Golfo (Qatar e Oman). Era inoltre direttamente coinvolto nei negoziati nucleari con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), dimostrando una duplice capacità di azione sia sul fronte diplomatico che militare.
Le conseguenze immediate e la successione nel regime
Con la morte di Larijani, il regime iraniano si trova ora in una fase di massima fragilità, privo di uno dei suoi principali condottieri. La successione si presenta complessa e incerta, soprattutto dopo la scomparsa di Khamenei, la Guida suprema che aveva governato il Paese per quasi quattro decenni. Gli organi di potere stanno valutando opzioni che includono una dirigenza collettiva o la nomina di un altro religioso sciita, con nomi come l’ayatollah Mohsen Araki e Hussein Ejei tra i papabili.
Non mancano però le speculazioni su figure meno convenzionali come Mohammed Ghalibaf, ex capo della polizia e presidente del Parlamento con un passato nelle file dei pasdaran. Anche Mojtaba Khamenei, figlio della Guida suprema defunta, mantiene un ruolo marginale ma potrebbe emergere in futuro, in particolare per la sua influenza economica e immobiliare a Londra, dove controlla un complesso patrimonio che secondo fonti britanniche potrebbe essere utilizzato per attività di spionaggio.
Il regime iraniano tra resistenza e instabilità
Il regime, abituato a sopravvivere a crisi e pressioni esterne, ha predisposto una catena di comando articolata per fronteggiare eventuali colpi dall’esterno o dall’interno. L’addestramento delle forze missilistiche, la decentralizzazione delle decisioni e la preparazione di scenari di emergenza sono parte di una strategia di resilienza messa in atto dopo la Guerra dei 12 giorni dello scorso giugno, che aveva già visto la scomparsa di figure chiave per mano israeliana.
L’eliminazione di Larijani segna un ulteriore punto di svolta in questa guerra sotterranea tra Iran e Israele, con l’apparato di sicurezza iraniano che ora dovrà fare i conti con la perdita di un leader carismatico e strategico, la cui assenza potrebbe influenzare profondamente la stabilità politica e militare di Teheran nei prossimi mesi.






